Dopo Juventus-Manchester City: siamo forti, punto e basta

di Luca Momblano |

Finisce 1-0 all’italiana. In Inghilterra non sarebbe successo (tipo 4-2, ed è tutto apparentemente più bello). Perché quando in campo ci sono capiscuola della nostra cultura calcistica conta la meta. Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini. Ormai è come Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea (ho omesso Bonini e Brio, non fateci caso, ma rende meglio l’idea). È un altro calcio, dicono. Ma è sempre meno vero. Ringrazio per questo i Vine e i social video in generale che permettono con gocce distillate di rivedere movenze, acuti e sembianze anche di pochi secondi di giocatori che hanno scritto ben più epoche di Yaya Tourè e Aguero. L’argentino vuole fare il centravanti. E vabbè. L’ivoriano, con tutto il rispetto, ricorda da giocatore quale più non è il George Foreman che a un certo punto della carriera pugilistica pretendeva di vincerla con un solo pugno. Ogni tanto succedeva. Ma non se lo filava più nessuno.

Meglio cercare di restare sulla partita, direte voi. Sulla dinamica però non ci resterei più di tanto, si racconta con un gol all’Italiana (sfondamento centrale in controripartenza, scarico al laterale sulla corsa, cross frustato e tagliato, piattone che centra la porta. Se poi i nomi sono quelli che conoscete tutto è più facile…) e si racconta con una squadra compatta nei reparti che non si fa irretire da un cileno che vuole giocare alla spagnola con belgi e brasiliani. Perché il modulo e i soldi non sono tutto, talvolta serve a ricordare. Perché Fernando è un totem (nel bene e nel male) di quelli che spiegano perché Emerson senza Nedved e Camoranesi non faceva meglio di Cristiano Zanetti.

Ben oltre le dinamiche ci sono stati i flash (vabbè, lo ammetto, la qualificazione è prima di ogni cosa). In ordine sparso: Bonucci che spiega a Dybala che se va anche incontro al pallone diventerà un giocatore immenso, Chiellini che al primo stacco subisce la spizzata innocua di Tourè connazionale di Drogba e i ricordi sono quelli di come non bisogna più fare, Chiellini che un’ora dopo è una furia, Fernandinho che a botta sicura ricorda il peggior Pellicori (detto “ignoranza”), Morata che fa tutto bene perché quella palla un nove non la passa e poi non ne azzecca più una, gli arbitri che al triplice fischio devono andare a chiedere il pallone a Pogba ma sembravano più interessati a potergli stringere la mano, Sturaro che fa lo stesso secondo tempo di Manchester così zitti tutti e pedalare (sì, è un centrocampista all’italiana, e allora?).

Il dado dunque è tratto. Ancora nelle migliori sedici. Con la forbice Conte-Allegri che è sempre più aperta nelle distanze concettuali. Per esempio il finale di partita. Un tempo la palla doveva andare a tutti i costi in gestione controllata, in zone sicure e questo faceva decelerare i battiti al limiti del collasso. Adesso questa gira come una biglia impazzita del flipper, quella che è andata nella buca sbagliata all’ultimo minuto col Frosinone ma anche quella che ha permesso per esempio di vincere due derby al fulmicotone. Si va per segnare. All’europea, direte voi. Perché qualcuno vi ha insegnato così. Non fatemelo conoscere. Ma fatemi sapere perché in occasione del palo fortemente voluto dal solito indescrivibile Buffon uno con la maglia verde, da angolo, stacca esattamente da dove lo fecero Kompany e Blanchard.

Sono dettagli. Meno male allora che c’è qualcosa su cui lavorare visto che in quattro anni questa squadra a sinistra è passata dalla coppia De Ceglie-Estigarribia a Evra-Alex Sandro. Siamo forti. E possiamo essere ancora più forti. Basta saperlo. Punto e basta. O meglio diciamo che il Siviglia delle Meraviglie è messo decisamente peggio.