Perché dobbiamo fidarci del lavoro di Massimiliano Allegri

di Giordano Straffellini |

allegri conferenza stampa

Tre partite un punto. La sintesi dello Juventino medio è presto fatta. Allegri allenatore inadeguato per costruire una squadra da zero. Bravo a gestire i campioni ma non in grado di insegnare calcio. Quest’anno lotteremo forse per il quarto posto. Società inadeguata. Rosa scarsa. Stagione che rappresenta la sintesi degli ultimi anni scellerati di gestione societaria. Grossomodo da Facebook a Twitter il J pensiero si riassume in questi brevi concetti.

Allegri gestisce solo campioni.

Una bufala smentita dai fatti. Una delle migliori stagioni dell’Allegri da allenatore pre big è quella di Cagliari 2008/2009. La partenza dei Sardi è disastrosa. Dopo cinque giornate il Cagliari ha zero punti in classifica. La retrocessione sembra già scritta. Max dopo la quinta aggiusta il tiro. Quel Cagliari alla fine della stagione sfiora l’accesso alla Coppa Uefa. Con i gol di Acquafresca Jeda e Matri…

Da ottobre novembre solitamente il modulo adatto.

Le partenze di Max sono sempre lente. Non scomodiamo il dopo Sassuolo. Il primo anno di Allegri al Milan è emblematico. Il mister parte col 4-3-3 ottenendo risultati alterni. A fine ottobre vira sul  4-3-1-2 che lo porta ad un filotto di vittorie e ad avere 4 punti di vantaggio sul Napoli a fine andata. A fine campionato vittoria che interrompe lo stradominio dell’Inter.

Ci vuole più tempo.

Allegri non è un dogmatico. Non passa ore e ore al campo ripetendo 125 volte lo stesso sviluppo della manovra. Punta sull’intelligenza dei propri calciatori. Sulla loro capacità di risolvere la situazione. Sulla capacità di ”vedere” il gioco. Ordine tattico difensivo. Visione di gioco offensiva. Ogni partita necessita di una soluzione diversa. Non 11 lobotomizzati che ripetono gli stessi movimenti allo sfinimento. Ma una squadra che sappia gestire i momenti della partita. Che ragioni. Per arrivare a questo ci vuole inevitabilmente più tempo. Le squadre di Conte ad esempio dopo un mese giocano a memoria. Salvo poi arenarsi nel momento in cui sull’altro fronte le squadre reggono tecnicamente e fisicamente.

Giocare per caratteristiche.

La Juve di Napoli è stata elogiata dall’allenatore. Il livornese è impazzito? No semplicemente era a conoscenza delle qualità della propria squadra e del suo stato di forma. Per caratteristiche fisiche e tecniche ieri era impensabile fare altro. La Juve finché il fisico regge cerca la pressione alta. Morata recupera su Manolas e segna. Insigne sbaglia retropassaggio e Kulusevski ha la palla del 2-0. La squadra di Spalletti colleziona una valanga di calci d’angolo perché la difesa posizionale della Juventus è perfetta. Tek praticamente non fa mai una parata su un tiro pericoloso da dentro l’area. Il gol arriva su l’ennesimo tiro innocuo da fuori che Tek trasforma in assist. Il raddoppio su una pazzia di Kean da calcio d’angolo. Il Napoli era fisicamente superiore alla Juventus. Inutile negarlo. Ma a conti fatti non crea pericoli evidenti alla retroguardia bianconera.

Quindi tutto bene?

Ovviamente no. Va trovato un equilibrio fra fase difensiva e occasioni da gol create. Nel secondo tempo la Juve non è mai pericolosa. La motivazione appare sia fisica che tattica. Loca e i terzini che non giocano una partita da sei mesi e dopo il 60′ sono spompati. Spalletti però inserisce Ounas al posto di Elmas mettendo in difficoltà la Juve dal lato di Bernardeschi.  Allegri non risponde, o forse non ha i cambi per rispondere subito. Il Napoli pur non facendo cose eccezionale ha il fisico per aumentare la pressione e tenere li la Juventus. Questa la chiave principale della sua vittoria.

Aspettando la formazione tipo.

Al mister va dato tempo. Un numero congruo di partite per trovare il vestito giusto a questa Juventus. L’ha già fatto in passato. Ci riuscirà ancora. Ne siamo certi.