DOPO Udinese-Juventus 0-4: incommentabile, ma con l'essenza del 3-5-2

di Luca Momblano |

Mi rendo conto che essere sabaudi non è sempre il massimo della vita, anche se lo è molto spesso. Soprattutto quando si tratta di reazioni e pensieri legati al calcio. Dalle nostre parti, nel mio feudo a nord-ovest, c’è poco da dire a margine di una partita che vale la decima vittoria consecutiva ma che viene con tutto ciò che le advanced statistics non possono spiegare. Quelle, al massimo, volendosi sforzare, sono più utili a raccontare il secondo tempo.

Juve capace (ma con avversaria in dieci, valgono le advanced stats in questi casi? boh) sì capace sì finalmente capace di telecomandare il pallone sui due perimetri del campo, di fare possesso sicuro e palleggiato, senza fronzoli o iniziative fuori spartito (che vanno bene, ma non quando vuoi dimostrare di aver raggiunto un livello di meccanismi di primissimo piano: in questi casi, meglio attenersi a quelli), di armare ancora i giocatori votati o chiamati a offendere con le idee dell’allenatore e non con le proprie. Ci sono momenti in cui è necessario. Da qui alla fine ne vedremo delle belle. Allegri non è allenatore che si ferma al tremendo realismo delle prove di forza. Quella vecchia doppia sfida con il Benfica forse sarebbe andata diversamente. Chi lo sa. Stiamo parlando di un tecnico a cui piace ogni tanto resettare contro ogni genere di fossilizzazione, proprio quando meno ce lo si aspetterà. Contro gli studi dei tattici avversari. Perché calare il jolly può valerne la pena, solo che a Torino a lungo andare è giusto farlo utilizzando il misurino.

Il contismo offriva spesso gare come quelle del nuovo Friuli. Quella palla che si stacca dal piede di Lichtsteiner, geometrica e violenta per come apre la scatoletta Udinese, è tutta dentro la forza degli allenamenti. Quindi rimpianti, nostalgie e meglio/peggio non ne esistono più. Una volta per tutte. Ed è bello che accada dentro una partita incommentabile per come viene direzionata dagli episodi (ed evito ogni giudizio di merito su Karnezis e varie elucubrazioni in discesa sul peso delle palle del nostro Dybala), per il fatto che il calcio toglie e il calcio dà, per la goduria del complesso di superiorità dovuto al contesto. Se poi non hai più Andrea Pirlo e i migliori sono gli intermedi, e a seguire la coppia di esterni, l’essenza del 3-5-2 è totalmente espressa. Noi juventini lo conosciamo bene. Possiamo dirlo. E possiamo vantarcene nonostante i sogni siano sempre altrove. Talvolta anche troppo lontano.