La doppia faccia di Juventus-Genoa

di Davide Rovati |

Juve-Genoa va in archivio come tante altre partite poco degne di nota e chiuse col bottino pieno, con l’unica particolarità dei minuti di recupero più movimentati da quando esiste lo Stadium. La prestazione sottotono va contestualizzata in un filotto non semplice, in cui la Juve sta faticando a convertire le occasioni e prende gol alle prime difficoltà, e va anche pesata vista l’assenza di Pjanic, De Ligt e Higuain, tre componenti della dorsale centrale della squadra.

Prima di dimenticarcela per sempre, possiamo però estrapolare due notizie, una buona e una cattiva. Di solito si chiede quale volete sentire per prima, invece stavolta decido io e comincio da…

La cattiva notizia

Sarri ha perso la sfida con Thiago Motta su uno dei territori che gli sono più cari, quello del possesso palla. Sfida persa non tanto secondo i numeri, che parlano di un sostanziale pareggio, quanto sul piano strategico.

Il Genoa è stata una delle prime squadre che quest’anno ci ha affrontato con l’intenzione di consolidare il possesso e tenere palla. La Juve non ha trovato le giuste contromisure, accettando di fatto il piano partita degli avversari e rinculando di 20-30 metri ogni volta che la prima pressione veniva saltata.

Nel primo tempo l’atteggiamento troppo conservativo ha concesso a uno fra Schöne e Cassata di farsi trovare sempre libero per far progredire la manovra. Nel secondo tempo la squadra di Sarri ha provato ad aumentare la pressione uomo su uomo, ma sono venute fuori le qualità nei duelli individuali di Agudelo, Kouame, Pinamonti, tutti autori di una grande partita.

Il copione non è cambiato nemmeno nei dieci minuti successivi all’espulsione di Cassata, anzi ci è voluto il doppio cambio per ridare linfa alla squadra e riuscire finalmente a chiudere il Genoa nella sua metacampo.

La buona notizia

Anche in una partita del genere, in cui l’avversario riesce per quasi 70 minuti a eseguire il proprio piano gara, la distribuzione della pericolosità offensiva pende tutta dalla nostra parte.

La Juve calcia tanto in porta, si costruisce buoni tiri, subisce pochissime occasioni e in generale non dà mai la sensazione di non essersi “meritata” la vittoria, in un modo o nell’altro.

Gli anni scorsi, quando la squadra non girava, c’era spesso la sensazione di doversi affidare a un errore dell’avversario o a una prodezza individuale per creare pericoli. Questa Juve invece sembra avere già trovato alcune costanti di gioco a cui aggrapparsi quando l’avversario tiene meglio il campo. Il fraseggio centrale, certo ancora perfettibile e ieri fin troppo insistito, è una di queste situazioni.

A Sarri il compito di aggiungere sempre più scenari a questo repertorio, ai giocatori il compito di convertire finalmente in gol tutta la supremazia che la squadra non manca mai di dimostrare nel corso dei 90’.


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