DOPO Juve-Fiorentina 3-1: certe cose, tutte insieme, le abbiamo solo noi

di Luca Momblano |

Non è dato sapere fin dove si può spingere questa Juventus, di cui Allegri è visibilmente soddisfatto perché anche nel calcio come la vita ci sono momenti dove quel che conta è rispondere alle domande e non star troppo lì a filosofeggiare. Contro la Fiorentina si è vista la solita Juve in allungo, solita nel senso che sta diventando una costante dopo il pantano anche fisico degli inizi (al quale credevo personalmente in modo molto relativo, ma che vedendo dallo Stadium la forbice d’impatto della fluidità di corsa di Sturaro rispetto a quella di Khedira, al quale ovviamente si chiede anche altro, devo assolutamente rivalutare). Per allungo intendo anche mentale, cioè l’aver nuovamente consolidato l’idea del “fino alla fine” che è caratteristica irrinunciabile di questi colori anche attraversando più epoche calcistiche. In questo senso, il gol di Cuadrado nel derby ha aiutato. Come questa sfida ha aiutato a capire che Cuadrado può fare l’esterno nel 352 senza affidarsi ad asimmetrie che senza capisaldi ben acquisiti. Questa Juve ne sta ancora cercando un paio, soprattutto lì a centrocampo, dove non si riesce a fare presenza massiva per un periodo sufficiente ad identificarla come tale. Non che sia necessaria, magari. Perché Pogba non ne potrà sempre sbagliare una su due e sul lungo periodo anche l’interpretazione di Marchisio non potrà che migliorare (nel primo tempo Allegri poteva aiutarlo di più, chiamandolo magari una decina di metri più indietro per aiutare il corto della difesa in uscita e soprattutto per non dare palleggio profondo, alle sue spalle, a due fastidiosissimi insetti come Valero e Ilicic). Ma lasciamo per un attimo da parte le quisquilie.

Sei vittorie a fila, sette rigori stagionali per la Fiorentina, Mandzukic che non è solo una macchina da numeri (a lui si chiedono i gol, ma devono essere solo un viatico per vedere e ottenere tutto il resto: e infatti è già idolo delle curve, caratterialmente antitetico a Dybala come solo le grandi coppie gol del passato sapevano essere). Ancora una volta sotto subito, senza che servano giudizi morali sul rigore concesso da Orsato in fotocopia a ciò che lui fece da assistente di porta (stessa porta) contro l’Inter in un quasi dimenticato Juve-Inter, contatto Marchisio-Milito. Stramaccioni era ancora un allenatore da prime pagine. Sta di fatto che Orsato questo non l’avrebbe dato, ma è stato richiamato. È lui si è fidato. Si è in cinque a giudicare anche per questo. Salvo guardare agli aerei in atterraggio a Caselle sull’episodio Valero-Mandzukic. Succede. Tanto era già un segno di resa.

Meglio però tornare al calcio applicato. Al 3-5-2 che in onestà è anche tanto 5-3-2, al collaudo definitivo di un sistema che non è stato messo in dubbio neppure quando a un certo punto sembrava la solita partita italiana di sempre nella quale se ci si spaventa subito in due allora poi finisce così. Perché al centro del secondo tempo i ritmi erano crollati, con la Juve umile all’eccesso e la Fiorentina che rinculava anche nel fraseggio, cosa sulla quale Sousa smadonnava nel primo tempo. Poi succede quel che succede. La scheggia, la scintilla, la mentalità, la forza e la qualità. Tutte insieme in questa Serie A le ha soltanto la Juve. E la si vince. E la so gode. E la si dimentica come anello di un filotto dove tecnicamente si è ancora sotto la sufficienza.

Se Allegri risolve questo paradosso che non è solo dialettico non ci sono limiti. Il modello evolutivo 2014/15 alimenta le speranze. Il mercato di riparazione non è l’unica soluzione. C’è un qualcosa di grandiosamente più importante: che il calcio che ha in mente Allegri si avvicini di più a quello prodotto dalla squadra. Ne sono convinto. Sono magari due granelli del deserto, ma sono quelli che ti fanno arrivare all’oasi. Anche se esiste uno come Dybala, anche se Sandro è un mostro e gli bastano quindici minuti, anche se su Barzagli non sai più cosa dire. Finisci di scrivere e alzi la testa. C’è un’intervista, si scrive Sousa si legge Pessoa. I fiorentini al mio fianco in sala stampa sbottano. Vorrebbero uno diverso. Stanno messi male. Anche se uno ammette che “mai vista una difesa come la vostra, mai in difficoltà contro uno come Kalinic”. Avessi detto Mandzukic… ma vabbè, qui si va nello sfottò. Quello lo riservo agli amici più stretti, quelli che guardano la classifica. La Juve guardi a se stessa. Ancora per qualche giornata.