Juve a zona sui corner e il 2-2 dell’Atletico Madrid

di Giulio Gori |

Nelle prime quattro partite ufficiali della stagione, la Juventus ha subìto cinque gol, quattro dei quali da calcio piazzato.

Tre, in particolare, nascono da calci di punizione, dove da decenni tutte le squadre al mondo difendono a zona, e sui quali emergono evidenti limiti di sincronia nei tempi dei movimenti tra i giocatori bianconeri. Incertezze che a inizio stagione possono starci, ma che vanno risolte molto in fretta.

Il secondo gol subìto dall’Atletico è invece il primo che la Juventus incassa da calcio d’angolo.

Ma nel corso di tutta la partita del Wanda Metropolitano si è vista una grande sofferenza della Juventus su questa situazione. Figlia, anche stavolta, dell’inizio di stagione, ma anche di un cambio di filosofia – visto che Sarri sceglie di difendere a zona, e in questo caso è una minoranza di allenatori, corposa ma comunque minoranza, a preferire questo sistema alla marcatura a uomo – e da una scelta molto precisa di Simeone.

La premessa è chiedersi perché difendere a zona sui corner.

La marcatura a uomo, se ben eseguita, non dà alcun vantaggio posizionale a chi attacca, permette di assegnare un difensore forte di testa a un colpitore pericoloso, ma è penalizzante quando la squadra avversaria riesce a fare buoni blocchi sui difensori (il gol di Cristiano Ronaldo in Juve-Ajax 1-2 è un recente caso scolastico) ed è passibile di sanzioni arbitrali, perché porta facilmente al fallo (attaccanti e difensori, ma nel secondo caso la sanzione è pesantissima).

La zona permette di tenere i difensori più forti nella zona calda, evita di fatto situazioni che possono portare al calcio di rigore ed è facilmente digeribile da giocatori che non hanno la marcatura nel proprio pacchetto culturale, ma richiede una sincronia perfetta, comunque grande aggressività ed è vulnerabile quando gli avversari partono con la rincorsa e arrivano a saltare sulla linea, che salta da ferma, della difesa.

Sarri, nella conferenza stampa dopo Atletico Juventus, ha ribadito di voler continuare con la zona sui calci d’angolo e a questo proposito ha fatto anche una considerazione interessante: in epoca di VAR, i falli sistematici che attaccanti (per liberarsi) e difensori (per evitare i blocchi) fanno in queste situazioni sono molto facili da individuare e da sanzionare. A tutto danno di chi difende, visto che se fa fallo è immediatamente rigore.

Resta il fatto, però, che al momento sui corner la Juve fa molta confusione. Simeone è stato bravo a chiedere ai suoi di calciare sistematicamente lungo, dove la zona è più vulnerabile, perché mentre gli attaccanti arrivano col terzo tempo, i difensori saltano da fermi (al contrario di Montella, che contro la Juve ha puntato sul primo palo dove invece questo sistema è più blindato; la ragione è presto detta: quando si difende a zona si guarda il pallone e lo si aggredisce avanzando). Nell’errore bianconero, emerge però grande confusione sui compiti e sulla sincronia. Ma anche un problema di schieramento.

Partiamo dal momento della battuta.

La Juventus difende con uno strano 1+5+1. Vale a dire che, escludendo Cuadrado che si mette vicino all’angolo e a parte il duo Ramsey-Dybala che è schierato nella parte alta dell’area, le file deputate a difendere sui colpi di testa sono tre:

– Bentancur è a protezione del primo palo.

– Poi viene la linea a 5, nell’ordine (partendo dal più vicino al corner) Danilo, Ronaldo, Bonucci, De Ligt e Alex Sandro.

– Sulla seconda linea, quella più avanzata, il solo Matuidi, e in posizione piuttosto arretrata rispetto al punto di battuta, ovvero verso il lato debole. Sulla seconda linea, sul lato forte, non c’è nessuno. Delle due l’una, o c’è un errore di piazzamento, o più semplicemente magari un Ronaldo preferisce partire due passi indietro per prendere la rincorsa. Proprio per evitare di essere sovrastato saltando da fermo.

Fatto sta che sul colpo di testa di Herrera, i due juventini che provano a chiudere sono Matuidi e De Ligt, che partono da una posizione molto poco vantaggiosa (ovvero arrivano da dietro) e non hanno una reale possibilità di chiuderlo. Qualcuno sottolinea che Dybala avrebbe dovuto provare a fare da maggiore ostacolo al giocatore avversario in partenza di rincorsa. Forse sì, ma se il numero 10 bianconero avesse seguito il giocatore dell’Atletico avrebbe solo creato maggiori difficoltà all’intervento dei compagni più forti di lui di testa.

Chi doveva andare a contendere il pallone in quel punto?

A colpo d’occhio, la responsabilità sembrerebbe di Ronaldo o di Bonucci.

Ma guardando un calcio d’angolo battuto dall’Atletico nel primo tempo, le cose diventano più chiare. Quello strano 1+5+1 è, sarebbe dovuto essere, un bel più classico 4-3 schierato con due diagonali negative. La posizione di Higuain, al centro della linea più avanzata, sarebbe dovuta essere quella occupata a fine della partita da Ronaldo. Quindi, è abbastanza chiaro che lì si è creato un buco pericoloso, cui ha contribuito il caos di fine partita.

La domanda che resta aperta è una sola: ha semplicemente sbagliato Cristiano Ronaldo o i compiti assegnati ai sostituti (che entrano in campo con le informazioni su chi deve cambiare posizione) non erano chiari?

Resta però un altro punto.

Se la linea più arretrata della Juventus sembra molto forte, la seconda, anche con i titolari, non pare altrettanto adeguata: la Juve partita dal primo minuto ha cinque lunghi molto forti di testa. Danilo e Higuain sono un po’ al di sotto.

Per comporre una zona adeguata, servono almeno 6, ma di solito 7, giocatori bravi in questo fondamentale. Tanto che una squadra forte sul gioco aereo come l’Atletico l’ha messa varie volte in difficoltà, proprio calciando palloni sopra le teste di Higuain e Danilo. Certo, i madrileni sono forti come pochi altri sui calci piazzati, la Juve resta molto forte di testa e con altri probabilmente soffrirà di meno. L’impressione però è che per la difesa zona sui corner la rosa Juve possa essere un po’ con numeri contati, troppo al limite. E che i cambi possano far saltare questo equilibrio.