Dottor Alex e Mister Sandro

di Nevio Capella |

Alex Sandro

Quando nell’estate del 1885 Robert Louis Stevenson impiegò appena tre giorni per scrivere la storia del Dottor Jekyll e del signor Hyde,  non poteva immaginare che la sua idea sarebbe diventata una vera e propria metafora universale del linguaggio comune nelle situazioni in cui si deve descrivere una doppia personalità.

A maggior ragione è da escludere che potesse immaginare che molti decenni a seguire, avremmo utilizzato le sue creazioni per descrivere le metamorfosi tecniche (e non solo) di un calciatore, Alex Sandro Lobo Silva da Catanduva, Brasile.

Di sicuro non sorprende che, come tradizione dei calciatori sudamericani, il suo nome completo sia una specie di scioglilingua, ma il fatto che l’abbreviazione ne contenga due è probabilmente una specie di segno del destino che lasciava intravedere i momenti di assoluto bipolarismo a cui il nostro terzino ci ha abituato in questi anni.
Alex Sandro è arrivato alla Juventus nella turbolenta estate 2015, quella del post Berlino e della profonda rivoluzione della rosa, quella dell’ormai celebre inseguimento di Draxler durato due mesi e terminato con l’acquisto di Hernanes, sulla cui falsa riga sembrava essersi incanalata anche la trattativa per strapparlo alla resistenza del Porto che si era messo in testa di non mollare su un solo centesimo, e che in effetti da quei 26 milioni di euro non tolse proprio nulla.
E cosi, a campionato iniziato (male), irrompono Dottor Alex e Mister Sandro nella prima versione, quella con monopersonalità.

2015-2016: Alex Sandro
A dirla tutta, la prima stagione è quella della conoscenza reciproca e del lento approccio tra le parti e, come da consolidata abitudine “Allegriana”, nessuno si stupisce del classico inserimento progressivo dei nuovi arrivati.
Nel caso di Alex Sandro poi, l’estenuante trattativa di mercato lo ha completamente tagliato fuori dalla preparazione estiva per cui l’inserimento è ancora più lento anche se l’esordio in gare ufficiali, la sera del 12 Settembre 2015 nella gara interna contro il Chievo, lascia già intendere che a Torino sia arrivato un giocatore di livello superiore alla media.
Complice anche l’inizio di campionato disastroso, nei primi due mesi il brasiliano accumula appena tre presenze da titolare e qualche subentro a gara quasi finita, fino ad arrivare al suo personalissimo sliding doors la sera di Halloween, nel derby contro il Torino inchiodato sul pari, sul cui sfondo ad Allegri e compagni appaiono diversi fantasmi: entra a due minuti dal novantesimo e ne impiega appena cinque per servire a Cuadrado l’assist decisivo per il gol il cui impatto su tutta la stagione della Juventus è noto ormai anche alle pietre.

L’alternanza stabile con l’attempato Evra, su cui l’allenatore sembra optare sistematicamente nelle gare ritenute più importanti e la sosta di campionato fanno sì che Alex Sandro riveda il campo quasi un mese dopo nella gara casalinga contro il Milan, anche in questo caso da subentrato ma solo a causa dell’infortunio dello stesso Evra.
L’esito però è lo stesso del derby visto che dopo una straordinaria combinazione con Pogba, il nostro scodella un assist in equilibrio precario per Dybala che segna il gol decisivo.
Ormai è talmente evidente che la sua presenza sulla fascia sinistra possa essere un’arma devastante in più per Allegri, che i minuti e le presenze da titolare aumentano progressivamente, e con esse arrivano anche altri assist e i primi gol.

Il primo anno a Torino si chiude con la doppietta Scudetto e Coppa Italia e con la cocente eliminazione europea contro il Bayern in una serata che resterà impressa nella memoria dei tifosi juventini per almeno tre particolari che ruotano attorno ad Alex Sandro:
– il suo inedito posizionamento nel tridente di attacco, largo a sinistra, con Cuadrado sul lato opposto ad operare alle spalle di Morata, causato dall’incredibile falcidia di infortuni nello spogliatoio juventino, fattori che portano a quella che di fatto è una delle migliori ore di calcio della Juventus in epoca recente
– l’errore grossolano commesso dal suo concorrente nel ruolo di terzino sinistro che costa la qualificazione ai quarti di finale
– il sacrificio immane di essere portato a spasso, e a tratti di farsi bullizzare, nel momento in cui serviva dare una mano in difesa, da un avversario suo connazionale dalla velocità inumana di cui da quella sera nessuno dimenticherà più il nome…

2016-2017: Dottor Alex
La seconda stagione è quella in cui irrompe il dottor Alex perché ai nastri di partenza, dopo l’ennesima estate in cui la rosa è stata profondamente modificata e migliorata con innesti del calibro di Higuain, Dani Alves e Pjanic, appare evidente che la titolarità in fascia sinistra sia tutta sua e in

effetti i 1445 minuti accumulati in gare ufficiali nei primi tre mesi pareggiano il minutaggio dell’intero campionato precedente, nonostante sia in arrivo anche questa volta una sorta di sliding doors.
Precisamente, è un doppio momento di svolta perché se da un lato Alex Sandro gioca una delle sue più brutte partite dell’esperienza in bianconero (condita anche da un goffo autogol) nel naufragio di Marassi al cospetto del Genoa, poche settimane dopo, la sfortunata trasferta di Doha per la Supercoppa Italiana persa ai rigori contro il Milan segna la fine del rapporto di Evra con Allegri e, di conseguenza, con la Juventus.
Sul Dottor Alex evidentemente questo improvviso risvolto sortisce un effetto benefico che lo vedrà vivere un finale di stagione esaltante con ripetute percussioni sulla fascia, numerosi ripieghi e chiusure con cui dimostra di poter tranquillamente sconfessare chi ne criticava la presunta incapacità nelle mansioni difensive, e ancora diversi assist decisivi, in particolare i due con cui mette Bonucci e Dani Alves nella condizione di orientare, segnando, la finale di coppa Italia contro la Lazio.
Sarebbe la stagione perfetta, con il secondo double consecutivo e tanti riflettori ormai puntati sul suo talento, ma sul più bello arriva la sciagurata serata di Cardiff i cui strascichi si faranno sentire sul gruppo bianconero per diversi mesi successivi.

2017-2018: Mister Sandro
Le conseguenze della finale di Champions sono rappresentate, nelle settimane immediatamente successive, da insistenti chiacchiere su presunti litigi tra primo e secondo tempo all’interno dello spogliatoio e sull’altrettanto presunta intenzione di Allegri di lasciare la Juve fino a quando questo caos calmo viene interrotto dalla clamorosa fuga di Dani Alves che, a corredo, aggiunge diverse dichiarazioni poco carine sull’ambiente juventino e sulle relative attitudini alla vittoria.
La bomba è deflagrata ed è qui che il Dottor Alex probabilmente vede vacillare tutte le sue certezze e con esse l’effettiva voglia di restare a Torino, palesando quei proverbiali sbalzi d’umore con picchi di profonda sfiducia che storicamente sono associati ai calciatori provenienti dalla patria della samba.
E così, mentre per noi tifosi iniziano settimane di passione in cui ad un certo punto sembra ci sia addirittura una data precisa per la presentazione del giocatore al Chelsea, il Dottor Alex si trasforma lentamente in Mister Sandro.
Chi è Mister Sandro?
Un ragazzo ben messo atleticamente, e dai connotati del viso assai simili a quelli del meraviglioso terzino sinistro che ormai è diventato un pilastro della nostra Juve.
Ma in campo, è anche lo stesso che nel giro di qualche mese non mette più un cross nemmeno a pagarlo, sbaglia i tempi degli inserimenti, si scontra con i compagni in campo, appare pigro e involuto, fino al punto di andare in ballottaggio con un Asamoah che nel frattempo sembra essere tornato, almeno fisicamente, il giocatore affidabile dei primi due anni in bianconero, tanto da rubare a Mister Sandro la titolarità della fascia sinistra soprattutto nelle gare che contano, segnale ancora più inquietante.

A stagione conclusa sembra ormai inevitabile la separazione, specie per quell’atteggiamento che a volte sembrava di pura indolenza nei momenti più preoccupanti delle sue prestazioni negative, e invece con il passaggio di Asamoah all’Inter e l’arrivo di Spinazzola già rotto (manco se ci fossimo messi avanti col lavoro), ma anche con le prime uscite nelle amichevoli estive abbastanza confortanti sembra proprio che si siano aperti nuovi spiragli per il rinnovo.
Il quesito a questo punto è: siamo sicuri che l’alternanza dei cambi di personalità ci possa restituire il Dottor Alex?
In realtà, a spulciare nelle statistiche si scopre che quella disputata nelle vesti di Mister Sandro è stata la stagione più prolifica dal punto di vista delle marcature ma anche da quello degli assist, nonché quella con la più alta percentuale di passaggi riusciti (86,4%) quindi, delle tre versioni che abbiamo visto, io mi terrei stretto Alex Sandro, consapevole che non avrebbe più tra i piedi l’Evra di turno e con i brividi di emozione al solo pensiero di immaginare quella catena di sinistra occupata in pianta stabile da lui e da quel suo connazionale di cui, oltre a non dimenticare più il nome da quella sera in Baviera, abbiamo imparato ad ammirare, sbavando, l’incredibile bravura.
Senza contare che se tornassero quelle incursioni letali, in area di rigore ci sarebbe un attaccante di prospettiva abbastanza interessante a raccoglierle e finalizzarle.
Niente più trasformazioni, niente Dottor Alex o Mister Sandro, ma più semplicemente Alex Sandro.