5 differenze tra Real-Juve e Roma-Barcellona

di Alex Campanelli |

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Abbiamo ancora tutti negli occhi l’impresa titanica, perché di tale si tratta, compiuta dalla Roma contro il favoritissimo Barcellona, forte del 4-1 dell’andata ma soprattutto del suo valore assoluto. Il calcio è imprevedibile, i miracoli esistono, ma considerare tale il capolavoro compiuto ieri sera dai ragazzi di Di Francesco sarebbe decisamente ingeneroso nei confronti del tecnico e dei giocatori, protagonisti di 90′ impeccabili dal punto di vista fisico e mentale. Lasciando fuori retorica, casualità e quant’altro, ecco 5 razionali differenze tra la partita di ieri e quella che la Juventus giocherà questa sera a Madrid.

1) Il Santiago Bernabeu – Prima motivazione, la più banale ma non per questo sottovalutabile. La Roma ha rifilato 3 gol al Barça sospinta dall’Olimpico, così come lo scorso anno la Juve schiantò i blaugrana con lo stesso punteggio anche grazie al calore dello Juventus Stadium. Il fattore campo esiste, centinaia di studi statistici lo dimostrano, e sperare di rifilare 3 gol al Real Madrid al Bernabeu è impresa ancor più proibitiva di quella compiuta dai giallorossi. A chi considera marginale il fattore ambientale, ecco alcuni numeri: il Real Madrid di Zidane non ha mai perso in Champions League in casa, il Real in assoluto non perde in casa in Europa dal 10 marzo 2014 (3-4 contro lo Schalke 04, qualificazione comunque acquisita), il Real non viene eliminato dalla Champions a causa di una sconfitta casalinga dal 27 aprile 2011 (0-2 contro il Barcellona).

2) La gara d’andata – All’apparenza i due risultati ottenuti da Juve e Roma nelle gare d’andata sono simili, in realtà le due partite hanno avuto un decorso decisamente diverso. La Juventus, per quanto abbia provato a sfondare a più riprese il muro madrileno, nell’arco dei 90′ è risultata complessivamente inferiore agli ospiti, uscendo dalla partita dopo il 2-0 di Ronaldo e dimostrandosi obiettivamente su un piano differente rispetto ai bicampioni d’Europa. I giallorossi al contrario, complice un Barcellona per nulla brillante, sono rimasti aggrappati alla gara nonostante episodi decisamente sfortunati, sia tecnici che arbitrali, dimostrando di possedere le armi per far male ai blaugrana, pienamente sfruttate poi nella partita di ritorno. Fin troppo sicuro a causa del 4-1 casalingo, Valverde non ha adottato alcuna contromisura per arginare gli schemi di Di Francesco, venendo travolto. Per sorprendere Zidane, Allegri dovrà invece inventarsi qualcosa di nuovo, dato che la partita dello Stadium ha messo a nudo tutti i difetti della Juve mascherando quelli del Real.

3) L’assenza di Dybala – L’architrave sul quale la Roma ha costruito il successo di ieri sera è stato senza dubbio Edin Dzeko, pericolo costante nei pressi dell’area del Barça e totem al quale aggrapparsi sia per smistare la palla in avanti sia per nasconderla in caso di necessità. In partite come questa c’è bisogno di aggrapparsi a giocatori di livello assoluto, meglio ancora se più d’uno, e Paulo Dybala poteva senz’altro rappresentare una delle più credibili speranze di rimonta; senza i guizzi dell’argentino, parliamo dei tiri da fuori ma anche della capacità di creare superiorità numerica, la Juve perde una delle sue armi più letali, forse la più mortifera. Detto dell’assoluto valore internazionale di Douglas Costa, Cuadrado e Pjanic, soltanto una prestazione monstre di Gonzalo Higuain potrà spostare l’ago della bilancia in Real-Juve.

4) Il Real Madrid non è il Barcellona – A dispetto di quanto mostrato dalla classifica della Liga, al momento il Real è una squadra molto più temibile del Barça in Champions League. Le merengue hanno eliminato quasi senza affanno il Paris Saint-Germain di Neymar, hanno passeggiato allo Stadium come nessuno aveva fatto prima, e sono guidate da un tecnico dal quale stasera ci aspettiamo tutto meno che un calo di tensione, come abbiamo già avuto modo di scrivere a più riprese. Forse addirittura rafforzato dal risultato di ieri, Zidane stasera metterà in campo una squadra che avrà come imperativo quello di non mostrare il fianco alla Juve, rispettandola fino alla fine e giocando alla morte come se il risultato dell’andata non esistesse. In pratica, tutto il contrario di quanto fatto dal Barça all’Olimpico: affinché si compia un’impresa, è necessario che la squadra sfavorita giochi oltre le proprie possibilità, ma anche che la favorita prenda sottogamba l’impegno o renda sul campo molto meno della norma, e ciò appare molto complicato.

5) Massimiliano Allegri – Eusebio Di Francesco meriterebbe una statua per quanto compiuto nella doppia sfida contro il Barcellona: la sua Roma per 180′ minuti non ha mai avuto paura di Messi (Messi, eh!) e compagnia, ha sempre giocato a viso aperto, non ha mai provato a chiudersi in difesa e ripartire ma è rimasta fedele al proprio piano gara, venendo premiata con una qualificazione inattesa ma meritatissima. Allegri non è assolutamente inferiore a Di Francesco nella preparazione della singola gara, ha ormai accumulato grande esperienza in Europa, semplicemente ha sbagliato assetto e approccio nella gara d’andata (capita, è appena successo anche a un semidio come Guardiola), ciò va riconosciuto al di là delle simpatie o delle (più diffuse) antipatie nei confronti del nostro mister. La Juventus e Allegri domani non hanno nulla da perdere, e se il Real Madrid è avversario più ostico del Barcellona, è altrettanto vero che la Juve in Europa ha un peso e un blasone molto superiori a quelli giallorossi; anche i bianconeri hanno le carte in regola per giocarsi la partita della vita, sotto ogni punto di vista, al Santiago Bernabeu. Questa sera scopriremo se basterà.