Dopo Lazio-Juve (0-1) di Coppa Italia: il fieno di Zaza e Sturaro vien da lontano

di Luca Momblano |

“Bisogna fare molta attenzione, questa Juve sta crescendo”. Dalla telecronaca RAI in presa diretta, che la dice lunga, si trae anche la più grande delle verità. Basta fermarsi al testuale e riuscire in qualche modo a non vivere la Coppa Italia come tifosi di una squadra straniera. Perché il dubbio potrebbe venire, se non fosse che il disegno del dio del calcio regala a Lichtsteiner un nuovo gol storico (pochi, pesanti, ma buoni) dentro la serata che ci ricorda una volta di più, chiara come non mai, che si sbava per il giovane nome esotico (magari anche giustamente, de gustibus) quando invece il fieno in casa deve essere e dovrà essere come è sempre stato. Cioè italiano verace. Che non è il paradigma di Sarri, italiano quando conviene, quanto piuttosto il disegno dei volti e dei polpacci di Stefani Sturaro e Simone Zaza. I due migliori in campo. Il primo mezzo Gattuso, messo Tardelli, mezzo Torricelli; il secondo viallista della prima ora (errori clamorosi inclusi, uno addirittura in fotocopia romana della finale Champions 1996) con lo spirito artigiano e se vogliamo anche elementare nel modo di giocare a calcio proprio di Ravanelli. Il lavoro sopraffino del pallone e l’aggressione dello spazio già lontano dalla porta sono gli elementi che lasciano a bocca aperta anche Allegri. Questo è il quadro del singolo. Ma l’uomo che sta azzerando gli scettici viene dalla Basilicata se la gioca con il più amico di tutti là davanti. Ne esce un tandem che va in porta con una facilità che ricorda Vieri-Amoruso di Amsterdam. Ma facile facile. Facile che è quasi strabiliante senza un Zidane che mette i palloni. Là ne segnammo due creandone quindici. Qui mi limito al commento dell’ignaro (storia vera) e vede soltanto gli highlights a fine partita: “Scusa, ma mi pare dovesse finire 5-0 per la Juve”. Ha ragione, anche se in giro si legge di Lazio creativa senza un terminale. Come se il problema fosse solo la precisione al tiro. Come se Neto avesse avuto modo di spaventarsi invece di vivere per una volta le stesse sensazioni del Buffon dell’ultimo periodo. Che sono poi anche le nostre. Un paio di uscite (chi per la pipì, chi per la sigaretta, chi per rispondere al telefono), qualche voto ai santi e un sorriso finale grosso così. Da tenersi buono per il prossimo momento difficile. Che ci sarà, più in là possibile, ma ci sarà.