Dopo Palermo-Juventus: Mandzukic & co. sul concetto di quantità

di Luca Momblano |

Vittoria dedicata a chi piacciono le belle partite dimenticandosi che per ottenere l’oggetto in questione ci si deve mettere in due. A meno che non siate una cosiddetta big europea e affrontiate la Roma. Ma questo è un altro discorso, e soprattutto di mezzo c’è il calcio italiano. Come qualcuna l’hai persa, parecchie le puoi vincere.

E adesso il filotto si fa interessante: tutto è nato con uno sfondamento di Alex Sandro nel derby su un cambio che aveva fatto ridere (o cristonare), proseguito con l’operaia dignità del secondo tempo di Empoli, condito poi da un acuto contro il Milan che ufficialmente stava peggio di noi e quindi il tutto rifinito dal crescendo della Favorita.

Iniziano a essere un po’ tante, soprattutto per la rinnovata valorizzazione della difesa a tre, una delle certezze a cui appendersi in caso di emergenza, e la coscienza che tanto le partenze a tamburo non sono al momento cosa di questa squadra. Forse perché non si è comunque mai padroni del centrocampo (non c’è scritto da nessuna parte che serva per forza esserlo, ma certo aiuterebbe).

Di Palermo resta la sostanza, cioè la quantità, che non sarà mai abbastanza per ricordare che non si tratta dell’antitesi della tanto decantata qualità. Costruita ancora attraverso un primo tempo da sei stiracchiato perché non si riesce ancora a essere presenti nel possesso consolidato, arrivando a chiedere soluzioni difficili agli avanti.

Tra questi, Mandzukic, vecchio pirata delle aree di rigore che nel primo tempo lascia di sasso per due palloni in croce sui quali però non riesce neppure a staccare i piedi da terra per andarci contro. Dev’esserci ancora qualcosa sull’intesa, e non è questo di sperare. E’ un punto assodato. Perché lo stacco veemente e “cattivo” del gol che sbroglia la matassa non può soltanto essere figlio dei nervi di un giocatore che anche solo per questa caratteristica alla squadra serve come il pane. E siamo ancora comunque a parlare di quantità, più o meno unita alla qualità, perché questa finalizzazione si configura diritta diritta nella prima categoria.

Non basta? Ripensate alla partita di Chiellini, che unita alla seconda ora del match contro il City riconsegna a tutto il futurismo di mercato un senso di realtà nuovo. Di Sturaro non vi dico niente, se non che mi viene ancora una sottile fitta al cuore vederlo con le stesse mansioni di Pogba. Sul lungo la crescita potrebbe perfezionarsi attraverso una migliore calibratura. Ma se vuoi 3-5-2 ben fatto, se credi in quello (Allegri, non i senatori) sempre dalla simmetria devi partire. E qui qualcosa Marchisio paga. Non è ancora un calciatore che si esalta nel calcio a tre tocchi. Aiutiamolo ancora per provarci fino alla fine. Anche in campionato. Perché adesso la classifica continuano a guardarla gli altri. Non facciamo i nomi, tanto ancora non li sappiamo. Fico, no?