La difesa a 3 aiuta tutti (pure De Sciglio da esterno alto)

di Jacopo Azzolini |

de sciglio collaterale

Per una serie di motivi, le prestazioni contro Genoa ed Empoli erano state a tratti ingiudicabili. Tuttavia, va rilevato come Allegri, in questa fase cruciale della stagione, stia cercando di dare continuità a quella difesa a 3 che era stata tra i principali protagonisti dello storico rimontone contro l’Atlético Madrid. Dopo mesi di ortodossia sul 433 nonostante tante prestazioni mediocri (col Wanda come logico epilogo), questo è un aspetto che va sottolineato: ad oggi non si può definire la Juve del 12 marzo come una soluzione ad hoc, visto che il tecnico toscano sta provando a dare stabilità a diversi princìpi che abbiamo visto quella sera.

Contro il Cagliari si è vista una squadra parecchio convincente, nonostante assenze sulle carta tremende e motivazioni che rischiavano di mancare. Ciò non è un caso: quando sei messo bene in campo e hai maggiori sicurezze nello scaglionamento, hai logicamente più serenità. Fiducia quindi alla difesa a 3, con sempre una mezz’ala vicino a Pjanic in avvio di azione (quasi sempre Can) e un’altra più propensa all’inserimento, evitando così di allungare troppo i centrocampisti tra loro privando la squadra di soluzioni di passaggio. E infatti, come rilevato da Maran in conferenza, la pressione del Cagliari non è mai riuscita a prendere le misure adeguate.

Un altro aspetto rilevante è come, dall’Atlético in poi, Allegri stia chiedendo a tutti i suoi laterali – sia a quelli che vede più come ali (Spinazzola e Cancelo) che a quelli che reputa più terzini (Sandro e De Sciglio) – un atteggiamento assai propositivo, da esterno alto. Più volte, in ogni partita, i bordocampisti riferiscono come li obblighi a un atteggiamento molto propositivo in avvio di azione, restando alti in ampiezza e partecipando di meno alla prima costruzione. Si sta quindi vedendo una simmetria notevole se si guarda lo storico di Allegri, con entrambi gli esterni che accompagnano costantemente l’azione offensiva e mantengono un baricentro parecchio alto.

Sembra il 334 di Conte.

 

In particolare, ha destato sorpresa l’atteggiamento di De Sciglio, propositivo come forse mai alla Juve e che è sembrato a suo agio nella spinta. Inoltre, nel 442 con cui la Juve si è schierata in non possesso, l’ex Milan ha ricoperto la posizione di esterno alto a destra, con Matuidi a sinistra. Questa mossa era probabilmente basata sulle caratteristiche avversarie: il Cagliari attacca in maniera assai poco elaborata (anche se spesso efficace), non ha un vero gioco interno, ma anzi cerca rapidamente di cambiare il gioco sul lato debole per poter andare al cross sfruttando così i parecchi saltatori (Pavoletti su tutti). Il 442 ha però ben coperto le corsie esterne.

Nota di merito per come la Juventus ha concluso il match: prima di tutto, con un Cagliari sempre più lungo, Kean è stato costantemente pericoloso nell’aggressione alla profondità, mentre il collocamento di Can come difensore centrale di destra ha aumentato la semplicità del recupero palla, col Cagliari che non è riuscito a prendere le contromisure contro lo strapotere fisico del tedesco. Ad oggi Can si esalta soprattutto nello svolgimento di compiti di interdizione, che tra l’altro consentono a Pjanic di alzarsi maggiormente in zona di rifinitura, quindi sarà interessante vedere come verrà utilizzato in futuro da Allegri (il quale per mesi ha chiesto all’ex Liverpool inserimenti offensivi poco nelle sue corde). Inoltre, in una Juve aggressiva e fluida, anche da terzo centrale riesce ad incidere coi suoi break palla al piede, come in occasione del raddoppio di Kean. L’unica nota dolente forse proviene da un Bernardeschi che, per quanto volitivo, quando è stato trovato tra le linee ha sbagliato troppe volte l’ultimo passaggio, una costante di questi mesi.

In attesa dell’Ajax, non si può non notare come la difesa a 3 attualmente sembra in grado di mettere a proprio agio un elevato numero di giocatori. Può essere che si sia trovata la quadra? A maggior ragione con questo Emre Can.