La dipendenza da Cristiano

di Leonardo Dorini |

Sono state ore di apprensione per noi tifosi: da quando abbiamo visto Cristiano Ronaldo saltellare sulla gamba sinistra e chiedere il cambio si sono succeduti i pensieri più cupi: c’è chi ha iniziato a parlare di “un mese”, chi ha vaticinato “forse per la finale” e (ovviamente sui social) non sono mancati  gli odiatori, i più fetenti, quelli dello “speriamo sia il crociato”.

Per un paio d’ore, fino alle sue dichiarazioni rassicuranti, abbiamo perso le sicurezze; sì, abbiamo pensato che con Kean, Dybala, Marione e un redivivo Douglas Costa, a far fuori l’Ajax ce la avremmo comunque fatta lo stesso; ma ci siamo sentiti orfani, spaesati e attoniti.

Anche se CR7 è con noi da pochissimo tempo, ormai abbiamo acquisito una certa dipendenza.

Ai primi di luglio, quando lui era solo un rumore di fondo, nessuno pensava che la cosa avesse una reale concretezza; poi, siamo entrati in un sogno e nemmeno quando Cristiano ha varcato la soglia della Continassa, declamando un ormai leggendario “Giuve, Giuve”, eravamo propensi a crederci davvero.

Poi Cristiano è sceso in campo: noi che prima lo seguivamo per qualche partita, (ma poche in fondo, se si escludono quelle in cui lo avevamo contro), ora lo abbiamo avuto sotto gli occhi tutti i week-end; lo abbiamo apprezzato per la sua classe, anche quando si prendeva qualche pausa; ne abbiamo visto le sofferenze per una stagione in Champions che tardava a decollare, e poi abbiamo avuto la gioia di vedere la deflagrazione di tutta la sua forza con una tripletta decisiva e tanta, tanta leadership.

Sapevamo, sappiamo tuttora, che lo avremmo avuto per poco, e ci è già successo, recentemente (pensiamo a Tevez o al genio di Pirlo); d’accordo, abbiamo la rosa ampia, abbiamo tanti campioni (e altri ne arriveranno). Ma ora non vogliamo privarci di CR7 nemmeno per pochi giorni, abbiamo bisogno ora della sua determinazione e della sua capacità di decidere certe sfide.

E lui lo sa, ha voluto comunicare in prima persona l’autodiagnosi: conosco il mio corpo entro un paio di settimane torno come nuovo. Pare non si sia sbagliato, oggi il verdetto ufficiale a J Medical.

Il tempo di salutarlo non è ora, ci sono molte cose da fare, ancora e vogliamo continuare a dipendere da lui.