I don’t miss Ju – Cosa non ci manca della Juve

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Calcio fermo, competizioni annullate o rinviate: non ci resta che vivere di ricordi. Positivi, se si pensa all’ultima partita giocata dalla Juventus quest’anno: era lo scorso 8 marzo e dopo giorni di tira e molla sulla data, l’orario e la presenza o meno di spettatori sugli spalti, i bianconeri battevano l’Inter per 2-0 segnando di fatto la fine dei sogni tricolore dalle parti di Milano. La gioia di batterli ancora una volta, l’emozione di un dribbling di Dybala o l’energia di un’azione corale come quella del primo goal di Ramsey non possono che provocare nostalgia nel cuore del tifoso medio. Ma non tutto quel che luccica è oro. Quest’anno, come tutti gli altri, la Juve ci ha abituati anche a momenti negativi, alcuni inspiegabili, senza i quali – ultimamente – si sta veramente bene. Ecco alcune cose che NON ci mancano della nostra Signora.

INFORTUNI, UN TUNNEL SENZA FINE

Sono stagioni e stagioni, ormai, che non passa settimana senza che qualche giocatore della rosa subisca un infortunio. Che sia in allenamento o in partita, Madama ha sempre dovuto far fronte a qualche defezione nelle varie partite. Quest’anno la sfortuna più grande l’ha avuta Chiellini, con la rottura del legamento crociato dopo appena due giornate: oltre al danno la beffa, Giorgione era appena tornato ad assaggiare il campo quando la Figc ha deciso di interrompere i campionati. Incidenti traumatici a parte, non ci manca assolutamente leggere quel bollettino infortunati settimanale, che suona sempre più come bollettino di guerra e che vede la Juventus primeggiare ogni anno in Italia e in Europa per numero di partite saltate per indisponibilità.

QUEI MOMENTI DI TOTALE AMNESIA

Nonostante il cambio di allenatore, il copione rimane lo stesso. La Juventus appare spesso in controllo della partita, ma di colpo decide di “regalare” occasioni all’avversario per recuperare. Sono le amnesie difensive, che però riguardano l’intera fase di non possesso e non soltanto il reparto arretrato, cui Madama ci ha abituato e che sono tra le maggiori cause di frustrazione tra i tifosi. Con Allegri accadevano spesso dopo il gol del vantaggio, quando la squadra sembrava incapace di organizzarsi per gestire il possesso e spesso cadeva in errori tanto banali quanto inspiegabili. La Juve di Sarri sembra aver invertito il trend: adesso le indecisioni arrivano sullo 0-0 e spesso sono frutto di un approccio distratto alla gara. Controlli elementari sbagliati, passaggi conservativi e timore nel cercare la giocata: grazie al lockdown sono soltanto un lontano ricordo.

ANSIA DA CHAMPIONS

Le prime giornate di caldo dell’anno di solito fanno il paio con cocenti delusioni europee in casa Juve. Questo perché dopo gironi di Champions superati (di solito) agevolmente, Madama sembra soffrire di un timore reverenziale verso la fase a eliminazione diretta che le fa temere anche avversari sulla carta più deboli. Si dirà “ma dagli ottavi sono tutte forti“. Vero, ma una squadra costruita per vincere non può pensare di farsi imporre il gioco dagli altri, specie se inferiori, né può dare la sensazione di avere meno motivazione degli avversari. Eppure, è sembrato così col Lione. E con l’Ajax, lo scorso anno. Stessa sorte anche nella gara d’andata contro l’Atletico Madrid, cancellata dalla prestazione monstre al ritorno. Insomma, proviamo a goderci i primi caldi primaverili senza l’incubo della musichetta della Champions.

LA COLLEZIONE DI EQUIVOCI TATTICI

Le parole di Maurizio Sarri a inizio agosto erano un monito: “Servono almeno sei cessioni, altrimenti dovrò fare scelte imbarazzanti“. La squadra non era costruita per lui, e da allora – nonostante alcune scelte difficili siano state fatte, tra cui la cessione di Emre Can – alcuni nodi tattici restano ancora da sciogliere. Il primo tra tutti: Pjanic. Il bosniaco è parso sofferente davanti alla difesa, troppo lento sia per dettare il gioco che per offrire un contributo valido in copertura. Le (poche) volte in cui è stato sostituito in quel ruolo da Bentancur hanno fatto emergere le qualità dell’uruguayano in quella zona di campo. Forse per Miralem si prospetta un cambio di posizione? E non finisce qui. Altro tormentone è quello sul “tridente” con Dybala, Higuain e Ronaldo. Invocato da stampa e tifosi, provato pochissime volte e mai veramente convincente. Perché se è vero che Dybala va lasciato libero di spaziare dalla trequarti in su, è allo stesso modo necessario che Ronaldo abbia un partner d’attacco capace di duettare con lui e creargli gli spazi di cui ha bisogno per puntare l’area di rigore. Un “Benzema” bianconero che non ha mai trovato la sua controfigura in Higuain, per giunta sempre più lontano da Torino. Anche in questo caso, si sta benissimo senza quelle discussioni su come trovare la quadra lì davanti.


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