Domande proibite a Gigi Simoni

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Infuriano le discussioni sul VAR, con pareri diametralmente opposti, ma c’è un punto su cui è difficile essere in disaccordo: almeno per il momento, la moviola in campo non arresta il cammino vincente dei bianconeri. Anzi toglie altri alibi ai complottisti. Quelli che col Cagliari, se non avessero negato quel rigore agli isolani, avrebbero pareggiato di sicuro, poi cambiava la partita e magari avrebbero pure vinto. Quelli che a Genova, se fossero stati sul 2-0 dopo sette minuti, sarebbe andata a finire come l’anno scorso. Un bel 3-0 e tutti a casa. Peccato che invece i rigori ci siano stati, SuperGigi si sia permesso di pararne uno e con una gragnuola di gol gli esacampioni d’italia abbiano rimesso a le cose a posto.

Se butta male al presente, allora forse è il caso di rivolgere l’attenzione al passato. Perché la vulgata è che se il VAR fosse nato insieme al calcio, a Torino avrebbero racimolato un numero di scudetti che per contarli sarebbero bastate le dita di una mano, anziché un grosso pallottoliere. Del gol di Turone, il decano dei torti subiti, dopo l’intervista di Carlo Sassi che nel 2013 ha confessato come la moviola fosse stata alterata, è meglio non parlare. Però c’è sempre lui, il campione delle vittime, Luigi Simoni da Crevalcore (BO).Uno che con la Vecchia Signora ha avuto sempre un rapporto, diciamo così, travagliato. Da avversario, avendo giocato nel Torino per tre stagioni, ma ancora di più nella stagione 1967-68, dove vestì la maglia bianconera. Purtroppo per lui, un bravo giocatore, ma non da Juventus, la sua esperienza durò una sola stagione e la miseria di 11 partite. Masticato e velocemente sputato.

Con queste premesse, indossati i panni dell’allenatore, cosa ci può essere di peggio che perdere uno scudetto strameritato a favore dell’amata/odiata Juventus? Nulla appunto. E’ quindi lui il personaggio perfetto per l’intervista. L’ennesima, ma questa volta c’è una novità, la domanda sulla moviola in campo applicata a posteriori. Con i riflettori puntati sull’episodio madre di tutti i torti, il famoso scontro Juliano-Ronaldo. Contatto che se sanzionato, avrebbe portato alla ?logica? sequenza, rigore concesso, penalty realizzato, partita vinta, Inter campione d’Italia.

Lasciamo nelle loro sicurezze coloro che pensano che tutti i rigori vengano realizzati (proprio nella stessa partita Del Piero ne sbagliò uno) e tralasciamo il fatto che l’Inter poi non vinse le ultime partite di campionato, questi in fondo son dettagli. Per degli strani motivi che mi sfuggono, non capisco perché a Luigi Simoni da Crevalcore (BO), dalla lunga teoria d’intervistatori che si alternano al suo cospetto, non vengano MAI rivolte tre semplici domande:
1) Qual era la classifica al momento della sfida?
2) Qual era il punteggio parziale quando si è verificato il contatto in questione?
3) Voi avete giocato questa partita schierando un atleta con passaporto falso?
Perché, la Juventus era in vantaggio di un punto in classifica, stava vincendo la partita 1-0 e last but not least, i nostri avversari giocavano con Recoba che esibiva un passaporto Italiano. Falso. Ma forse è meglio continuare con questa memoria selettiva, non porre queste domande altrimenti l’intervista poi è meglio buttarla nel cestino anziché pubblicarla. Con buona pace dell’etica professionale.