Dossier difesa: errori ed equivoci tattici 17/18

di Giulio Gori |

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Di fronte a una rete subita, parte sempre la caccia al capro espiatorio. Di chi è la colpa? Quasi sempre la responsabilità tocca al giocatore più vicino all’attaccante che va in gol. Ma spesso di dimentica che da molti anni difendere è sempre meno una questione individuale e diventa un fatto collettivo. Di cui una squadra intera, allenatore compreso, deve assumersi il peso della colpa. La Juventus nelle ultime settimana sta subendo un po’ troppi gol. E quel che stona ancora di più è che li prenda anche durante partite che da un punto di vista difensivo sono state a lungo ben gestite. Momenti di improvvisa défaillance in mezzo a lunghi tratti di apparente tranquillità. Casualità sfortunate? Non esattamente.

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Questa immagine (da Pagno72) che raffigura la Lazio che gestisce palla (scoperta) nella trequarti bianconera, un attimo prima del rigore che porterà al 2-1 per i biancocelesti, è emblematica. Al di là delle numerose cose che non vanno nel piazzamento dei giocatori della Juventus inquadrati, quel che stona sono i bianconeri non inquadrati. Gli invisibili. Dove sono i terzini? Normalmente, quando si difende bassi, con la palla in posizione centrale, i terzini dovrebbero stringere per dare sostegno ai centrali: la metà campo difensiva dovrebbe essere interpretata come un grande imbuto in cui si sta larghi quando si è alti e si stringe quando ci si avvicina all’area. Un errore di Asamoah e Lichtsteiner, quindi? Non per forza. Perché l’imbuto, per scelta tattica, può venire meno se l’allenatore decide che la squadra debba avere una maggiore aggressività e, quindi, marcature più strette; ma allora deve essere il centrocampista a scalare sulla linea dei difensori per fare densità e dare una mano ai centrali. In questa occasione, invece, né l’una, né l’altra: i terzini stanno larghi, Bentancur resta fermo, mentre le due mezzali sono altissime. Di fatto i poveri Chiellini e Barzagli si trovano messi in mezzo tra tre attaccanti laziali. E il risultato sono due esitazioni fatali sull’inserimento di Immobile, perché ciascuno dei due non sa chi marcare.

Difendere significa occuparsi di tre concetti: del pallone, dell’avversario e dello spazio. La Juventus in questo momento sembra sottovalutare troppo quest’ultimo aspetto, in favore dei primi due. C’è troppa aggressività e quindi alle spalle della linea di pressione, o delle marcature preventive, rimangono troppi spazi scoperti. Il gol di Cristante nella partita contro l’Atalanta è sì molto bello e difficilmente evitabile, ma appare chiaro che in area ci sono tre difensori bianconeri contro quattro attaccanti neroazzurri, con Matuidi che non si abbassa a dare manforte al pacchetto difensivo, mentre sul lato forte, quello da cui parte il cross, c’è una concentrazione eccessiva di bianconeri.

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Un problema di eccesso di aggressività, ma anche di spaziature sbagliate e di rapporto non risolto tra terzini e centrali e tra centrocampisti e difensori emerge anche dal primo gol subito contro la Lazio. In questo caso, l’aggressività è molto più giustificata che sull’azione del rigore, perché con la difesa alta c’è più spazio per recuperare. Ma appaiono evidenti diversi errori di interpretazione dei ruoli.

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I centrocampisti sono lontanissimi dai difensori: nella terra di mezzo i laziali hanno troppo spazio per attaccare la profondità. Lo stesso Lichtsteiner è molto alto e sulla ripartenza anziché correre all’indietro guarda avanti il proprio avversario di riferimento. Anche in questo caso Chiellini e Barzagli sono in inferiorità numerica e devono decidere rapidamente come gestire tre avversari. Barzagli, a differenza dell’azione del rigore, in cui è assolutamente assolvibile, in questo caso fa un errore. In condizioni di inferiorità numerica, l’antica legge del calcio dice una cosa incontrovertibile: scappare verso la propria porta e stringere i ranghi nella zona centrale. Lui esce, in modo aggressivo, su Immobile, e ha una seconda esitazione quando pensa di andare sul portatore di palla, lasciandosi scappare alle spalle l’attaccante azzurro. Ma di errori anche in questo caso ce ne sono molti. Se il centrale esce, il terzino dovrebbe scivolargli dietro andando a coprire la sua posizione. Al contrario Lichesteiner sceglie di andare in pressione nella zona del portatore. Chiellini e Asamoah dovrebbero stringere sul lato forte, ma non possono farlo perché hanno già due giocatori di cui farsi carico (in basso, fuori campo sulla sinistra della nostra difesa, c’è un altro laziale), tanto più che l’esterno alto sinistro (Mandzukic) è troppo alto per venire in soccorso e consentire al ghanese di scalare al centro. Mentre i centrocampisti, vista la loro posizione di partenza, sono troppo distanti per inserirsi tra Chiellini ed Asamoah e permettere al centrale di andare a scalare su Immobile.

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Una fase difensiva funziona quando i giocatori, oltre a essere individualmente bravi, sono messi in condizione di fare scelte automatiche e di avere la tranquillità che scalando avranno un compagno alle spalle che seguirà il loro movimento (e quindi di non avere esitazioni), di avere la certezza che in caso di imprecisione i compagni non amplificheranno il suo stesso errore ma si muoveranno in modo complementare (e quindi ad aggressività dell’uno corrisponderà la copertura dell’altro), di sapere che una condizione potenziale di inferiorità numerica sarà risolta con meccanismi decisi in partenza che impartiranno all’uno o all’altro il dovere di coprire in una determinata situazione.

La Juventus di questo inizio 2017-2018, forse a causa della partenza di un elemento per sua natura «compensativo» come Bonucci, sta manifestando qualche difficoltà di gestione di alcune situazioni difensive. I giocatori rimasti, abituati a giocare a fianco di un compagno che puntualmente permetteva loro di uscire aggressivamente in marcatura preventiva, devono abituarsi ad avere più cautela e a guardarsi maggiormente a vicenda. Ma il compito, proprio per l’assenza di un giocatore che svolgeva quell’importante funzione per vocazione personale, sta soprattutto all’allenatore. È evidente che la linea di Allegri del «pochi ordini e semplici» su questo frangente non stia funzionando. Nulla di grave a questo punto della stagione. Il tempo per limare c’è, in campionato non siamo che all’inizio. In Champions invece stasera c’è lo Sporting Lisbona, una partita di importanza capitale. Per ora, nel dubbio, meglio fare un passo indietro che uno avanti.