Il derby di Douglas: statistiche e giocate in Juve-Toro

di Alex Campanelli |

douglas costa

Oltre alle giocate illuminanti di Pjanic, a un Dybala mai così incisivo e a tante altre prove positive, il derby della Mole ci ha finalmente fornito l’occasione di analizzare Douglas Costa nel ruolo che l’ha reso grande in quel di Monaco: esterno sulla linea dei trequartisti, e non ala pura da 4-3-3, largo a sinistra, corsia che ha mostrato di prediligere rispetto a quella di destra, che pure può occupare con discreta efficacia. Premesse doverose per l’analisi di quello che rappresenta il suo vero battesimo del fuoco con la Juve, più dell’esordio col Cagliari e delle gare da ala nell’estremamente sperimentale 4-3-3 bianconero, contro Chievo e Barcellona.

Partiamo proprio dalla posizione in campo, che va forzatamente analizzata in coppia con quella di Alex Sandro, l’altro componente del binario sinistro che ogni tifoso juventino ha sognato più e più volte. In maniera simile ma ancora più marcata rispetto a quanto accade a destra con Cuadrado-Lichtsteiner, Douglas tende a stringere verso l’area di rigore quando Alex Sandro si sovrappone fino alla linea di fondo campo, mentre quando il connazionale resta basso l’ex Bayern si mette in proprio e cerca autonomamente il fondo. Non a caso, i suoi cross (3 su 5 riusciti) e i suoi key pass (3, il migliore dopo Pjanic e Dybala) arrivano ora dalla fascia, ora da posizione più interna, come evidenziato dal grafico qui in basso.

douglas costa cross keypass

Interessante è anche analizzare il suo coinvolgimento nel gioco bianconero: con 64 palloni giocati in 90′ più recupero, Douglas non è ancora coinvolto nell’azione quanto il dirimpettaio Cuadrado, che ha giocato 53 volte la palla pur avendo disputato mezz’ora in meno. Due, per nulla preoccupanti, le cause principali: la sua integrazione non ancora completa nel sistema di gioco di Allegri, che non di rado impiega del tempo a far rendere al 100% giocatori nuovi, e la vicinanza di Cuadrado a Pjanic, che gioca quasi il doppio dei palloni rispetto a Matuidi, mezzala di riferimento di Costa. Con un impiego più continuativo dal 1′ nel suo ruolo, piuttosto che a singhiozzo o sulla destra per far rifiatare Cuadrado, la Juventus imparerà naturalmente ad appoggiarsi sempre di più sul funambolico brasiliano.

Chiudiamo col fondamentale magari più prevedibile ma sicuramente più esaltante: i dribbling. In queste prime uscite Douglas si è presentato come un funambolo mai fine a sé stesso, facendo immediatamente seguire a quasi ogni dribbling un cross, un tiro o un appoggio a un compagno reso possibile dall’acquisita superiorità numerica. In una partita a senso unico come quella col Torino, Costa ha tentato il dribbling appena 3 volte, completandolo con successo in due occasioni, che certo avrete voglia quanto noi di rivedere in loop.

Qui DC, a ridosso dello spigolo dell’area di rigore, scherza Belotti con un doppio passo non rapidissimo ma difficile da leggere, e s’invola per il cross.

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Qui invece l’elastico col quale Douglas irride il malcapitato De Silvestri è assolutamente fulmineo, e gli permette di conquistare una zona di campo pericolosissima per la retroguardia granata.

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