Divertirsi o stare Allegri?

Il gioco della Juve è tutto fuorché divertente: parliamoci chiaro.

 

Se mi venite a parlare della Juve di Lippi, di quella di Conte, del Barcellona di Guardiola, ok: lì siamo d’accordo.

 

Dite che ho dimenticato il Napoli di Sarri? No, per me è non è più divertente del Chievo di Del Neri: le sovrapposizioni di Moro e Lanna con Eriberto e Manfredini erano pura gioia per gli occhi, in quel corto e gagliardo 4-4-2.

 

Cosa separa le squadre del primo gruppo da quelle del secondo? Semplice: le prime erano (anche) vincenti.

 

E qui bisogna capirsi allora su cosa fa divertire: giocare in modo acrobatico e creativo, rapido e martellante o ampio ed avvolgente? E se poi non porti a casa il risultato, cosa ti rimane se non un effimero piacere visivo? E non entriamo nella spirale del concetto di “belgioco”, che non ne usciamo più, né tantomeno nel diffuso pregiudizio che un gioco “convincente” sia anche “vincente” (come fu definito quello del Milan di Sacchi, da parte del suo Presidente).

 

Allegri, nell’odierna conferenza stampa pre-derby di Tim Cup, ha dichiarato che si diverte ad allenare; e che, finché si divertirà, continuerà. Buon per lui: chi ama ciò che fa non lavora neanche un giorno, secondo qualche detto cinese. Ma in concreto, vuol dire anche trasmettere passione e convinzione agli altri. E, quindi, porsi come leader.

 

Ad Allegri io solitamente imputo un gioco noioso, statico, a tratti incomprensibile nelle scelte tattiche e/o nelle sostituzioni a gara in corso. Rare volte ho visto la Juve esprimere un gioco “divertente”, ma qui la doppia virgoletta è d’obbligo, perché è vero che non mi sono divertito durante la gara, ma quanto è contato questo rispetto alla vittoria? Poco e niente. Anche Zidane faceva divertire nella Juve di Ancelotti: ma Gianni Agnelli lo definì “più divertente che utile”. In effetti, scarseggiarono i trofei.

 

Nel corso della partita, tutti vorremmo che la squadra corresse, pressasse e segnasse goleade, magari senza subire reti. E c’è persino chi si diverte con un 4-3. Io personalmente no: prendere gol esprime fragilità e, quindi, preferisco la vittoria per 1-0. Non sarà divertente, ma alla fine chi ride sono io. Ricordo i quarti di finale di Champions League del 2000: Real Madrid v Manchester United. Una partita bellissima, continue occasioni da entrambe le parti, delizie tecniche a profusione. Risultato: 0-0. Al ritorno, 2-3 per il Real. Altro che divertimento.

 

Che poi anche il gioco della Juve di Max fa divertire, per larghi tratti: e solitamente sono quelli che ci accompagnano, da tre anni a questa parte, da questo periodo in poi, fino a maggio. Conta questo, più che divertirsi all’inizio.

 

Ride bene chi ride ultimo, insomma. Ma arrivando primi.