Dilemma Ronaldo, vittima o carnefice?

di Michael Crisci |

Dopo gli ultimi due anni, la premessa è d’obbligo, e anche doverosa: la Juve non è ancora fuori dalla Champions, perché un 2-1 in trasferta in Champions rientra nel novero dei risultati ribaltabili. Tuttavia, la premessa si attiene ai soli ottavi di finale, ma il discorso sulla competitività della Juventus in Champions League nell’ultimo triennio va affrontato (sempre che la Juve non evolva miracolosamente, facendoci sognare un soggiorno a Istanbul nel finale di maggio), e non può che intrecciarsi sull’uomo su cui è stato incentrato il “progetto” (se vogliamo chiamarlo così): Cristiano Ronaldo.

Ronaldo è umano, e nonostante i suoi numeri, può essere messo in discussione. Almeno, questa è la visione del sottoscritto, che non ha lesinato, nel suo piccolo, critiche (giuste o sbagliate) ad alcuni atteggiamenti del passato.

Dunque, il Ronaldo visto a Oporto, come quello visto a Madrid nel 2019 e Lione nel 2020, è assolutamente “killerabile“.

Poi, però, il discorso deve assolutamente essere ampliato, e comprendere i quasi 3 anni di connubio tra il portoghese e i bianconeri.

Innanzitutto, va individuata la genesi dell’acquisto, spiegata con molta nonchalance da Fabio Paratici in una vecchia intervista, nel quale affermò che l’idea di prendere Ronaldo nacque dall’intento di dare una scossa all’ambiente (l’alternativa era “prendere Icardi e far scoppiare un casino“). Tutto ciò retaggio del finale del ciclo Allegri, trascinato probabilmente oltre la sua naturale scadenza.

Attorno a Ronaldo non vi è mai stato un vero progetto tecnico, prova ne sono i 3 allenatori in 3 anni (uno a fine ciclo appunto, uno fuori contesto, un neofita), e i calciatori acquistati quasi a random (Can svenduto un anno e mezzo dopo, Cancelo, Spinazzola durati solo un anno, venduti come Kean in nome delle plusvalenze, gli inefficienti Ramsey e Rabiot presi a 0 ma strapagati a livello di ingaggio, pur con le agevolazioni del decreto crescita). Il solo de Ligt è stato un acquisto alla sua altezza. Senza contare la serie di calciatori oramai finiti o senza più stimoli che gli sono gravitati attorno, come l’intelligentissimo Khedira, il body guard Matuidi, Manduzkic, scoppiato dopo 3 mesi di convivenza, i vari Pjanic, Higuain, Douglas Costa etc…

L’ultimo settembre si è cercato di ringiovanire la rosa, e quindi si è puntato più su calciatori futuribili che su vere certezze. A elementi come Kulusevski, Chiesa, McKennie, ma anche Demiral, arrivato lo scorso anno, ad oggi è pretestuoso chiedere di più.

Da qui l’assunzione che Ronaldo per la Juve, nonostante le caterve di gol, sia stato un blocco per la crescita generale del resto della squadra, vista la necessita di salvaguardare il bilancio e la mancanza di fondi per operare una ristrutturazione più profonda della rosa. Ronaldo il carnefice (indiretto, ovviamente).

Ma se Ronaldo in realtà fosse una vittima? Perché i soldi negli ultimi anni sono stati comunque spesi, e forse alcuni investimenti, anche sugli ingaggi, sono stati troppo avventati. I soldi su Kulusevski (che, come detto, ha il diritto di sbagliare anche una stagione a 20 anni), potevano essere investiti su un attaccante veramente forte da affiancare a CR7 (Haaland?). Gli stipendi di Ramsey e Rabiot potevano essere utilizzati per un centrocampista realmente affidabile, al livello dei vecchi compagni di squadra di Ronaldo, Kroos e Modric?

Insomma, la Juve poteva permettersi di mantenere Ronaldo, e ha sbagliato a costruirgli la squadra attorno, o il vero ostacolo è stato proprio l’ingaggio del portoghese?

L’unica cosa sicura è che, analizzando i fatti (fino a ieri unico marcatore nella fase a eliminazione diretta negli ultimi due anni), e sperando in un ritorno vittorioso col Porto, fino ad ora, tra la Juve e Ronaldo, se c’è qualcuno in debito, non è certamente il secondo.


JUVENTIBUS LIVE