I difetti Juve oltre il tridente

di Luca Momblano |

Ritorniamo alla partita. E’ la Juve che palleggia dal basso, cadenzata, chiamando scientemente in causa i due centrali dietro per far uscire il Napoli e colpirlo addosso alla difesa con un gioco diretto che possa esaltare la scelta delle tre punte dal primo minuto? E’ Sarri che ribalta le indicazioni del 2020 perché pensa di conoscere questo Napoli meglio di chiunque altro? O è il Napoli a costringerci a questo copione lavorando soprattutto alla dorsale Pjanic-Dybala (l’argentino ha operato da raccordo dietro la punta, Higuain, defilando Ronaldo in territori antichi, qua largo a sinistra, qua largo a destra)? Oppure abbiamo supposto qualcosa che non si è verificato, tipo palleggiare pulito per uscire in corsia, dove però i traversoni dalla trequarti di Alex Sandro (di solito sulla schiena dell’avversario diretto) e Cuadrado (frustate alla cieca, che in passato hanno anche funzionato, alla ricerca delle uniche sortite dentro l’area di rigore di CR7 per quelli che sono solitamente dei veri e proprio uno contro cinque negli ultimi undici metri) non sono esattamente ciò che andavamo cercando scegliendo un tecnico dai canoni di gioco complementari a quelli del predecessore? Queste e altre domande restano lì, appese e sospese.

Ma una risposta a chi ha messo al centro del dibattito circa la sconfitta del San Paolo la scelta del tridente dal primo minuto sorge spontanea: non è lì il corto circuito perché con Cristiano, Dybala e Higuain a preoccuparsi deve essere sempre l’avversario. Preoccuparsi di non far portare alla Juventus il pallone ai 25 metri. Preoccupazione che il Napoli ha risolto vincendo tutti i duelli a centrocampo, arginando ai 30 con Demme e occupando centralmente il campo. Non si comprende perché piuttosto si offenda con un uomo solo quando si cerca l’ampiezza (e che si difenda anche in modo isolato, ma questo è un altro discorso). Che poi è uno e mezzo a destra solo perché Cuadrado ha quelle caratteristiche peculiari lì, che gli permettono di fare il boia e l’impiccato (crocefisso sui gol, ma da notare che la giocata sistematica sul lato debole contro il colombiano ha costretto Cuadrado a disimpegnare in solitaria almeno 5/6 situazioni analoghe in precedenza).
Che la difesa partenopea fosse il reparto attaccabile siamo tutti d’accordo. Quindi ci sta che Sarri abbia ragionato in modo basico: andiamo a prenderci tutto e subito, il tridente fa paura, alimentiamo le loro insicurezze, eccetera eccetera. Piuttosto – con tutto che Sarri una risposta netta alla matrice del gioco di trasmissione tra i reparti non l’ha ancora data – il problema è impresso sull’altra faccia della medaglia: se giochi così, devi pressare con i tre e almeno due di questi devono proporsi per una partita di sacrificio per dirla con i termini che si utilizzavano i tempi di Del Piero, Vialli e Ravanelli. E, se non si sacrifica Higuain – per natura stessa dei calciatori in questione – la Juve può soffrire. E così è accaduto. E così i centrocampisti hanno corso male e a vuoto. E così non erano tranquilli perché in possesso non posseggono allo stadio attuale giocate memorizzate di uscita (troppo poco la verticale veloce di Bonucci o Pjanic per il vertice alto del rombo).
Visto che però interessano così tanto di tre davanti, una cosa va aggiunta in attesa di capire come reagiranno i calciatori alla stecca, qualcosa magari che vada oltre i tre minuti più recupero di domenica sera. Ed è a titolo di sensazione personale: ho pensato e intuito che Ronaldo, Higuain e Dybala nutrissero una voglia matta di giocare insieme a dispetto delle frenate verbali di Sarri. Durante Napoli-Juve diverse volte mi sono chiesto perché. Perché ognuno sembrasse giocasse per sé. Perché non stare, almeno a tratti, vicini vicini. Perché non cercarsi. Perché pensare, ognuno, di voler essere il match-winner. Che di solito accade quando non contempli l’idea di un piano alternativo. L’idea che esista un risultato diverso. Che il risultato va sempre costruito da zero. E che va ricostruito attraverso nuovi progetti a gara in corso quando i mattoni non tengono. Anche se hai in serbo CR7 che vale sempre almeno uno. E a questo, nella confusione del giorno dopo, ci aggrappiamo. Molto più che alla classifica provvisoria.