Dis is nod fùdbol

di Giuseppe Gariffo |

Novantasei giorni dopo è tornato il calcio. E’ tornata la Juventus.

Ho vissuto tutta la giornata, lavorativamente impegnativa come tutte quelle post-restart, in funzione dell’evento. Tutto organizzato affinchè alle 21 potessi essere comodamente sul divano per guardare la partita, con religiosa e fantozziana attitudine, dopo tre mesi pieni di astinenza.

Inizio promettente. Juve padrona del campo, Milan che sembrava il malcapitato sparring partner improvvisato di un match precampionato anni ’90. Quelli all’ombra delle cime alpine. La condizione fisica sembra già discreta, con trame di gioco rapide a due tocchi e alcuni calciatori apparentemente già in palla. Arriva perfino la scarica di adrenalina dopo un quarto d’ora, con la rapida successione del rigore sbagliato da Cristiano e dell’espulsione di Ante Rebic.

Quanto mi sei mancato, football. Era ora!

Poi però più passa il tempo più lo spettacolo inizia ad annacquarsi. CR7 sbaglia il rigore, la circolazione della palla inizia ad allentarsi e i tiri in porta scarseggiano. Il Milan resta impalpabile e insapore, ma sembra non risentire dell’inferiorità numerica più di quanto soffrisse già di quella strutturale. La Juve inizia a giochicchiare, a concedere anche una ripartenza. Un paio di palle vaganti su calcio da fermo avrebbero potuto perfino portare alla beffa. Sarri si fa prendere dall’entusiasmo per le novità regolamentari e si produce in un triplice cambio horror, che spegne inesorabilmente un impeto agonistico già calante.

Finisce stancamente 0-0, con un’ansia da divano legata più alla frequente ironia del calcio che a pericoli reali.

Ma siamo certi che questo fosse calcio? Certo, in senso stretto lo era. Ma l’impressione è che l’altra sera sia emersa l’assenza di tutti i fattori psicologici ed ambientali che rendono questo gioco il più bello del mondo. Diverso dagli sport ipertattici che lasciano poco spazio all’imprevisto esterno. Il fiato del pubblico sul collo, l’incitamento, i mugugni incidono in modo intangibile, ma reale sulle prestazioni della squadra.

Possiamo calcolare quanto questo abbia pesato sulla prova goffa di Cristiano Ronaldo e perfino sul rigore sbagliato? No, ma senza dubbio avrà inciso. Possiamo sapere se con quarantamila tifosi a pochi metri la squadra sarebbe stata più cattiva? Magari meno precisa nel giro palla veloce ma più decisa nell’attaccare la porta avversaria? A tratti sembrava un allenamento, non solo per la pochezza del Milan, e dubito che in uno stadio pieno sarebbe accaduto lo stesso. E infine – questa è certezza – senza la possibilità dei cinque cambi, Sarri non avrebbe potuto pianificare il pastrocchio messo in atto con l’ingresso di Rabiot, Bernardeschi e Khedira.

I bianconeri non terminavano una partita casalinga a reti bianche dallo Juventus-Napoli del 23 Aprile 2018 (quello del gol di Koulibaly nella nostra porta). E questo è un dato impressionante, anche se i difetti di produzione offensiva visti venerdi sera non sono certo una novità in stagione.

Il calcio è uno sport con elementi psicologici insondabili molto determinanti. Per questo motivo nessuna lavagnetta o heatmap, pur utile e per molti di noi appassionante, sarà mai in grado di dire tutto. Lo sport che vedremo nei mesi prossimi sarà, da questo punto di vista, qualcosa di diverso, nel quale queste componenti risulteranno inevitabilmente alterate.

Ce lo faremo piacere perchè il pallone ci mancava. Ce lo faremo piacere perchè ci mancava da matti la Juve. Esulteremo come sempre per le vittorie e, speriamo presto, per ogni trofeo che dovessimo sollevare.

Però Dis is nod fudbol.


JUVENTIBUS LIVE