Dilemma Rakitic, serve davvero a questa Juve?

di Michael Crisci |

Le probabilità che negli ultimi giorni di mercato la Juve non concluda più alcun affare sono alte, ma la vulgata continua a mettere sul piatto tanti nomi, per tutti i ruoli. Uno dei più inflazionati delle ultime ore è quello di Ivan Rakitic, mezzala croata del Barcellona, che non ha certo bisogno di presentazioni. Il centrocampista classe ’88 ha vissuto un’annata controversa la scorsa stagione, e medita di lasciare la Spagna, contraccambiato dallo stesso Barça, non più soddisfatto del suo rendimento.

Sulle qualità di Rakitic, come detto, è impossibile fare discussioni; Sia con Basilea, Schalke, Siviglia e appunto Barcellona, il numero 4 blaugrana ha saputo dominare la scena negli anni (fu lui, ad esempio, ad aprire le marcature nella finale di Berlino del 2015). La sua qualità gli ha permesso di stare al top sia coi club, che in nazionale, con la finale mondiale in Russia raggiunta nel 2018 (dove, probabilmente, ha giocato un mondiale forse superiore al Pallone d’Oro Modric)

Il vero dilemma risiede nell’idea che l’attuale Rakitic possa o meno servire, in senso lato, a questa Juventus. Il mercato a centrocampo, in questa sessione, si è basato sull’acquisizione a parametro 0 di due potenziali titolari; prendere Rakitic per insidiare Ramsey e Rabiot sarebbe una scelta saggia? Il francese e il gallese sono stati presi e scelti, a torto o a ragione, come gli elementi adatti un salto di qualità in mezzo; prendere un altro centrocampista (che non sia Pogba o Eriksen), dà l’idea di volere meramente fare mucchio.

Inoltre, vi è anche il discorso economico-finanziario, legato all’età del giocatore; Rakitic è apparso in netto calo, e la sua età porta a pensare che il prossimo contratto, l’ultimo, possa essere il contratto della vita. La Juve, già in over-booking per quanto riguarda gli ultratrentenni, dovrebbe caricarsene un ulteriore, con ingaggio alto, difficilmente rivendibile in futuro. Spesso si tende a considerare solo il primo anno di contratto, quando si prende un forte ultratrentenne, ma le problematiche arrivano successivamente, quando il rendimento comincia a calare, ma l’ingaggio, e il conseguente peso a bilancio, restano immutati. Insomma, tenere gli 87 Khedira e Matuidi, vendere il 94 Emre Can (attraverso uno scambio?), e magari qualcun altro (Bentancur?), per far spazio a un classe ’88, non ha molta logica.

A prescindere dal discorso sulla qualità tecnica, abbiamo osservato tutti cosa significa avere in rosa giocatori in là con l’età, restii a cambiare maglia. Il percorso più logico, una volta incassati tali rifiuti, porta poi a cercare plusvalenze e guadagni immediati attraverso giocatori molto più futuribili (Cancelo, Kean, Emre Can e Bentancur appunto). Significa quindi restare sempre in balia del mercato, e non avere più la minima programmazione. E l’attuale situazione è imparagonabile rispetto ad altri momenti storici, e ad altri elementi (Pirlo, Tevez, Dani Alves)

Quello che accadrà negli ultimi giorni nessuno può immaginarlo, ma la speranza è che la Juventus ragioni con la testa e non con la pancia. Come ha spiegato giustamente il nostro Jacopo Azzolini, consegnarsi al player trading impone scelte logiche e un cambio di rotta sulle modalità di fare mercato. A cominciare da questi ultimissimi giorni di mercato.


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