Dilemmi di uno scudetto di mezza estate

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Silvio Russo 

 Al secondo match point, con la vittoria ottenuta in casa contro la Sampdoria, la Juventus si assicura matematicamente il nono scudetto di fila. Sicuramente il più strano: vuoi per il lockdown, vuoi per le partite senza tifosi, vuoi per le partite in piena estate. Assodato che la meta è più importante del viaggio, è bene analizzare cosa ci lascia questa Serie A appena conclusa(a parte il tricolore cucito sul petto). Andando dietro alle parole dello stesso Sarri (“la squadra si valuta su quanto è stato fatto in campionato”), analizziamo le incertezze che ci hanno accompagnato durante questo percorso vincente.

Sarri arriva un anno fa con l’arduo compito di vincere e convincere, secondo la precisa idea della dirigenza di impiantare nella squadra una nuova filosofia di gioco volta a comandare le partite. Si può dire con certezza che il terreno trovato dal buon Maurizio non era di certo dei più fertili. Un gruppo abituato da troppo tempo a giocare in un certo modo e tanti fuoriclasse un po’ restii al repentino cambio dei dettami tattici. Si parte con due moduli: 4-3-1-2 (presto accantonato) e 4-3-3. Ma saranno parecchi gli intoppi che creeranno grattacapi a staff tecnico e societario.

– L’infortunio di Chiellini

Toglie sicurezze al reparto e costringe De Ligt a velocizzare il suo ambientamento nel calcio italiano. L’olandese soffre nella prima parte, causa un po’ di rigori per fallo di mano e non trova neanche modo di tirare il fiato quando dovrebbe (complice l’infortunio di Demiral). Nel 2020 è in crescita continua e dimostra di valere l’investimento fatto dalla società per portarlo in bianconero.

– Il ruolo di Dybala

Da sicuro partente, al mancato scambio con Lukaku, fino a diventare prima punta dello scacchiere bianconero. Le difficoltà nel convivere con Ronaldo, già palesi nello scorso campionato, persistono, e Sarri cerca in tutti modi di far crescere l’intesa tra i due. Cosa che avviene nel post lockdown con questo 4-3-3 che in fase difensiva diventa un 4-4-2; ma le riserve su questa problematica tattica restano. La sensazione è che Sarri non voglia fare mai a meno della tecnica e del talento di Paulo, ma che allo stesso tempo preferirebbe una prima punta vera che possa completare al meglio il suo 4-3-3, dando un punto di riferimento alla squadra e riempiendo l’area di rigore avversaria. Quando non c’è Higuain al centro del tridente, infatti, il gioco ne risente nella sua fluidità e ci si affida di più alle giocate soliste di Dybala e Ronaldo. Non è un caso che le migliori prestazioni bianconere di Dybala siano arrivate quando Paulo ha giocato in appoggio a Mandzukic nel 3-5-2 o da trequartista nel 4-2-3-1. In quest’ottica non si fa fatica a capire perchè la dirigenza ha provato fino all’ultimo a scambiarlo con Lukaku.– L’involuzione di Pjanic

Si è passati da “Pjanic deve toccare 150 palloni a partita” a “contro squadre fisiche ho preferito fare altre scelte” all’inevitabile cessione. Avrebbe dovuto essere il faro del gioco di Sarri e invece, dopo un avvio incoraggiante, si è spento fino a mostrare tutte le ombre già intraviste l’anno precedente. La consacrazione tra i grandissimi registi non c’è stata ed è proprio la sua la prima testa a saltare nella rifondazione del centrocampo bianconero. Fa da contraltare all’esplosione di Bentancur, che sorregge quasi da solo il reparto, anche se l’uruguagio si muove decisamente meglio da mezzala che non da regista.

– Acquisti non all’altezza.
Ramsey, Danilo, Rabiot in ordine decrescente di livello di delusione delle aspettative. Non pervenuto il gallese, troppo poco il brasiliano, inserimento lentissimo per il francese (che però inizia a dare segnali importanti).

– Giocatori a fine ciclo
Infortunati cronici, come Khedira, De Sciglio, Douglas Costa, Chiellini(?); Involuti, come Pjanic e Alex Sandro. Già detto del bosniaco, il laterale brasiliano continua la sua involuzione di rendimento iniziata qualche tempo fa. A prestazioni non all’altezza aggiunge grossolani errori che portano facilmente alla rete le compagini avversarie. Inadatti: Matuidi, Bernardeschi. Il francese fa tanta legna, ma, in un centrocampo che non ha un’anima e a cui è richiesto di palleggiare con scambi corti e veloci, sembra un pesce fuor d’acqua. Federico sembra in un tunnel senza uscita e la motivazione che chi scrive adduce a tutto ciò è una sola: il peso della maglia bianconera.

Anche se questa stagione ha dimostrato le carenze di una rosa vecchia e a tratti incompleta per ciò che necessita l’allenatore, è ovvio che non potrà essere solo il mercato a porre rimedio a tutto ciò, anche a causa del poco tempo a disposizione per preparare la nuova stagione. Sono già stati acquistati due giocatori giovani di grande prospettiva e di sicuro ci sarà ancora qualche cambiamento. E con la speranza di un pronto ritorno alla normalità dei tempi di allenamento e partita, lo staff tecnico (con un anno in più di conoscenza di ambiente e giocatori) saprà far girare i ragazzi al meglio.

Nel frattempo abbiamo una Champions da giocare: “arriva il bello e il difficile”. L’appuntamento del 7 agosto è troppo importante. L’unica cosa che conta è sempre la stessa: vincere!


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