Perché la difesa a tre non muore mai

di Giulio Gori |

Una volta, in un tempo non troppo lontano, la difesa a tre era patrimonio delle squadre più difensive. Con gli esterni di centrocampo che scivolavano sistematicamente sulla linea arretrata, una barricata con cinque difensori era spesso il modo migliore per affrontare una squadra più quotata. Negli anni recenti le cose sono cambiate. C’è chi gridò allo scandalo quando a ricorrere alla difesa a tre fu Conte, per poi doversi rimangiare tutto quando anche Guardiola, teorico del gioco di posizione, ruppe col dogma della linea a quattro. E, almeno alla luce delle prime partite della Juventus versione 2018/2019, lo spirito della difesa a tre secondo Massimiliano Allegri sembra quello del modulo da rispolverare quando c’è da assediare le altrui barricate.

Il primo punto l’allenatore bianconero l’ha spiegato nella conferenza stampa alla vigilia della partita contro lo Young Boys: «Giocherò con tre centrali in difesa e due a centrocampo, o con due centrali in difesa e tre a centrocampo». Al di là del fatto che almeno nei primi minuti Allegri ha scelto un 3+3, il senso del discorso è la densità nella parte centrale del campo: non tanto per creare superiorità numerica in fase di gestione del pallone nelle uscite dalla difesa, quanto per gestire al meglio le transizioni difensive, per non esporsi alle ripartenze avversarie. In altre parole, chi sogna un 4-4-2 (o un 4-2-3-1) che metta insieme tutti i giocatori più tecnici della rosa, almeno in questo momento si metta il cuore in pace. Allegri almeno per ora è in cerca degli equilibri, più che della fantasia a tutti i costi. E là, nel mezzo, si gioca almeno in cinque.

Quindi, almeno per questi primi mesi dovremo abituarci a un 4-3, a un 3-4 o a un 3-5. Ma perché schierare la difesa a tre contro squadre come il Bologna o lo Young Boys? Premesso che Allegri ha più volte dimostrato di avere poca fede e molto pragmatismo, tanto che molto dipende dalla condizione dei giocatori e dalle caratteristiche degli avversari, il secondo punto è che contro squadre tecnicamente più attrezzate, il mister preferisce un modulo che crei maggiore densità a centrocampo, mentre contro squadre più difensive (e quindi più orientate al contropiede) preferisce lasciare tre giocatori fissi dietro in modo da garantirsi copertura da eventuali imbucate. In altre parole, un 4-3, quando usato contro un catenaccio, specie dopo un’azione molto lunga, rischia di portare le mezzali (talvolta persino il regista) a schiacciarsi al limite dell’area di rigore avversaria; in quel caso un pallone perso nella trequarti avversaria, può comportare un contropiede pericoloso. Al contrario, avere tre centrali difensivi permette di aspettare con prudenza i contropiedi avversari; e quando invece anche il difensore esce, lo fa per marcature preventive che quasi sempre colgono il giocatore avversario spalle alla nostra porta. Insomma, per il momento l’idea della difesa a tre sembra quella dell’«attacchiamo, ma con giudizio».

Più in generale, non sarebbe affatto sorprendente se, nel prossimo futuro, Allegri decidesse di ricorrere a questo sistema di gioco anche in partite molto diverse. In particolare, la difesa a tre, specie con tre centrali di centrocampo davanti, diventa molto indicata con squadre molto tecniche che fanno grande possesso, ma non hanno peso fisico in attacco: il 3-5-2 intasa i corridoi centrali e lascia spazi solo sugli esterni. Sono per questo moltissime le squadre che ricorrono a questo modulo, o in alternativa al 3-4-3, contro un Barcellona o un Manchester City, chiudendo gli spazi centrali e accettando di subire qualche cross di troppo in considerazione degli scarsi centimetri degli attaccanti di Valverde o di Guardiola. La difesa a tre inoltre rappresenta una variazione che spesso viene usata in corso di partita, quando gli avversari pressano altissimi e accettano l’uno contro uno, rendendo complicata l’uscita del pallone dalla difesa: in tal caso, variare la composizione numerica del pacchetto arretrato consente di creare una superiorità numerica che favorisce la circolazione e la conservazione del pallone.

Conoscendo Allegri e il suo agnosticismo calcistico, c’è da credere che nel corso della stagione vedremo la difesa a tre in circostanze molto diverse.