Diario dalla Continassa – Casa dolce casa

di Juventibus |

Continua il Diario dalla Continassa, diario-retroscena dalla visuale di un insider del nuovo staff Juventus (qui la prima puntata). 

Tornati dall’Asia. E grazie a Dio, tornati vivi. Esperienza bellissima ma DEVASTANTE.t

Stress dei viaggi in 10 giorni tra Singapore, Nanchino, Shangai, Seul, umidità, caldo asfissiante, jet-lag e disidratazione. MOLTI ragazzi hanno avuto problemi di stomaco e non potevamo essere troppo esigenti. Le partite, beh, poco più che esibizioni anche se ci hanno dati su cui lavorare e idee precise sulle cose da migliorare al più presto. (e 6 milioni di Euro, per le tre gare ICC…).

Sorpresa assoluta è stata scoprire come ci fossero insospettabili che cementano il gruppo con battute, scherzi e capacità comiche innate. Uno di questi è Matuidi, vera sagoma del gruppo, mi hanno detto che Cuadrado è addirittura più comico, ma lo sto scoprendo al ritorno dall’ odissea asiatica.

Come tutti i nuovi, anche a noi dello staff è toccato il rito di iniziazione della canzone: è venuto fuori un casino perché abbiamo cantato Bella Ciao… come tutti non sapevano cosa cantare (Rabiot una cantilena francese inascoltabile), così siamo andati dietro al primo che ne ha intonata una, senza nessun pensiero politico, il collega è solo un fan de  “La casa di carta” .

I nuovi: de Ligt è un mostro per l’età, si sapeva, ma Demiral è davvero un diamante grezzo a cui spero il club non rinunci.

I vecchi : Mandzukic,  impressionante!

Caparbietà e serietà assurda anche se dovrebbe andare via. Si impegna, si applica, ascolta e chiede (solo in inglese) come se alla Juve dovesse restarci altri 10 anni. Perfezionista al pari di Cristiano ha una “fissazione”: sedersi negli angoli ovunque vada. In panchina, sul bus, in tribuna, nello spogliatoio e finanche a tavola deve avere un lato libero altrimenti si sente oppresso. Me ne sono accorto vedendo come i compagni lasciassero di proposito un posto libero per lui, ho chiesto e mi hanno spiegato che è una cosa che si porta dietro da bimbo, dai tempi della guerra in ex Jugoslavia dalla quale fuggì e, adesso che ci penso bene, uno dei due posti a “capotavola” all’interno dello spogliatoio dello Stadium è il suo, o meglio, nonostante tutte le voci è ancora il suo.

(continua…)