Dottor Fabio e mister Paratici

di Alex Campanelli |

fabio paratici

La visione dell’operato di Fabio Paratici in seno alla Juventus può essere diviso in due macroperiodi: p.M. e d.M., ovvero prima e dopo Marotta, con l’addio del buon Beppe e il suo successivo sbarco all’Inter a fare da spartiacque. Le cause della frattura tra la Juve e l’ora amministratore delegato dell’Inter non sono tuttora chiare, qualcuno le fa risalire all’affare Ronaldo che ai tempi avrebbe incontrato l’opposizione del dirigente, altri a un presunto litigio con Andrea Agnelli. In ogni caso, l’uscita di scena di Giuseppe Marotta ha cambiato la vita di Paratici in un modo che nessuno avrebbe potuto prevedere, soprattutto lui.

Ripercorriamone velocemente la carriera professionale: terminata la sua esperienza da calciatore, trascorsa perlopiù sui campi di Serie C, il Paratici dirigente si lega sin da subito a doppio filo a Marotta, diventando nel 2004 capo degli osservatori della Sampdoria e successivamente direttore sportivo del club blucerchiato. Nel 2010, assieme a Marotta e a Gigi Delneri, compie il grande salto verso la Juventus; il tecnico durerà appena una stagione, i due dirigenti vengono criticati pesantemente nella prima stagione in bianconero, appellativi come “JuDoria” o “Judinese” sottolineano in modo dispregiativo il massiccio movimento di giocatori “di basso livello” messo in piedi dai due, che hanno anche la colpa di affidare al secondo anno la panchina a un allenatore senza pedigree e con poca esperienza, tale Antonio Conte.

Il tempo darà poi ragione a Marotta e Paratici, la scelta del tecnico si rivelerà cruciale e molti dei giocatori arrivati in sordina si riveleranno decisivi per il ritorno della Juventus nell’olimpo dei migliori. Scudetto dopo scudetto, i tifosi juventini iniziano a chiedere sempre di più, il popolo vuole il top player, vuole dominare anche in Europa, e inizia a serpeggiare l’idea che con questa dirigenza “provinciale” che “compra solo italiani” il salto non sia possibile.

A finire sul banco degli imputati è quasi sempre Beppe Marotta, al quale viene imputato il non saper vendere (Llorente e Tevez lasciati andare a zero sono la pietra angolare di ogni critica), il guardare prima alla plusvalenza e poi ai risultati sportivi (cessione di Pogba su tutte) e l’acquistare “solo parametri zero”. Per contro, Fabio Paratici è l’uomo ombra che non viene mai criticato, “non parla mai e fa parlare i fatti”: suo il merito per i campioni scovati a prezzo di saldo (Barzagli, Vidal, di nuovo Tevez e Llorente) e ovviamente per i giocatori comprati a parametro zero e rivenduti a peso d’oro. Lo so, è un controsenso, ci arriveremo.

Torniamo al passato prossimo, a Marotta che esce di scena e a Paratici che da direttore sportivo viene nominato Chief Football Officer, una carica di responsabilità più elevata ma non omnicomprensiva come quella dell’amministratore delegato, casella precedentemente occupata dall’attuale a.d. dell’Inter. Ad affiancarlo, Pavel Nedved, nel corso degli anni divenuto vicepresidente della Juventus. Ora prendete il paragrafo precedente, mettetelo a testa in giù e avrete uno spaccato della visione attuale della Juve da parte dei tifosi.

Paratici senza Marotta non è in grado di gestire una società ambiziosa e complessa come la Juventus, ha puntato sin troppo sui parametri zero (Rabiot e Ramsey sono la pietra angolare di ogni critica), guarda prima alla plusvalenza e poi ai risultati sportivi (la cessione di Can e lo scambio Cancelo-Danilo) e non è capace di vendere (le mancate cessioni di Matuidi e Khedira), oltre ovviamente ad aver scelto un tecnico privo di Stile Juve e senza il giusto pedigree internazionale. A far funzionare la Juventus era Marotta, che non a caso sta facendo tornare grande l’Inter, dal suo addio tutto è andato lentamente a rotoli, tranne l’acquisto di Cristiano Ronaldo che è ovviamente merito del presidente Agnelli, non certo di un dirigente misconosciuto che proviene dalla Sampdoria. Non avete una LEGGERISSIMA sensazione di déjà-vu?

La verità, come al solito, sta nel mezzo, una zona ben poco frequentata dai tifosi di ogni squadra, figuriamoci dalla massa informe, isterica e mai contenta che compone il tifo juventino. Chi si diverte a dividere i ruoli con l’accetta afferma che il direttore sportivo scopre e sceglie i giocatori, mentre l’amministratore delegato decide se procedere all’acquisto o alla cessione, e già questo sarebbe sufficiente a scagionare Paratici da ogni colpa, dato che, va ricordato Fabio Paratici NON E’ l’ad della Juventus, una carica al momento non assegnata. A guardar bene, Paratici non è neanche nell’amministrazione della Juve: si occupa SOLAMENTE della parte sportiva.

Ora, è ovvio che in una società come la Juve non sia praticamente mai una sola persona a prendere le decisioni, ancor più in un periodo di frammentazione degli incarichi come questo iniziato con l’addio di Marotta. E’ plausibile che in passato Marotta e Paratici abbiano discusso e concordato acquisti e cessioni, sfociando uno nei compiti dell’altro, e abbiano esteso queste e altre decisioni all’intero board bianconero, ed è altrettanto semplice pensare che ciò avvenga anche adesso.

Trovare un obiettivo su cui sparare è da sempre lo sport preferito dei tifosi dopo (?) il calcio, e un ex-taciturno poco abituato alle telecamere come Paratici è il bersaglio perfetto in un momento complicato (?) come questo. Scrivere “lasciamolo lavorare” sarebbe semplice e, soprattutto, assolutamente inutile, meglio chiudere l’articolo ricordandoci quanto siamo fortunati ad avere una dirigenza ben superiore all’isteria di massa che pervade il nostro tifo, a differenza di altre squadre. Sì, anche dell’altra squadra che ora vede dietro la scrivania l’uomo che rimpiangiamo. Lo rimpiangiamo o lo odiamo? Devo ancora capirlo.