I dieci “colpi” che ci hanno fatto crescere in questi sette anni

di Giuseppe Gariffo |

pirlo

Buffon; Salihamidzic, Bonucci, Barzagli, Chiellini; Krasic (30′ st De Ceglie), Marchisio, Aquilani, Pepe (1′ st Boniperti); Toni (26′ st Matri), Del Piero. All. Delneri

Questa la Juventus che affrontava il Napoli all’Olimpico di Torino per l’ultima gara del secondo torneo consecutivo concluso al settimo posto della serie A. Nessuno avrebbe potuto immaginare, quel giorno, che stesse per concludersi il ciclo più triste della storia recente bianconera, per aprire le porte a un crescita e un’epopea vincente che, oggi, dopo sette anni e mezzo, non sembra avviata a concludersi. L’unica evidenza, già allora, è che si sarebbe salutato l’impianto di via Filadelfia per trasferirsi nella nuova casa, l’ex Delle Alpi acquistato e ristrutturato per dar luce a quell’eccellenza oggi ineguagliata in Italia: lo Juventus Stadium (che se fosse un calciatore meriterebbe di essere citato per primo in questo pezzo).

I dieci calciatori che citiamo non sono necessariamente i più forti acquistati in questi sette anni. Sono quelli che hanno permesso, con la loro aggiunta, un upgrade evidente rispetto agli antecedenti passati. Essi hanno contribuito così, con la loro dedizione funzionale al progetto, a che la Juventus si trasformasse da ciò che era il 22 Maggio 2011 a ciò che è oggi e potrebbe diventare oltre, nel corso di questa stagione.

PIRLO (2011-2012)

Il suo arrivo è stato un segno. Dopo una stagione poco convincente al Milan, che lo lasciò partire a parametro zero, tutti ci chiedevamo quanto fosse ancora un top player. Tuttavia, dopo una stagione di strani rifiuti da gente improbabile, l’arrivo di un campione di tale levatura diede un grande input di positività. Poi, che fosse ancora un top player assoluto, ce lo ha mostrato sul campo, facendoci urlare spesso con giocate e gol indimenticabili su punizione. Quattro anni di arte applicata al calcio, i suoi, che meriterebbero la stella nel piazzale dello Stadium e che tanti rimpianti hanno lasciato tra i suoi ex tifosi rossoneri. Elegante anche il modo di andarsene nel momento più opportuno, dopo le lacrime di Berlino, che erano le nostre. Maestro

VUCINIC (2011-2012)

Il secondo dei quattro arrivi che, quell’estate, portarono la Juventus su un livello più consono alla sua storia. Mirko è un talento sopraffino, mai del tutto compiuto e forse per questo più amato dai sognatori. Arriva in un attacco povero di talento, scelto forse anche per caso vista la difficoltà di arrivare ai due obiettivi principali (Aguero e Pepito Rossi). Nel primo anno di Juve è la punta di diamante dell’attacco bianconero. Fa pochi gol ma rimangono impressi nella mente, è spesso decisivo anche in zona assist. Segna nelle trasferte di Novara e Cagliari, le ultime, che ci consegnano il più inatteso degli scudetti. Si conferma nella seconda stagione, mentre nella terza è forse vittima del suo modo di vivere il calcio: una passione più che un lavoro. E quella passione stava forse svanendo, tanto che dopo il surreale fallimento dello scambio con Guarin a gennaio, d’estate  fa le valigie per l’Arabia. Mirko è il calciatore che ha iniziato l’escalation di qualità nel settore offensivo bianconero. Senza il suo contributo geniale non saremmo dove siamo oggi. Genio

VIDAL (2011-2012)

A Luglio la Juve cerca Inler, da affiancare in regia a Pirlo. Il Napoli contende al Bayern Monaco Arturo Vidal, giovane centrocampista del Bayer Leverkusen di grande corsa e capacità di inserimento in zona gol. Alla fine lo svizzero finisce in Campania, il Cileno sotto la Mole. E’ una sliding door tra le più fortunate. Perchè Conte, che ammette di non conoscerlo bene e che per tutto il ritiro prova il centrocampo a due, capisce immediatamente che alla qualità e quantità di questo ragazzo non si può rinunciare, e disegna il centrocampo a tre con lui alla destra di Pirlo. Ruba un numero incalcolabile di palloni, si attesta sempre su una media di dieci reti a stagione, è il giocatore che più frequentemente infiamma lo Stadium. Difficile ricordare un calciatore in grado di abbinare, con la sua stessa continuità, tecnica e cattiveria agonistica. E’ il classico Top Player della storia della Juventus, che arriva da “buon giocatore” e parte da “campione”. Va via nell’estate del 2015 come Pirlo, complice una vita fuori dal campo poco canonica per l’habitus sabaudo, uno scarso feeling con il nuovo tecnico Allegri – il più distante possibile dal modo di giocare di Arturo – e la perdurante corte dei bavaresi che, dopo quattro anni, riescono finalmente a portarlo al Bayern Monaco. Contribuisce, ahinoi, da protagonista alla nostra eliminazione dalla Champions 2016, ma forse non è più tornato con costanza sui livelli mostrati in bianconero. Adrenalina

 POGBA (2012-2013)

Arriva, dopo mesi di spoilers, a parametro zero dal Manchester United. Inizialmente considerato una giovane promessa da aggregare, più o meno, alle giovanili con qualche apparizione da fare in prima squadra in caso di emergenza. Già in ritiro mostra tuttavia di essere un calciatore non-normale, e infatti alla terza giornata è già titolare in quello che si pensava potesse essere il suo ruolo, quello di vice-Pirlo. Torna un po’ nelle retrovie ma si ripropone, di prepotenza, alla ribalta con un gol capolavoro nel Big Match contro il Napoli. Il polpo ci mette un solo anno per imporsi all’attenzione di tutti come uno dei talenti più cristallini del calcio mondiale. Al primo eurogol ne seguiranno tanti altri. Diventerà in fretta l’immagine mediatica della Juventus, l’uomo chiave in campo e copertina fuori, arrivando a caricarsi sulle spalle il centrocampo della Juve orfano di Pirlo e Vidal (con i quali, nei due anni precedenti, forma una mediana tra le più forti che si ricordi). Arriva a vestire la leggendaria dieci. Purtroppo accade per una sola stagione, perché le offerte fioccano, Raiola fa di tutto per monetizzare i diritti che detiene sulla sua rivendita, e la sua valutazione raggiunge vette siderali. La Juventus lo cede, dopo quattro stagioni condite da perle e vittorie, per la mostruosa cifra di 105 milioni di euro, allo stesso United da cui lo aveva preso come uno scarto. Senza il suo arrivo e la sua cessione, è ragionevole pensarlo, oggi non avremmo in rosa Cristiano Ronaldo. Pogba ha contribuito alla crescita di immagine e di cassa della Juventus. Oltre che, last bust not least, a tante vittorie. Lo rimpiangiamo senza nascondere il desiderio che un giorno torni. Fenomeno

TEVEZ (2013-2014)

E’ il primo top player straniero affermato che, dopo anni di buio, sceglie la Juve. Madama lo corteggia per mesi. Perfino Antonio Conte si sposta a Londra per convincerlo ad abbracciare il progetto Juve in una fase della sua carriera in cui, complice i rapporti tesi con Mancini e la dirigenza del City, medita di tornare in patria. Arriva per appena 9 milioni, di fatto scaricato dai citizens, con la fama dal bad boy che mai si palesa nei due anni a Torino. Anzi è un vero uomo squadra, sempre apprezzato dai compagni e pronto a sacrificarsi per la causa. Segna tantissimo e impersona come pochi lo spirito Juve. Ci si ricorderà sempre della grinta con cui accompagnava le giocate di altissimo spessore che era spesso in grado di produrre. Dopo due anni di successi rigati da un solo rimpianto (ha sul destro la palla che poteva regalarci la gioia della Champions a Berlino), cede alla nostalgia di casa e del Boca. Per sostituirlo degnamente la dirigenza bianconera acquista Paulo Dybala (investendo oltre 40 milioni, cifra impensabile fino ad appena un anno prima) e nell’ambito della sua cessione matura i diritti del cartellino di Rodrigo Bentancur. Anche per questo, oltre che per ciò che ha mostrato in campo, non poteva mancare Carlitos, nell’elenco delle operazioni più decisive per la crescita impetuosa degli ultimi anni. Leader

 CUADRADO (2015-2016)

Forse pochi condivideranno la scelta di inserirlo in questa lista, ma Juan è il primo esterno offensivo di grande qualità arrivato in rosa, in questi anni. Ed oltre ad aver contributo alla crescita, con tante giocate, corse, gol importanti, affezione alla causa tanto da chiedere in lacrime di tornare dal Chelsea dopo l’anno di prestito secco… di quella crescita è stato anche un segno evidente. Perchè due anni prima che arrivasse era forse il calciatore più desiderato dal tifoso bianconero, che ne osservava e ne invidiava le giocate folleggianti in maglia viola. Quando è arrivato, invece, è stato quasi snobbato. Come se fosse un calciatore normale, uno qualsiasi. Perchè nel frattempo era la Juve a non essere più “una qualsiasi”. E Juan è ancora lì, e quando conta, se ci fate caso, lui è sempre lì in campo a dare un contributo decisivo. Turbo

ALEX SANDRO (2015-2016)

Arriva a sorpresa dal Porto preferito al connazionale Siqueira che è all’imbarco, pronto a salpare per Caselle. Fa un anno e mezzo di inspiegabile alternanza con uno sgualcito Evra, nel corso del quale mostra tuttavia di essere un calciatore di primissimo livello tecnico e fisico. Dopo la sconfitta in Supercoppa a Doha si capisce che non esiste ragione umanamente comprensibile per preferirgli il francese, che infatti lascia la Juve e lo libera dall’equivoco. Alex Sandro fa sei mesi pazzeschi, viene considerato in quel periodo il miglior esterno basso mancino al mondo, insieme al connazionale Marcelo, con il quale perde il confronto nella triste sfida di Cardiff che vede sfumare un’altra volta l’obiettivo Champions. L’anno dopo fa la peggiore stagione in bianconero, complice forse un desiderio non soddisfatto di cambiare aria. Adesso sembra indirizzato a tornare sui suoi livelli, in una squadra che ha un attitudine al gioco più congeniale alle sue caratteristiche. Quale che sia il futuro, sta a pieno titolo in questo elenco, perché è il primo esterno basso di spessore tecnico che arriva nella Juventus di questo settennato. Caterpillar

HIGUAIN (2016-2017)

Un colpo di mercato sensazionale. Secondo solo a ciò che di impensabile è accaduto a quest’estate. Preso pagando la clausola rescissoria di 90 milioni (nessuno avrebbe mai pensato che la Juventus potesse permetterseli), strappato alla rivale del momento in serie A, generando reazioni poco composte nella tifoseria avversaria e perfino nel giornalismo più apparentemente imparziale. Il suo arrivo è stato il segno più potente, dopo Pjanic e prima di Bernardeschi, che la Juventus sul mercato nazionale, se vuole, può tutto. Per non parlare poi dell’impatto sul campo… in pochi anni da Matri, a Llorente a Higuain. Una salita vertiginosa, di cui perfino Gonzalo non è stato, suo malgrado, il vertice. Straordinario poi il suo contributo calcistico, con tantissimi gol decisivi nelle sfide dirette di serie A, specie contro la sua ex-squadra. Si cala perfettamente nella mentalità Juve e si prende spesso la squadra sulle spalle, portandola fino a Cardiff il primo anno con la doppietta di Montecarlo, segnando il gol scudetto all’89’ a San Siro nel secondo. Arriva, baciando il logo Juve sulla porta a vetri della Continassa, per iniziare la preparazione in vista della sua terza stagione in bianconero, ma logiche di cassa impongono altro. Calciatore straordinario con alcuni limiti che lo rendono più vicino a noi umani (gestione mentale non perfetta dell’approccio ai grandi appuntamenti, forma fisica ballerina nel corso della stagione…), resterà un volto chiave di questi anni. Higuain è uno step chiadecisivo (economico, di immagine e di campo) nella trasformazione, di questi anni, da “Juve di Krasic” a “Juve di Cristiano Ronaldo”. Emozione

JOAO CANCELO (2018-2019)

Il portoghese ha giocato sin qui dieci partite in bianconero, poche. Ma merita di essere citato per due motivi. Intanto perché arriva a rimediare il downgrade da Dani Alves a De Sciglio, che è stato il principale rimpianto del mercato precedente (a proposito, il brasiliano starebbe in top ten a pieno diritto, ma alla “crescita” di cui qui si tratta non ha creduto, ed a preferito andar via sbattendo la porta piuttosto che continuare a contribuirvi); e poi perché, da quanto ci hanno raccontato, galeotta fu la trattativa con Jorge Mendes per portarlo a Torino, nell’ottica dell’impensabile poi verificatosi poche settimane dopo. Il resto Joao ce lo dovrà mostrare sul campo e, pur con tutta la prudenza sabauda necessaria, ha già iniziato a farlo. Freschezza

CRISTIANO RONALDO (2018-2019)

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