La doppia morale nel racconto della serie A

di Massimo Zampini |

Lo facciamo ogni anno, il giochetto dell’immaginare le reazioni di media e tifosi immaginando il verificarsi di determinati episodi “a parti invertite”.

Quest’anno però riesce particolarmente bene, avendo media, rivali e tifosi avversari (spesso indistinguibili tra loro) dato il meglio, superandosi di settimana in settimana.

 

Ovviamente è raro trovare episodi identici, replicati al contrario, che dimostrino inequivocabilmente la doppia morale con cui vengono commentati e giudicati a seconda della squadra interessata: in alcuni casi, come si vedrà nel breve elenco che segue, accade; in altri, dovremo utilizzare tutta la fantasia di cui disponiamo.

Ma ne basterebbe anche molta di meno, per immaginare perfettamente cosa sarebbe accaduto se solo…

 

1) Gli arbitri

 

E’ l’anno più atteso, quello della grande illusione: arriva il Var. Dopo le prime partite di campionato, vi sono solo certezze (l’unico dubbio, in parte ancora irrisolto, riguardava il genere dell’articolo prima di Var): “finalmente il calcio è pulito e non vincerete più”. Anzi, grazie al/la Var, perfino gli errori sono più belli! Un rigore dato al Genoa nonostante il giocatore in fuorigioco? Che bello, finalmente capita anche a voi! Un rigore negato che diventa un’espulsione di Mandzukic? Ma è meraviglioso, in fondo è un essere umano anche il Var, ormai gli errori sono accettabili. Forse c’è un giocatore del Napoli in lieve fuorigioco nei gol a Milan e Atalanta? Ma figurati, lo hanno guardato nel monitor! Era mani di Mertens? Ma di che parli, ormai c’è il Var! Callejon vola in area appena sfiorato e riceve un rigore, come dire, generoso? Nessun problema, c’è il Var!

“Quest’anno non ridete più, eh?”

Tutto questo si interrompe il giorno dell’intervento col braccio di Bernardeschi contro il Cagliari: beh, il Var non interviene? Qualcosa non quadra. Panico quando la Juve sorpassa il Napoli e viene il dubbio che il primo anno con il Var possa finire nello stesso modo dei sei precedenti anni senza. Il resto è storia recente, in cui un mancato doppio giallo a mezz’ora dalla fine dà luogo al finale più comico degli ultimi secoli, tra moviole infinite, toni gravi, media scandalizzati, scudetti persi in hotel, medici concentrati sullo stato della caviglia di Mandzukic e così via.

Raramente si è verificato un esempio così fulgido di doppiopesismo: attesa spasmodica all’inizio con Var eletto a strumento salvifico da tutta Italia risatine e ottimismo per episodi (nettissimi) contro la Juventus, bufale tipo “come mai protesta solo la Juve?” per chiudere con loro, sempre loro, scatenati contro lo scandaloso utilizzo del Var.

Meno credibili di uno scudetto di Insigne, più prevedibili di uno scudetto della Juve.

 

E gli abbracci per salutare un direttore di gara a fine carriera? Il Corriere della Sera (con altri media) riporta il “caloroso” abbraccio di Allegri a Tagliavento, ignorando del tutto il fatto che lo stesso giorno, nello stesso luogo, a pochi secondi di distanza, ce ne sia uno identico di De Rossi all’arbitro umbro, altrettanto “caloroso”: è più funzionale raccontare solo il primo, no?

 

Si sa, sugli arbitri i nostri rivali (media o tifosi che siano) danno da sempre il meglio. Ma quest’anno, tra repentini cambiamenti di opinione sul Var e ondivaghe indignazioni sugli abbracci (dei nostri, si intende) hanno superato loro stessi. Chapeau.

 

 2) Gli scansamenti

 

Altro tema in costante ascesa, in cui il doppiopesismo raggiunge livelli inimmaginabili.

Incredibilmente, l’argomento è uscito dai peggiori bar di paese per raggiungere addetti ai lavori e media nazionali. Ma non sempre, attenzione.

Le regole sono chiare: se la Juve, che vince lo scudetto da sette anni di fila, batte il Sassuolo 7-0 (4 febbraio 2018), quest’ultimo si è scansato. Se l’Inter, che non vince nulla da sei anni di fila, ottiene contro la stessa squadra lo stesso identico risultato in casa (14 settembre 2014) e perfino in trasferta (22 settembre 2013, dunque per due anni di fila!), è nata una grande squadra. Così, imparate bene: se il Napoli batte il Benevento 6-0 (17 settembre 2017) è calcio spettacolo, se la Juve vince a Udine in 10 per 6-2 i friulani si sono scansati. Se poi il Benevento mette in grandissima difficoltà la Juve in entrambe le partite non è certo per lo strenuo impegno dei campani, ma perché la Juve non ha un gioco. Insomma, non se ne esce.

 

Non avete capito le regole? Va bene, mi spiego meglio: se l’Atalanta pensa di risparmiare gran parte dei titolari in campionato per la semifinale di Coppa Italia, si sta scansando. E’ la solita Atalanta, succube della Juve (e non conta, ovviamente, che da due anni sia una delle pochissime squadre a toglierci punti in campionato, con partite tostissime fino all’ultimo secondo; mica contano i fatti). Ma se l’Udinese fa la stessa scelta, escludendo diversi titolari contro il Napoli per preparare meglio il match salvezza contro il Crotone, è normale, perché quella è la partita più importante e così via.

 

Ancora: se almeno un protagonista di tutte – tutte, non è un modo di dire – le squadre di serie A manifesta la speranza che a fine anno vinca il Napoli, ci sta. In fondo Napoli è una città meravigliosa, c’è il mare, la squadra gioca bene, ha un fatturato inferiore e poi vuoi mettere Totò, Troisi e compagnia?

 

Se però l’avventato portiere del Cagliari Cragno auspica di fermare gli azzurri, facendo così un indiretto favore alla Juventus, si scatena in poche ore una tale ventata di indignazione e una così cospicua quantità di insulti che l’agente (“furioso”, cit.) è costretto a una dura smentita del titolo della Gazzetta, in quanto il giocatore intendeva dire altro. Non sia mai, scherziamo?

 

3) C’è duello e duello

 

In alta classifica ci sono stati due grandi duelli: il primo, ben noto, tra Juventus e Napoli, è stato origine di grandissime polemiche non ancora sopite (a Napoli stanno festeggiando lo scudetto morale, beati loro).

 

In questa sfida, prima ancora dei risultati, sono stati fonti di sospetti, discussioni e attacchi gli arbitraggi (ça va sans dire, nonostante per qualunque esperto del ramo la Juventus non abbia certamente ottenuto più errori a favore del Napoli), il gioco (bello solo quello del Napoli), il fatturato (“facile, vincere con quel fatturato così superiore ai rivali”), i metodi di una squadra che acquista il giocatore migliore della rivale, perfino le frasi di Marotta sul fatto che solitamente il Sassuolo non abbia bisogno di vendere i migliori a gennaio (e dunque niente Politano al Napoli). Questo clima ha indotto tutti i principali media ad alimentare o quantomeno riportare voci e lamentele di ogni tipo: al netto di lagne arbitrale e movioloni infinte, cui siamo abituati e non finiranno mai, da ultimo, a scudetto conquistato, Repubblica ha celebrato il titolo con un articolo in cui si fa presente il presunto abuso di posizione dominante della Juve, i troppi suoi giocatori prestati in serie A, eccetera eccetera.

 

Prendiamo ora l’altro duello stagionale, deciso all’ultimo secondo dell’ultima giornata, per arrivare in Champions League.

 

Anche qui, volendo, ci sarebbe una squadra che gioca meglio (la Lazio), è stata danneggiata dagli arbitri (basti pensare che, nell’anno del Var, ha perso una partita con un gol di mano, non annullato!), la cui rivale ha ricevuto invece alcuni errori a favore (anche qui, sufficiente un fallo plateale da rigore di Skriniar su Perotti non ravvisato sull’1-0 per i rivali, con partita poi invece vinta per 3-1, ma si potrebbero citare altre partite, tra Benevento, Bologna, ecc), anche qui il fatturato è sbilanciato, anche qui la più ricca ha comprato nel recente passato giocatori importanti dalla rivale (Candreva) e ha depositato il contratto del più forte difensore della Lazio nei giorni che hanno preceduto la partita. In quel match, proprio quel difensore fa un fallo da rigore che deciderà in favore della sua futura squadra la qualificazione alla Champions League.

 

Ora, premessa e svolgimento.

Premessa: per la nostra visione del calcio, l’Inter ha meritato il successo ottenuto e ovviamente De Vrij non ha alcuna responsabilità né tantomeno intenzionalità di danneggiare la propria squadra. C’è stata una partita decisiva, ha vinto l’Inter. La Lazio ha sprecato tante occasioni, sia prima che durante l’incontro finale. Il gioco, il fatturato, le lamentele, gli errori arbitrali (in questo duello decisamente più sbilanciati) sono fattori utili a coltivare l’alibi ma non rilevano.

Svolgimento: calcolando che viviamo in un contesto in cui chi vince sette scudetti di fila con un centinaio di punti in più della seconda in questo lasso di tempo è oggetto di veleni, sospetti e delegittimazioni per qualunque cosa, da Politano a un doppio giallo mancato, dagli scansamenti al fatturato troppo alto (!), secondo voi cosa accadrebbe in questi giorni, nei prossimi mesi, nei prossimi anni se tutto quanto accaduto nel duello Inter-Lazio, dal gol di mano (gol di mano! Un gol decisivo di mano contro il Napoli o pro Juve!) al caso De Vrij, fosse toccato a noi?

Invece tutto questo è sparito, come se vivessimo in un paese civile sul serio, privo di sospetti e complottismi.

Tuttavia, se oggi parlate con gran parte dell’opinione pubblica, se consultate qualunque media, e certamente se interloquite con qualsiasi tifoso avversario, scoprirete che questo campionato è stato falsato dal mancato secondo giallo di Pjanic. E ha vinto la squadra col gioco peggiore, col fatturato più alto, perfino senza Totò.
Vergogna.

 

4) I tifosi

 

Si potrebbe andare avanti per pagine, spiegando come funzioni la doppia morale dalle nostre parti: se un giocatore della Juventus durante i festeggiamenti, facendo un video in diretta, si sofferma per alcuni secondi, in mezzo a migliaia di persone, su alcuni sfottò di cattivo gusto, si offende la città di Napoli, e ritiene di intervenire – con apposito screenshot estrapolato ad hoc da un video di 18 minuti – addirittura l’account ufficiale del Napoli. E’ il momento dell’indignazione.

 

Se invece, nelle rare e ormai pressoché dimenticate volte in cui festeggiano gli altri, si ostenta sul bus scoperto della squadra una sciarpa che insulta la Juventus o si esibisce un manifesto funebre sui bianconeri, peraltro presente addirittura nel museo ufficiale del Napoli (!), è folklore, su, non facciamo di tutta l’erba un fascio.
E i tifosi allo stadio? Da anni gli juventini non possono andare a Napoli: la partita si svolge in autunno, non si sente un fiato per porre fine a questi divieti. Al ritorno, da due mesi prima, parte la campagna: a Torino devono esserci i tifosi del Napoli, sennò si falsa la partita decisiva per lo scudetto.

Incredibilmente, alla fine passa questa istanza (creando così davvero un doppiopesismo tra Napoli e Torino), per tutti i tifosi del Napoli che vivono fuori dalla Campania e ovviamente finiscono per riempire il settore ospiti. E che succede? Indovinate un po’? Il sindaco di Napoli, con solita corte al seguito, si indigna perché non possono andare i tifosi che vivono nel capoluogo campano: “è ingiusto”, afferma furioso.

Nel paese della doppia morale vale tutto, e allora fa bene a comportarsi così.

 

 

 

Mancherebbero tanti aspetti, per illustrare a fondo a che punto sia arrivato il doppiopesismo nel racconto del calcio italiano, che falsa completamente la percezione della realtà. Ma ci dilungheremmo troppo ed è già sufficiente così.

 

E quindi? Con tutto questo che vorresti dire? Che la Juve è vittima del sistema, degli arbitri, delle istituzioni?

No, semplicemente che, credendo a un racconto del calcio fondato su notizie più verosimili che vere, distaccandovi sempre più dai dati di fatto per affidarvi a una desolante doppia morale, avete perso la testa, non potete rendervene conto e per questo non riuscite a darvi pace che vinca sempre la Juve. Per questo le polemiche, i titoli virtuali, i mancati complimenti, un livore sempre più malcelato.

E per questo, con voi accanto, convinti che vi stiamo rubando uno scudetto dopo l’altro, festeggiare diventa più bello anno dopo anno.