Dicono tutti che la Juve perderà

di Simone Navarra |

Dicono che la Juventus perderà. Fanno vedere a ripetizione quella manciata di partite sbagliate negli ultimi otto anni. Mandano le finali perse, addirittura quella del ’73 di Belgrado. La squadra bianconera è destinata a finire male, ripetono in ogni inflessione. Perderà quel genio di Pjanic e pure quell’estroso di Rabiot. Higuain poi non vuol tornare dall’Argentina. Chissà che starà facendo, si chiedono in continuazione. Quando arriva la giustificazione, bella grossa, di un dramma familiare e Gonzalo torna a Torino si evita di farlo vedere, di intervistarlo, manco fosse un terrorista. La comunicazione pallonata non ama la Juventus e questo sito più volte lo ha dimostrato, canzonato, chiarito. Ma quanto si è dovuto subire in questi mesi di nulla chiamati lockdown ha dell’eccezionale per l’osservatore più disincantato, freddo, neutrale.
Le televisioni, che in questa storia attaccata ad una sfera solitamente presa a calci, dovrebbero mettere ordine, spiegare con l’archivio chi e che cosa, dare un senso, hanno scelto di ammansire il padrone di turno, il vicino di casa, la minoranza organizzata. Hanno in fondo sperato di trovare un pubblico nelle nicchie, negli anfratti, nelle cantine di quelli che non hanno vinto mai o se l’hanno fatto risale ad ere geologiche. Perché la Juventus sarà pure amata da 6 tifosi italiani su 10, ma resta confinata a Torino dove la tv se la sono sì inventata, ma anche fatta prendere da Roma e Milano. Così come la maggior parte dei mezzi di informazione. Senza andare troppo lontano e tornando alle parole di quelli che dovrebbero raccontare e invece giocano a confondere, fa ridere che si debba ascoltare ad ogni edizione che questa o quella squadra ha giocato meglio della Juve. Nessuno guarda la classifica che luccica alle spalle dei conduttori, si resta ipnotizzati dalle fandonie dei presunti esperti.
Qualcuno in questi mesi di silenzio obbligato ha ipotizzato che mai e poi mai avrebbero imposto lo stop definitivo al campionato premiando la Juventus. “E’ successo”, diciamo noi. Il campo dice che giocare in tarda primavere e quasi estate a ritmi di una partita ogni tre giorni porterà infortuni a ripetizione e spettacolo scadente. “Succederà?”. Il campionato fermo costa qualche punto di prodotto interno lordo. Per questo bisogna accettare tutto? Non era meglio ripartire dopo una pausa estiva congrua e facendo amichevoli che potevano avere un senso, magari organizzate dalla Lega e dalla federazione? E’ stato ascoltato chi lo chiedeva? E’ possibile che tutto si risolva a pochi giorni dall’avvio della Coppa Italia e poi del campionato? Non è possibile azzardare risposte. In tv rimandano le partite del triplete interista, inutile chiedere un cambio del palinsesto. Bisogna solo mettersi in curva e gridare. Vogliono un calcio così, con la bava alla bocca e nessun ragionamento. Le leggi del marketing pare suggeriscano che in questo modo si crea un mercato, un bacino d’utenza. Non serve scomodare nessuno per capire che bisogna spegnere la tv o cambiare canale. Non c’è altro modo.