Dinamo Zagreb, tra passato e presente

di Juventibus |

Il Građanski Nogometni klub Dinamo Zagreb, in Italia noto semplicemente come Dinamo Zagabria, è la più prestigiosa squadra croata e in questo momento storico è la più forte di tutta l’ex Jugoslavia, dato che le altre big (Stella Rossa, Partizan Belgrado e Hajduk Spalato) navigano in acque torbide dalle quali non riescono a riemergere.

I Modri, soprannome del club, non hanno rivali in patria, dove vincono il campionato tranquillamente ogni anno dal 2006 ad oggi. Inoltre, dal 1993 al 2016 lo hanno vinto 18 volte: in tutta la loro storia ben 27.

Non si può parlare di Dinamo senza citare il 13 maggio 1990. E’ il giorno che, secondo la gran parte dell’opinione pubblica dell’ex Jugoslavia, ha segnato l’inizio della guerra. Quella guerra che ha portato alla distruzione del paese e alla nascita delle repubbliche indipendenti.
Allo stadio Maksimir di Zagabria i padroni di casa affrontarono la Stella Rossa: tra le due squadre e le rispettive tifoserie non esisteva più la rivalità sportiva bensì l’odio reciproco. Una settimana prima della partita in Croazia si tennero le elezioni e a vincere furono i nazionalisti di Franjo Tuđman, il quale aveva l’obiettivo di portare la Croazia all’indipendenza. Si arrivò quindi alla partita con la percezione di un clima bollente. I tifosi della Stella Rossa iniziarono a lanciare i seggiolini in campo e la polizia jugoslava, secondo molti sotto l’influenza serba, reagì in modo blando. A quel punto i Bad Blue Boys, gli hooligans della Dinamo che si ispirano a quelli del Chelsea, entrarono sul terreno di gioco con l’idea di farsi giustizia da soli. Nel disordine generale si arrivò alla scena simbolo di quella giornata, il calcio di Boban a un poliziotto (di nazionalità bosniaca) accusato dal futuro giocatore del Milan di aver picchiato un tifoso croato mentre era a terra. A causa di quel gesto Boban avrebbe poi subito una lunga squalifica che lo portò anche a non partecipare ai Mondiali di Italia ‘90.

Dopo l’indipendenza, la Dinamo ebbe bisogno di qualche anno di transizione per iniziare a dominare la Prva HNL, la Serie A croata.
Dal 1998 ad oggi i Modri possono vantare 6 partecipazioni alla Champions League, ovvero più di tutte le altre squadre dell’ex Jugoslavia. Questo, oltre alla crisi economica dei rivali storici del Hajduk Spalato e all’entrata in scena di Zdravko Mamić, ha trasformato la squadra della capitale nella padrona del calcio croato.

Ma chi è Zdravko Mamić? E’ “semplicemente” il grande padrino del calcio in Croazia. Attualmente è il vice presidente dell’HNS, la Federcalcio croata, ed è considerato un “semplice consulente esterno” della Dinamo; i fatti, tuttavia, dicono altro.
Entrato in scena nel 2003 come vice presidente esecutivo del club di Zagabria, è lui in realtà quello che comanda e decide ogni cosa. La storia di Mamić, poi, è da sempre legata alla Dinamo. Da ragazzino venne scartato ai provini e a 15/16 anni iniziò a lavorare alle bancarelle fuori dal Maksimir. Durante gli anni ‘90 cominciò a fare i soldi veri. Sfruttò le conoscenze per impossessarsi delle quote di diverse aziende locali che poi prontamente vendette ad un produttore di armi. Decise di entrare nel calcio e diventò procuratore. Lavorò direttamente ai trasferimenti di Balaban all’Aston Villa, Eduardo all’Arsenal e Ćorluka al Manchester City. Coinvolse anche la famiglia e grazie alla ASA International, guidata dal figlio Mario, si intascò numerose percentuali della vendita dei calciatori della Dinamo. La ASA nei contratti che fa firmare ai suoi giocatori inserisce delle clausole con cui si garantisce elevatissime percentuali degli stipendi e dei trasferimenti. Con il fratello Zoran, direttore sportivo dal 2007 a giugno 2016 e allenatore dal 2013 a giugno 2016, pare abbia evaso milioni dai vari trasferimenti dei big della Dinamo come Modrić, Ćorluka, Mandžukić, Badelj, Lovren, Kovačić, Jedvaj, Vrsaljko, Brozović e Halilović. Dal 2010 Modrić divide con l’ASA il 20% dei propri guadagni annuali: tutto alla faccia del conflitto di interessi. Tuttavia, non finisce qui.
Nel 2012 Davor Šuker venne nominato presidente della Federcalcio: l’ex attaccante del Real Madrid, non “a gran sorpresa”, è un uomo di Mamić. Durante le qualificazioni per Euro 2016, l’allenatore Niko Kovač venne esonerato: ufficialmente ciò avvenne a causa di un pareggio contro l’Azerbaigian e una sconfitta con la Norvegia; l’opinione pubblica, tuttavia, diede la colpa al deterioramento dei rapporti con il padre/padrone del calcio croato causato dal fatto che i giocatori della Dinamo non fossero più convocati. Al suo posto venne nominato un fedelissimo, Ante Čačić, che ad oggi continua a mettere in mostra i tanti talenti dei Modri. Con il nuovo tecnico trovano spazio i vari Ćorić e Rog, mentre Halilović viene escluso nonostante un’ottima stagione allo Sporting Gijon.

Tuttavia, la Dinamo non è solo Mamić: il suo segreto è soprattutto il settore giovanile. Certo, non è paragonabile per strutture e metodo a quello del Partizan, però porta risultati concreti sia in termini di giocatori che di denaro.
La filosofia della Dinamo è molto flessibile fino all’under 12, infatti l’ingresso è libero dai 6 agli 8 anni, per poi proseguire per talento. Arrivati ai fatidici 12 si inizia a fare sul serio: viene imposto il 4-3-3 come base su cui lavorare.
Si cerca di stimolare la competizione e di sviluppare, oltre alle capacità tecniche, anche la voglia di prevalere sull’avversario e il rendimento sotto pressione: nulla di diverso da quello che succede in tante big d’Europa.

Nel 2006 accade la svolta che ha permesso di creare una vera e propria catena di montaggio di giocatori talentuosi. La dirigenza della Dinamo, già da qualche anno alla ricerca di una possibile squadra satellite, trova la Lokomotiva Zagreb, la quale soddisfa tutti i criteri desiderati. Successivamente iniziano i prestiti dei migliori giocatori dalla satellite alla centrale e, in sole quattro stagioni (e altrettante promozioni), quella che nei fatti è una seconda squadra, arriva nella massima divisione.
La collaborazione con la Lokomotiva ha iniziato a portare risultati concreti in termini di profitto dal 2012, con 20 milioni di euro incassati dalle vendite dei giocatori. Stabilmente ogni anno, la Dinamo vende i migliori tra di essi: quasi tutti hanno inoltre seguito un periodo di formazione nella sorella minore. Infine, il campionato croato è composto da 10 squadre che si affrontano in un doppio girone di andata e ritorno per 36 giornate totali: Dinamo e Lokomotiva si affrontano per quattro volte e la squadra satellite viene sconfitta in quasi tutti gli scontri diretti, in alcuni casi con episodi dubbi a favore degli uomini di Mamić.

Nonostante non abbia iniziato la stagione nel migliore dei modi e abbia già cambiato allenatore dopo la sconfitta con il Rijeka, che sembra la rivale meglio attrezzata in campo nazionale, difficilmente il dominio della Dinamo verrà interrotto e, con ogni probabilità, continuerà a durare per diversi anni sfruttando il proprio strapotere economico e politico sul resto del movimento calcistico croato.

 

Di Lazar Perovic @LazarPerovic91