Difendiamoci. O no?

di Mario Sironi |

In questi mesi mi avete letto tante volte su partite vintage del passato e su analisi economiche del business Juve, ma permettetemi per questa volta di intervenire su quanto sta accadendo ancora una volta a livello mediatico (e non solo) e cioè la specialità della casa “calcio italiano”: l’attacco sconsiderato alla Juventus e la delegittimazione delle sue vittorie.
L’aspetto che vorrei sviscerare è l’opportunità o meno di intervenire ufficialmente da parte della proprietà che molti auspicano.
Vi dico subito che sono anche io combattuto sulla posizione da prendere anche se non si può non vedere che la mistificazione della realtà sta raggiungendo livelli insopportabili.

Vediamo.

INTERVENIRE:
Per prima cosa, in che modo? Comunicati ufficiali possono essere utili anche se forse possono essere acqua fresca di fronte al martellamento mediatico volto a consolidare sempre più il sentimento popolare che è stato persino inserito e citato ufficialmente nella sentenza sportiva di Calciopoli.
Lavorare con le redazioni dei giornali e delle TV per consentire un dibattito più equo? Forse, ma il rischio è quello di amplificare la “bagarre” con risultati a doppio taglio anche con rappresentanti juventini di alta qualità, come l’amico Massimo Zampini che si batte come un leone e con grande stile.
Negare le interviste dei tesserati alle testate giornalistiche ostili? Una tecnica utilizzata da Boniperti negli anni 80 quando però la diffusione televisiva e digitale era lontana anni luce da quella odierna che invece è caratterizzata da accordi commerciali a più livelli che rendono a volte obbligatorio turarsi il naso (pecunia non olet). Del resto la Juventus non ha forse chiesto un risarcimento per Calciopoli alla Federazione per 444 milioni di euro e la sua proprietà sponsorizza la Nazionale di Calcio con il marchio Fiat?
Minacciare azioni clamorose come l’iscrizione ad un altro campionato europeo? Intrigante ma difficile da percorrere anche se qualche anno fa feci una mini inchiesta tecnica pubblicata su un settimanale dove, leggendo i regolamenti francesi, sembrava forse possibile affiliarsi ad una lega non italiana.

NON INTERVENIRE
Qualcuno critica l’apparente lassismo della proprietà e della dirigenza di fronte a un certo fango mediatico .
Vi sono sinistre similitudini con quanto accaduto nel 2000 con escalation di proteste culminate con la pioggia di Perugia per non parlare del 2006 e qui non c’è bisogno di aggiungere nulla se non che l’atteggiamento ondivago e rinunciatario della proprietà durante i processi destò molte perplessità.
Ricordiamo che oggi Agnelli è in minoranza in Lega e le sue posizioni di sicuro non piacciono a Tavecchio e soci. Non prendere però nessuna iniziativa non protegge a mio avviso il brand di cui ho scritto in un precedente articolo e il cui valore è confermato dallo stesso risarcimento in pectore con la FIGC, valore strettamente connesso con quelle che potremmo definire diffamazioni a mezzo stampa.
E’ vero che il marchio Juve è mondiale e queste miserie sono tutte italiane, ma è fuori dubbio che un certo tipo di accerchiamento totalmente ingiustificato possa andare a detrimento del valore di alcuni accordi commerciali e del potere contrattuale con gli sponsor. Sarebbe forse una giusta strategia utilizzare in modo integrato le comunicazioni con i Social Network, indire una conferenza stampa dedicata, creare un tutorial video dove illustrare con toni pacati ma decisi la manipolazione nell’enfatizzare gli episodi pro Juve a discapito di tutti gli episodi arbitrali a vantaggio delle altre compagini. Forse servirebbe un manager ad hoc visto che il DS Marotta ha altre qualità e spesso le migliori comunicazioni sono veicolate dal mister Allegri in modo molto efficace. In tal senso fu davvero eccellente la sua conferenza stampa (clicca q​ui p​er rivederla) nel post Napoli Juventus dell’anno scorso (1­3 per noi) dove si tentò di sminuire la vittoria bianconera ma con scarsi risultati dopo l’intervento dell’allenatore in Press Conference.
L’aspetto deprimente di tutta questa questione è la cultura sportiva italiana che è a livelli sottozero. Come diceva Churchill, gli italiani vanno allo stadio come alla guerra e vanno alla guerra come allo stadio. Si indignano per le cose inutili e dormono sui fatti importanti della loro vita civile e di cittadini.
E poichè l’anti Juventinismo è un business (siamo in tanti ma gli altri tutti insieme temo siano di più) il lavoro è arduo, ma credo in definitiva che debba esser fatto. Ogni tanto bisogna sporcarsi le mani per difendere il proprio lavoro e la propria identità. Forza Juve.