Il dopo Sassuolo è uno stile di vita

di Luca Momblano |

sassuolo

Il sacco prepotente di Reggio Emilia non è solo un modulo, è un potenziale stile di vita. Una vita a tempo, perché nei grandi club funziona così. Cioè, ogni anno va sulla continuità di quello successivo, anche quando le cose non funzionano (vedi 1994/95 e 2011/12, che non nacquero certo da epurazioni: più ce li si lascia alle spalle, più tendono a somigliarsi); però si resetta con la testa e con le gambe, non così raramente anche con le lavagne perché un nuovo uomo non è un dettaglio e due undicesimi sono già sempre una enorme trasformazione.

Lo stile di vita in questione è stato espresso da domenica a domenica, sette giorni, tre partite, tredici uomini in croce di movimento, 6 reti in 60 minuti. Tutti che parlano di divertimento che è poi intraprendenza e mutuo soccorso per poi “far vedere chi siamo”. Il punto segnato da Massimiliano Allegri è un nuovo aggiornamento culturale, se è vero che si divertono di più perfino i difensori.

Detto così, sembra il Paradiso. Meglio però passare al pratico della vita terrena, fatta di gente volubile epperò appassionata. I piedi saldamente a terra non tolgono però che:

– La riproposizione dell’ormai celebre “dalla cintola in su” che va da Pjanic a Higuain (scommetto che lo recitate quotidianamente, l’occasione se non c’è la trovate, ndr) è DAVVERO come un due anni in uno delle scuole serali. E qui Allegri ha mostrato un nuovo lato di se stesso. Per osmosi, anche la squadra.

– Battere il ferro fin che è caldo. Anche rovente. Non toccare per un’unghia rotta. Per uno che si inalbera. Toccare perché serve (e servirà), strategico, propedeutico agli eventi. Allegri è passato dal parlare di tecnica al parlare di ampiezza. Ben venga, visto che può incidere più sulla seconda che sulla prima. Il pertinente ci può portare lontano.

– Catena di effetti di campo /1: Alex Sandro non deve fare da solo le 8 mansioni della fascia sinistra. Grazie a Mandzukic, che gliene abbuona la metà aggiungendo la totale assenza di giocate ravvicinate. Magari, iniziando da Crotone, grazie anche a Pjaca che è una bomba a orologeria (ma fin che si ferma guardando il cielo per un passaggio sbagliato, non è ancora il suo momento).

– Catena di effetti di campo /2: a destra, in un tempo neppure troppo lontano, avevamo bisogno di fare sovraccarico. Un po’ ci serviva, un po’ ci veniva, un po’ faceva parte delle storture asimmetriche di Allegri. La soluzione si chiamava altiebassi di Cuadrado, che neppure giocava. Ora lui fa l’ala destra, improvvisando il giusto. Copre lui e sono tradizionali le coperture alle sue spalle. Parlo anche di Lichtsteiner con un uomo davanti e corridoi da prendere con l’alternarsi delle care vecchie sovrapposizioni. Chissà se Dani, specialista pure lui con caratura superiore, saprà fare meglio con movimenti semplici e codificati. In teoria sì, perché si tratta di calciatore di dimensione superiore (come Khedira in mediana). In pratica, si sognano nuovi inesplorati margini.

– Infine: in casa del Sassuolo per il banco di prova europeo. Di Francesco ha i suoi problemi, ma la macchina rodata nelle ripartenze che ha messo a punto nel tempo, con meccaniche precise e sempre pericolose, è delle ultime tre affrontate la più simile (per espressione di gioco e attitudine, non per qualità, al Porto). Ingolfata. Bollata. Arresa.

 

Avete detto Inter?

Psicologicamente (noi) nel momento migliore.

Loro è sempre un mistero poter dire.

C’è tutto perché vadano fuori giri.

La legge dei grandi numeri che dice pari ce preoccuperebbe solo se Napoli e Roma, ciclicamente e spesso in contemporanea, non recitassero (quasi sempre sul più bello) la scena finale del Dorian Gray.