Dottor Lemina e Mr. Mario: interpretazione e statistiche in Juve – Cagliari

di Alex Campanelli |

Esistono due principali correnti di pensiero tra gli estimatori di Mario Lemina: c’è chi lo ritiene un promettentissimo mediano frangiflutti con discrete capacità d’impostazione, così come lo sta modellando Massimiliano Allegri, e chi lo vede meglio (e già “pronto”) come mezzala box to box, sfruttando la sua facilità di corsa, la sua forza fisica e il tempismo negli inserimenti. Più che al dottore del classico di Stevenson citato nel titolo, in questo preciso momento storico il franco-gabonese assomiglia di più a Bruce Banner/Hulk, dato che da metodista è costretto a regolare le giocate e limitare gli interventi sull’uomo con la palla, mentre da interno si sente completamente libero di esprimersi nel ruolo che finora sembra preferire. A inizio stagione abbiamo analizzato lo scrupoloso Dottor Lemina, ora andiamo a dare un’occhiata anche ai numeri del più scalmanato Mr. Mario, protagonista di un’ottima gara contro il Cagliari.

lemina-vs-cagliari heatmap

Dalla heatmap di Lemina si possono ricavare un paio di osservazioni interessanti. La prima riguarda la porzione di campo coperta in verticale: il centrocampista ha spaziato quasi senza differenza (va tenuto conto del dominio territoriale bianconero, strettamente legato al baricentro medio decisamente alto) dalla propria trequarti a quella avversaria, senza eccedere nell’una o nell’altra fase. La seconda è relativa alla posizione in orizzontale e si collega alla prestazione di Dani Alves, migliore in campo secondo Whoscored: come osservato anche in altre gare, il brasiliano non interpreta il ruolo di tornante nel senso stretto del termine ma tanto a proporsi largo per andare a crossare quanto a stringere verso il centro del campo, quasi da mezzala, tagliando dall’esterno all’interno (e viceversa in fase di non possesso) piuttosto che stazionare sul suo binario. Ciò spiega la posizione di Lemina, mediamente più largo rispetto al dirimpettaio Pjanic dato che in diverse occasioni si è trovato ad allargarsi per occupare la zona di campo lasciata libera da Alves.

Passando ai numeri, che vanno presi con le pinze considerando l’arrendevolezza dei sardi e la tendenza di Lemina a esaltarsi contro avversari abbordabili (ben tratteggiata dal nostro Luca Momblano), colpisce come l’ex Marsiglia sia stato il secondo assoluto, alla pari con Pjanic, per passaggi totali, e il terzo per passaggi completati e tocchi totali, dietro al bosniaco e a un irraggiungibile e tarantolato Dani Alves, vero e proprio catalizzatore di gioco. Decisamente meglio, in percentuale e sempre tenendo conto del “bullismo” di Lemina, di quando è stato impiegato davanti alla difesa, dove il giocatore non è ancora comprensibilmente abituato e abile a farsi trovare libero nelle linee di passaggio. Lievitano ovviamente anche le conclusioni a rete (due, di cui una che porta all’autogol di Ceppitelli), i contrasti e i duelli totali, crollano invece gli intercetti (punto focale per un mediano più che per una mezzala) e un po’ a sorpresa anche i duelli vinti, appena 5 sui 13 totali, numeri inaccettabili per un fighter come Mario ma che probabilmente sono inficiati dalla prudenza e la calma subentrate dopo il terzo gol bianconero.

In conclusione, è chiaro che al momento Lemina può rendere a un livello decisamente più alto da mezzala di quanto non riesca a fare da mediano davanti alla difesa, ruolo nel quale si sta ancora affinando. Le domande da porsi sono le seguenti:

  • Quale delle due versioni di Lemina serve di più alla Juventus per ora?
  • Da mezzala, Lemina è all’altezza dei pari ruolo nella rosa bianconera?
  • Da mediano, Lemina potrà diventare un giocatore di livello internazionale capace di lottare per un posto da titolare nella Juve?

Al tempo, e all’evoluzione calcistica del ragazzo, l’ardua sentenza.