Distanti ma uniti

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Inizia un’altra settimana senza calcio.
Per chi schedula gli impegni a seguito degli “appuntamenti con la squadra”, le consuete soste del campionato sono un tempo lunghissimo. Si aspetta impazienti la partita successiva e quelle della Nazionale sembrano  una perdita di tempo.

L’emergenza Covid-19 ci ha aperto gli occhi su ciò che conta oltre quei 90 minuti e i non-eroi, quelli che non indossano il camice, soffrono la straordinarietà del momento ora che l’ordinario è compromesso.
 Di esso fa parte anche il calcio. Il tifo è irrazionale e la passione totalizzante, altrimenti non sarebbe passione. 
Chi ne è arido probabilmente sta vivendo meglio l’isolamento e la quarantena; apprende solo ora un principio spesso caratteristico di quei 90 minuti: distanti ma uniti.

Sentirsi parte di una comunità di sconosciuti che si riconoscono; che scambiano cenni d’intesa allo stadio, che commentano sui social la partita come se le guardassero insieme, ognuno a casa propria vista in piedi o scalzi o con altre dovute scaramanzie.
Per alcuni è un affare di famiglia, con l’orario di cena spostato per essere concentrati al fischio d’inizio, le urla in salotto e i vicini che bussano alle pareti; o un appuntamento inderogabile con gli amici di sempre, le critiche ai giocatori, le discussioni sulla formazione. Giornate tutte uguali ogni settimana che sono tradizioni, che diventano ricordi.

È il momento in cui le priorità sono le stesse per tutti e pensare allo svago è inopportuno.
 Ma questo vale sempre, consapevoli che “il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti”. Forse da questa esperienza ne usciremo più diffidenti e individualisti, o forse lo sport sarà il veicolo per ritrovare partecipazione, condivisione e appartenenza. È un digiuno necessario che alimenta la voglia di tornare a vivere quei momenti, come si deve, con gli stadi pieni e senza paura.
 Mancano gli amici, gli abbracci, la normalità e senza la Juve ci si sente più soli.

Di Valentina De Vincenti