La Signora balla? Un’analisi della difesa Juve

di Giulio Gori |

La Juventus ha la migliore difesa della Serie A, con 12 gol subiti in 14 partite, e la quarta difesa della Champions (dopo Psg, Liverpool e City), con 4 gol in 5 uscite. Se in Champions i numeri sono troppo bassi per offrirci una statistica affidabile, le reti incassate in campionato ci suggeriscono una proiezione da 32, 33 per il finale di stagione. Cifre positive, al di sopra di una tradizione che negli ultimi otto anni ci ha visto subire tra i 20 e i 30 gol, ma positive. La sensazione è però che il pacchetto arretrato bianconero balli, che ogni volta che gli avversari arrivano vicino alla nostra area di rigore ci sia un imminente pericolo grave. Perché, in sostanza, il punto è che la Juventus prende troppi gol rispetto a quanto poco difenda. Se fosse possibile fare una stima comparativa dei gol subiti in relazione alla quantità di minuti trascorsi in fase di non possesso nella nostra trequarti, emergerebbe un’impennata rispetto agli otto anni precedenti.

Non si tratta di una sorpresa, anche nelle sue esperienze passate Sarri ha sempre dimostrato che le barricate non sono il suo pane e che, nelle stagioni in cui ha subito pochi gol, la forza difensiva della squadra era il possesso: meno si sta in difesa, meno reti si incassano. Un principio condivisibile, ma che, ad altissimi livelli, non può ammettere approssimazioni nella cura della fase difensiva per quanto poco sia utilizzata. I dettagli fanno sempre la differenza. Proviamo a fare il punto.

Il possesso «basso»

La Juventus ha subìto due gol in 19 partite (contro Genoa e Sassuolo) a causa di errori di gestione del possesso nella propria trequarti. Questa scelta non è nuova per la squadra, già la praticava con Conte e poi con Allegri (anche se col secondo, di fronte ad avversarie che facevano grande pressing, si ricorreva spesso al lancio lungo), quel che è cambiato è che oggi si cerca di far uscire palloni molto più puliti e quindi i possessi bassi sono molto più prolungati e articolati. Quindi con maggiori rischi. Ma dato che si tratta di un’opzione irrinunciabile e necessaria per costruire la filosofia di gioco di Sarri, e dato che gli errori gravi sono relativamente pochi, lo scotto è più che accettabile.

Il contropiede

Nelle prime uscite della nuova Juventus, le distanze tra difesa e centrocampo non erano talvolta ottimali. Oggi, questi meccanismi sembrano meglio registrati, tanto che il vecchio vizio delle difese sarriane di arretrare piatte, senza che un difensore esca a contrastare il portatore, si intravede molto di rado. Inoltre, il consolidamento prudente del possesso nella trequarti avversaria e lo svuotamento dell’area di rigore, pur riducendo le capacità offensive bianconere, dà una notevole capacità di gestione, nonché di recupero avanzato del pallone e quindi un discreto livello di sicurezza.

Il pallone sulle fasce

Quando le squadre avversarie arrivano in profondità sulla fascia laterale, Sarri chiede scalate meno aggressive verso il lato forte rispetto al passato (e rispetto ad inizio stagione, quando ad esempio l’Atletico mise la Juventus in difficoltà con i cambi di campo sul lato debole). Tanto che nelle prime fasi si crea spesso un buco pericoloso tra il terzino sul lato forte e il primo centrale. Uno spazio che nelle successive fasi di gioco viene occupato dal centrale (perché progressivamente la difesa tende comunque a stringersi molto) e talvolta dalla mezzala di riferimento. È l’errore forse più evidente del sistema difensivo sarriano e rischia di essere messo in luce da squadre che al cross preferiscono una circolazione palla a terra sul breve. Di contro, occupare subito quello spazio, senza che non sia previsto (come non è previsto per adesso) un meccanismo secondo cui qualcuno scala dietro al terzino sul lato debole, rischierebbe di esporre la squadra alle imbucate sul secondo palo.

Il cross

Se la difesa a quattro della Juventus sui cross ha sempre storicamente pagato la presenza di Bonucci che, a differenza dei colleghi, non si è mai preoccupato di marcare ma di coprire lo spazio, oggi la richiesta di Sarri sembra essere quella di «fare zona» sempre e comunque: gli ordini sono di guardare il pallone e rispettare le distanze con i compagni, a prescindere dai movimenti degli avversari. Col risultato che, partita dopo partita, anche un De Ligt (ogni uscita sempre più a suo agio negli anticipi e nei recuperi, e per questo acclamato) sembra via via perdere l’attenzione verso il proprio attaccante di riferimento. Un esempio è la superparata di Szczesny contro l’Atalanta, nel primo tempo, quando l’olandese e De Sciglio, in un 2 contro 2 statico e perciò agevole, si sono lasciati alle spalle i due attaccanti nerazzurri. Da questo punto di vista, più si alza il livello degli avversari, più i pericoli aumentano. Sarri dovrebbe saperlo: quando era a Napoli, contro il Real, Zidane diede l’ordine a Benzema di andare a saltare sempre alle spalle del secondo centrale. I risultati furono pessimi, per gli azzurri.

Gli angoli

Sui corner Sarri ha deciso di passare alla zona, dopo otto anni consecutivi di marcatura a uomo. All’inizio era inevitabile che ci fossero problemi. Ma, siccome su questo fronte non esiste una verità definitiva, come presumibile, affinando compiti, posizioni e affiatamento, le cose sono molto migliorate. C’è un però: la specifica zona che Sarri dispone è molto bassa. E lascia spesso agli avversari occasioni di tiro dal limite sulla ribattuta. Per ora, danni non ce ne sono stati, ma anche in questo caso rischiano di dipendere dalla qualità degli avversari. Più crescono…

Le punizioni

Al mondo, una squadra che possa dire di non soffrire i cross dai calci piazzati non esiste. Tutte fanno la zona, che in questo caso risulta sensibilmente più efficace dell’uomo, ma tutte danno la sensazione di aver fatto l’all in in sala da gioco: è il principio dello speriamo bene. Sotto questo frangente, Sarri non fa niente di particolarmente innovativo, strano o diverso dalla maggior parte dei colleghi, ma la sensazione è che, tre mesi e mezzo dopo l’inizio della stagione, la sincronia dello scatto dei giocatori non sia ancora del tutto affinata. C’è da lavorare.