Douglas Costa: un lampo o una solida certezza?

di Leonardo Dorini |

douglas sturaro

Il 23 febbraio ed il 16 marzo del 2016 la Juventus affrontava il Bayern Monaco per un doppio confronto agli Ottavi di Champions: andata a Torino e ritorno in Baviera. Allegri contro Guardiola. In maglia rossa, il numero 11 era un brasiliano che veniva dallo Shaktar, un funambolico mancino, che ci fece vedere i sorci verdi, con un assist a Torino ed uno anche a Monaco: svariava dalla fascia destra accentrandosi, saltava la pressione, metteva palle allettanti per le torri bavaresi.

Quando 15 mesi dopo sbarcò a Torino avevamo quindi chiaro che questo giocatore poteva rappresentare un concentrato esplosivo di tecnica e velocità: iniziava la storia di “Flash” alla Juventus; storia tormentata, fra grandi lampi di genio, lunghe assenze, incomprensioni.

Dopo una prima stagione non male (45 presenze, 6 gol, 12 assist), la stagione 2018/19 è stata disastrosa per Dougie: solo 25 presenze, 1 gol e 1 assist, la lunga squalifica per lo sputo a Di Francesco, e due infortuni; Allegri che un lo sfotte, dice che non sa più che faccia ha, e che forse “lo vedremo alla partita del Cuore”; rapporto compromesso.

Ma l’estate scorsa, quando Maurizio Sarri parla la prima volta con i giornalisti da allenatore della Juventus, spende subito parole incoraggianti per il brasiliano: insieme ai “100 tocchi di Pjanic”, a Bernardeschi promettente, ai “nuovi record” di CR7, Sarri sa già che vuole investire su questo giocatore.

Il solo fatto che ci sia un cambio di allenatore pare rianimarlo, si vede da come comunica sui social che non vede l’ora di rientrare. E infatti rientra, Sarri lo schiera a Parma e col Napoli nel tridente offensivo, ma a Firenze si infortuna di nuovo, 5 settimane di assenza.

Sarri è subito costretto a farne a meno, e vara il 4-3-1-2 che ci ha portato fin qui, con alterne vicende di gioco, risultati risicati; ma siamo in testa e qualificati agli Ottavi.

Nelle ultime due partite, Dougie è stato la mossa per scompaginare l’ordine dei fattori, inserire fantasia, imprevedibilità: nell’inverno di Mosca, col campo pesante, agli sgoccioli, fa un gol da urlo: quante volte lo abbiamo rivisito? Decisivo anche col Milan, è lui che fa partire l’azione del gol, creando scompiglio e dando profondità con un passaggio di esterno sinistro che è sembrato sfidare le leggi della fisica.

Cosa ci riserverà la stagione del brasiliano? E’ chiaro che dipenderà dalle scelte di Sarri, dal possibile ritorno al 4-3-3, con lui stabilmente sulla destra; ma non è escluso che egli possa ricoprire un ruolo più accentrato, come trequartista, in una possibile conferma del 1-2 davanti.

C’è sempre il cruccio che questo giocatore possa non rappresentare una solida certezza, che sia “solo” un calciatore da “sparkle in the rain”, scintilla che accende anche le partite più uggiose: vediamo se Mr. Sarri riuscirà a darci qualche risposta a questo dilemma.


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