Difesa: Benatia, le gerarchie e la guerra dei tre Henry

di Giulio Gori |

Cinque difensori centrali, più all’occorrenza Evra. Per coprire dai due a i tre posti nell’undici titolare. Dopo l’addio della riserva di lusso Martin Caceres, la Juventus per la prossima stagione ha scelto di rimpiazzarlo con un giocatore di grande spessore come Medhi Benatia, che va ad aggiungersi alla premiata BBC di Bonucci, Barzagli e Chiellini, oltre al giovane Rugani.

 

Le incognite

Le certezze sono molte, la Juventus ha uno dei migliori reparti difensivi al mondo e con l’inserimento di Benatia lo ha ulteriormente rafforzato. Ma ci sono alcuni interrogativi: Allegri privilegerà la difesa a tre o passerà a quella a quattro? Benatia scalzerà uno dei titolarissimi? Barzagli, 35 anni compiuti, sarà capace di mantenere gli standard stellari fin qui dimostrati? E Rugani potrebbe esplodere? E in quale ruolo?

 

L’identikit del neo acquisto

Benatia, 29 anni, è un difensore centrale di 1 metro e 90 con un fisico piuttosto esile nella parte superiore ma fortissimo nelle gambe. Estremamente aggressivo, dominante nello scontro fisico, ha facilità nel gioco aereo e dimestichezza con pallone tra i piedi. Quando è arrivato a Vinovo ha subito precisato di preferire, per dimestichezza, la difesa a 4 a quella a 3. Eppure le sue caratteristiche raccontano di un’abitudine a cercare l’uomo prima di pensare alla copertura del campo (l’esatto contrario di Rugani), cosa che lo rende perfetto per giocare a fianco di Bonucci, lavorare su uscite e marcature preventive, senza doversi preoccupare troppo di compiti tattici.

 

Incastrare Benatia nel meccanismo

Benatia, a detta di molti osservatori, si candida a diventare titolare e persino a poter fare da primo sostituto di Bonucci, nel suo ruolo di “quasi libero”. Ma il suo modo di difendere, almeno per ora, non sembra adatto a quest’ultima possibilità. A Roma, lui e Castan costituivano una coppia durissima da passare nell’uno contro uno, ma particolarmente esposta agli inserimenti: entrambi aggredivano, nessuno copriva l’altro (l’esperienza al Bayern fa poco testo, la squadra tedesca teneva sempre palla, non difendeva praticamente mai; e quando lo faceva emergeva la superficialità di Guardiola nel curare la fase di non possesso). Se Barzagli e Chiellini si alzano, il terzo deve fare il passo indietro per occupare la profondità. Per istinto Benatia non è portato a farlo, di certo dovrà essere catechizzato, perché questo tipo di movimento risulta comunque necessario anche ai marcatori quando le scalate si fanno molto aggressive. Più facile pensare a lui in una difesa a tre, a lato di Bonucci, o in una a quattro, sempre accanto al numero 19; più difficile vederlo giocare efficacemente al centro della difesa a tre, o in quella a quattro senza avere a fianco il correttore automatico Bonucci.

 

La guerra dei tre Henry

Barzagli ai recenti Europei qualche passaggio a vuoto l’ha pur fatto intravedere; per carità, rarissime sbavature, una marcatura persa su una seconda palla contro il Belgio, un salto fuori tempo contro la Spagna. Prestazioni nel complesso ancora di altissimo livello, ma per uno che ci ha abituato a sbagliare una volta ogni sei mesi potrebbero essere segnali da tenere sotto controllo. E ragionando anche in prospettiva, forse Allegri deciderà di puntare sul neo acquisto. Che in virtù dei suoi piedi più gentili di Chiellini (strapotere fisico come nessun altro, ma piedi rivedibili) potrebbe addirittura avere la precedenza anche in quella a 4, vista la fissazione di Allegri per la «prescisione tecniha». Insomma, Bonucci è il punto fermo, tra gli altri tre si scatenerà la battaglia per uno o due posti. Sembra la guerra cinquecentesca dei tre Henry, con Benatia che potrebbe far la parte di Enrico di Navarra, che salì al trono dopo aver assassinato i due rivali. Dopodiché lui stesso potrebbe avere la saggezza di abiurare i suoi principi ammettendo che “la maglia da titolare val bene una difesa a tre”.

 

Il libero 2.0

E Rugani? Proprio il suo atteggiamento più prudente, la propensione a coprire anziché marcare, i piedi buonissimi, la velocità non eccezionale, consiglierebbero di puntare su di lui, in prospettiva, per plasmare l’erede di Bonucci. Lui ha le vere caratteristiche da “quasi libero”, o “libero 2.0”. Per carità, fargli fare il marcatore non gli fa che bene, gli insegna a sporcarsi le mani, a imparare il contatto, a usare il fallo come strumento di gioco. Ma rispetto ai tre Henry è notevolmente indietro. Come regista difensivo, invece, un domani… E il domani è alle porte.