Dopo Lazio-Juventus: cosa preoccupa della Juve vista dal vivo

di Giuseppe Gariffo |

Sarebbe banale unirsi al coro di scoramento dopo la prima sconfitta stagionale. Invece, a mente fredda, possiamo anche considerare casuale il punteggio finale di Lazio-Juventus. Come spesso accade nel calcio, sbagli il 2-0 con Ronaldo e la partita prende, dopo un minuto, una piega opposta con il pari di Luiz Felipe.

Ci sono tre aspetti, però, che di questa Juve vista dal vivo lasciano poco tranquilli:

  • FASE DIFENSIVA: tra Sassuolo e Lazio ogni nostra punizione dal limite o corner è diventata occasione per gli avversari. Abbiamo preso gol, rigori, espulsioni, sulle ripartenze avversarie. Un dato sinceramente imbarazzante e sconfortante per un club del livello della Juve. Aggiungo che mi ha particolarmente urtato il gol di Milinkovic. Gran giocata del serbo, ma su una palla di così facile lettura non dovevamo aspettarci la linea che sale e mette l’attaccante in fuorigioco? Invece scappa, e scappa male
  • FASE OFFENSIVA: le punte non danno profondità alla manovra. Senza Higuain il difetto è più evidente, ma se rinunciamo a Dybala si perde tutta la qualità sullo stretto. Così lo sviluppo del gioco passa da Pjanic alle mezzali che si schiacciano sulla linea laterale dove non hanno la tecnica, la rapidità e la fisicità per dare fluidità alla manovra. Ci riesce solo Bentancur, e alla sua uscita si è notato quanto la sua presenza fosse imprescindibile. Lo ammette anche Sarri a fine gara, ma diciamocela tutta: se ci siamo ridotti a non poter sviluppare gioco offensivo senza Rodrigo c’è qualcosa che non quadra
  • ATTEGGIAMENTO: ieri nel secondo tempo non sembrava la Juve. Non per qualità, ma per cattiveria. Ok, prendi l’espulsione, ma ti rimetti lì e te la giochi. Sei la Juve, puoi fare risultato anche in 10, perfino vincerla se ti metti bene in campo. Invece ho visto un pericoloso abbandono mentale. Solo Szczesny ha impedito che l’imbarcata diventasse memorabile. Non posso tacere inoltre delle prestazioni imbarazzanti di alcuni singoli che dovrebbero “arare il campo” per guadagnare posizioni nelle gerarchie. Fissavo Emre, a tratti passeggiava apparentemente disinteressato. Cito lui, il più evidente, ma potrei fare altri nomi. Faccio fatica a ricordare scene simili negli ultimi 8 anni di Juve.

Non è il momento del “moriremo tutti”. C’è tanto da salvare, come quasi tutto il primo tempo, come base per ripartire. Ma occorre correggere in fretta alcuni aspetti non da Juve.