Com’è difficile essere Maurizio Sarri

di Valeria Arena |

scudetto

La settimana scorsa, quando è uscito fuori il nome del cane Ciro, è finalmente diventato chiaro quanto sia difficile oggi essere Maurizio Sarri. Ogni trono, infatti, ogni poltrona scomoda, sedia che scotta, ma anche ogni sgabello tanto ambito quanto ostico, ha in dotazione un cane, o in generale un animale, che ha il compito di alleviare le sofferenze, placare le coscienze e riempire quel vuoto e quella solitudine di cui si nutre il potere.

Voglio dire, pure Putin e la regina Elisabetta sembrano più umani e meno algidi quando giocano o passeggiano in compagnia dei loro cani; e anche Silvio, nel vuoto pneumatico della sua eredità politica, ha scelto Dudù, il barboncino gentiluomo che capisce meglio di certi politici, come bastone della sua vecchiaia.

Maurizio, invece, ha Ciro, e se è vero che non deve andare in guerra, mediare tra fazioni distanti e decidere i destini del mondo, poco ci manca. Insomma, provateci voi ad affrontare il primo anno sulla panchina della Juve con un guerrafondaio che ti sta attaccato ai polpacci e che conosce come le sue tasche un ambiente per te completamente nuovo e intimamente sconosciuto. Un leggero svantaggio che, sommato alla lista dei desideri che esigiamo si avverino in tempi brevissimi e con una certa facilità di manovra, ha le carte in regolare per mandare al manicomio. Da qui l’importanza di Ciro che, capendone meglio di calcio di certi professionisti del settore e di tutto l’Internet messo insieme, non chiede, non domanda, si fida.

Ora, constato che Sarri è in grado di battere Conte sul campo e che Conte non è quel nato dalla tempesta, padre dei draghi e distruttore di catene che per anni ci siamo raccontati perché traumatizzati e lasciati male,  spostiamo l’attenzione sul vero nocciolo della questione, e cioè la guerra di nervi interna. Interna alla Juve, laddove per interna si intende tra allenatore e tifosi e tra allenatore e calciatori, avendo già la società fatto la sua scelta. Conte, che è pur l’ostacolo tangibile da superare, viene immediatamente dopo. 

Banalmente, ad Allegri veniva chiesta la continuità con qualunque mezzo, e già all’epoca ci sembrava la luna, a Sarri, invece, viene chiesta la continuità con un solo mezzo, il che è effettivamente la luna. A uno la fama, all’altro la gloria. Al primo l’oro, al secondo il regno dei cieli. Il tutto combattendo e lavorando su due fronti che effettivamente sono i fantasmi delle due Juve passate. Sarri, sul quale le riserve sono legittime e umane, è così il primo allenatore chiamato a uccidere due spettri contemporaneamente, uno in carne e ossa e l’altro invisibile eppure sempre presente.

La fede al dito, però, o il lucchetto con l’incisione dei propri nomi, fate un po’ voi, ha le sembianze di un trofeo anche per i palati più fini, ecco perché alla prima occasione mancata si è alzato in aria un coro di sclero che fortunatamente non aveva un’unica voce. Sarri, lo sa, lo sa, anche se molti di noi fanno finta che non lo sappia anche quando parla attraverso altri, lo sa che il giorno in cui convolerà a nozze sarà quello in cui riempirà un altro scaffale del museo. 

Lo sa, ha solo beccato una Signora più esigente, più viziata, più inflessibile. Lo sa, ecco perché è difficilissimo essere Maurizio Sarri di questi tempi.