Dialogo inutile su Alves, Bonucci, Conte e tutto il resto

di Massimo Zampini |

alves bonucci

Al telefono, Luca Momblano e Massimo Zampini si accorgono che entrambi non scrivono da giorni….

 

Luca Momblano (L): Scrivi oggi?

 

Massimo Zampini (M): Non so, perché devo vedere se…

 

L: Va beh, ho capito, non scrivi.

 

M: Ma no, la verità è che è un periodo strano. Ci sono le vostre invenzioni sul calciomercato, per il resto poco o nulla. Certo, ci sono venti-trenta zilianate al giorno, ma posso mettermi a commentare quelle robe?

 

L: Ma va! Io magari faccio radiomercato, ma non è un periodo facile.

 

M: Perché? Se non spari i rumors ora quando vuoi spararli?

 

Luca: Aspetto il rinnovo di Conte.

 

M: Rinnovo? Ma non avevi detto che il Chelsea era senza allenatore?

 

L: Beh, li leggi i giornali? Ti sembra che vadano d’accordo? Hanno cominciato il mercato? Diego Costa è andato via? Conte vuole un mercato diverso da quello che farebbe la società Chelsea. Tu, per esempio, fisseresti come primi obiettivi i doppioni tecnici di David Luiz e Alonso? E Conte, dai, lo conosciamo, o rinnova o va via. Poi rinnoverà 5 minuti dopo la pubblicazione di questo dialogo, ma questo è un altro discorso.

 

M: va beh, ma che c’entra con noi, e soprattutto con lo stop di radiomercato, il rinnovo di Conte?

 

L: In momenti così, senza decifrare il mercato in uscita, con il mercato in entrata si rischia di prendere troppe cantonate. Vale tutto! Vengono sussurrati anche nomi che fanno sgranare gli occhi: quando l’anno scorso parlai di Iniesta fui sommerso di insulti, oggi se ne può parlare liberamente su quotidiani, tv e luoghi di discussione tra tifosi (“difficile”, “però sarebbe bello”, “e dove lo metti nel centrocampo a 2?”). Magari ho 15 notizie, anche con nomi incredibili, ma dipende troppo dal mercato in uscita. Nel 2015, di questi tempi, gli addetti ai lavori avevano ben chiaro il mercato in uscita, per quanto doloroso.

 

M: Ok, ma che c’entra Conte?

 

L: Sposta tanto, sia su Bonucci che su Alex Sandro.

 

M: Bonucci capisco, ma ad Alex Sandro cosa gliene frega di Conte?

 

L: Nulla, ma a Conte frega molto di Alex Sandro. Dimmelo tu che eri a Cardiff: peggio perdere Bonucci o Alex Sandro?

 

M: Non ricordo nulla di Cardiff, mi sono fermato ai Black Eyed Peas.

 

L: Ok, niente Cardiff: in astratto, a chi rinunceresti? Anzi, ti do io la risposta tua.

 

M: Ma come ti permetti?

 

L: Sì, perché tu sei uno juventino come tutti gli altri, e quindi la tua risposta è uguale a quella degli altri juventini: se ragioni idealizzato, non cedi mai Bonucci.

Se ragioni in concreto, leggi il casino di Cardiff, i litigi di Bonucci, va via Dani Alves e quindi hai il terrore di perdere Alex Sandro.

In pratica: sei nella merda.

 

M: Ah ecco, hai letto le ricostruzioni della Stampa eh…

 

L: Sì, anche Repubblica. Ma scusami: sono passate più di due settimane da Cardiff. Il giorno dopo si parlava di scazzo negli spogliatoi riconducibili a Bonucci. Secondo te ha senso che i giornali dopo 16 giorni escano con questa storia? A pensare male…

 

M: A pensar male che?

 

L: A pensar male è crollato, se mai c’è stato, un velo di protezione su Bonucci (detto che se Bonucci ha detto davvero quelle cose su Dybala e Barzagli ha detto ciò che in quel momento pensavano tutti gli juventini, opportuno o inopportuno che fosse).

 

M: Bah. Comunque, ora che mi costringi a ripensare a Cardiff: non è che Bonucci sembrasse al top pure lui, quel giorno…

 

L: No, tu giudichi la partita finita, fermati al primo tempo…

 

M: Magari!

 

L: Nell’intervallo siamo 1-1, in quel momento ci si aspetta di più da Dybala, non da Bonucci; si pensa a come poter dare la sferzata alla partita, magari attaccando Marcelo, continuamente richiamato da Zidane. Magari.

 

M: Beh, ma allora anche Barzagli che ha fatto di male nel primo tempo?

 

L: Ma infatti la vera novità, in questa narrazione fatta da Stampa e Repubblica, è che Bonucci tira dentro uno della vecchia guardia.

 

M: Che vorrebbe dire questa novità?

 

L: Che è facile dire a Dybala “svegliati”. Più difficile dirlo a Barzagli. Sempre che le ricostruzioni siano vere.

 

M: Va beh, basta Cardiff.

 

L: Tanto so che hai già prenotato per Kiev.

 

M: Kiev è sempre una buona idea, come Parigi. Ti spiace per Dani Alves?

 

L: Noi dagli italiani non siamo mai stati traditi: l’italiano alla lunga non ti tradisce, perché vive la Juve come massima entità, punto di arrivo, mentre lo straniero non si sente mai in debito con te. Non credo alla storia della squadra di transizione, ma lo straniero subisce meno l’immersione nel mondo, nella forza, nella retorica del mondo Juve, nel sentirsi davvero nel posto migliore possibile. Non vuol dire che sente la Juve più scarsa del Bayern, ma si fa meno scrupoli: Dani Alves va nel mucchio con Tevez e Pogba. Pirlo, italiano, non fu né raccontato né vissuto come un tradimento. Bonucci magari è pronto ad andare, però ha già detto al procuratore che lui comunque non vuole rompere. Per questo voglio il mercato degli italiani. Per sovrapporre un ciclo su un altro ciclo.

 

M: E Nedved? E Trezeguet?

 

L: Esatto, le due eccezioni principali sono loro, ma sono due casi contro duecento. Evra, pur essendo a fine carriera, pur essendo entrato nella retorica Juve (i video, “fino alla fine”, ecc), pur avendo un compagno oggettivamente in corsia di sorpasso come Alex Sandro, non ce la fa all’idea di restare 4 mesi giocando meno. Non è Pessotto. Ovviamente servono i super campioni, ma alla fine chi ci ha trascinato è stato lo zoccolo italiano. Sennò diventi una Inter qualunque…

 

M: Io concordo sul discorso degli italiani, mi piace che la Juve abbia i migliori. Ma… meglio Darmian e De Sciglio di Dani Alves e Alex Sandro?

 

L: Che domanda cretina.

 

M: Fingo di non avere letto, rispondi pure.

 

L: Sull’obiettivo a breve termine non ha senso, ma sul lungo sì. Se la Juve sta 14 mesi dietro De Sciglio ci sarà un motivo.

 

M: Io credevo in Motta, per esempio…

 

L: Non solo tu: certo che si sbaglia pure sugli italiani. De Ceglie, Molinaro, ne abbiamo avuti di italiani non all’altezza. Però poi pensiamo agli stranieri: quando prendiamo Estigarribia…

 

M: Oh, fermo, sei pazzo? Non toccarmi Estigarribia.

 

L: Ma sì, perché ricordiamo il gol al Napoli, qualche prestazione, ma su… Quando arrivava la gente diceva “questo salta sistematicamente Dani Alves” per un highlight di Copa America, ma dai… Non parlo di Traoré per decenza: “scuola Arsenal, deve essere forte, dai”.

 

M: Bah, io entusiasmo per Estigarribia e Traoré non ne ricordo.

 

L: Ma poi è il momento giusto: siamo cattivi (Alves idolo, poi merda; Evra idolo, poi merda), noi juventini, ma non incattiviti. Se un giovane sbaglia una partita, non lo crocifiggiamo più come Criscito per due interventi sbagliati in una partita. Magari al Milan sono incattiviti, si arrabbiano per due interventi sbagliati in una partita. Guarda Locatelli.

 

M: Ma al Milan si infuriano ancora? Io negli ultimi tempi li vedo più depressi.

 

L: Sì, sono anche un po’ arresi: calcola che sono rinati con un cinese che si è fatto prestare i soldi. Però in campo sono incattiviti, erano abituati a una super squadra e si trovano… Mentre gli interisti non sono incattiviti, sono come la loro società: stringi stringi danno ragione ai giocatori, sono figli e nipoti del morattismo.

 

M: Ma scusa, non li hanno criticati alla grande? Tra panoladas varie per i tanti errori arbitrali subiti (dal ’98), non ci sono stati vari striscioni e proteste contro di loro?

 

L: Sì, l’interista può criticare Brozovic ma in cuor suo penserà sempre “se lo do alla Juve questo diventa il pallone d’oro”. Sono a Milano, fidati di me. Dimmi tu invece dei romanisti, incattiviti?

 

M: No, in questo periodo direi più disillusi.

 

L: Io l’ultima estate in cui li ricordo disillusi era quella dell’arrivo di Garcia, in cui poi hanno fatto il record di punti.

 

M: Ma infatti io con i miei amici romanisti mi regolo così: se li vedo depressi, mi spavento. Quando arrivano le canzoni e vanno ad accogliere la squadra a Fiumicino già a ottobre, di solito sta cominciando la discesa. Infatti, quest’anno, l’ambiente era molto giù e in pochi credevano in Dzeko: hanno fatto il loro record di punti e il bosniaco ha fatto 100 gol.

Dai, pensiamo a noi: che percentuale mi dai che tra due mesi abbiamo cambiato ¾ della difesa titolare (Alves, Bonucci, Sandro)?

 

L: Bah, ¾ della difesa al 10%, la metà della difesa al 60%. Ma non mi spaventa questa cosa.

 

M: Ok, chi esce dei due?

 

L: Vediamo se firma Conte.

 

M: Se firma, chi esce?

 

L: Se firma, più Bonucci, che sostiene peraltro di avere già una super offerta dal City.

 

M: In quel caso terrei Rugani, Benatia, Chiellini e Barzagli, senza spendere per altri centrali. Se giochiamo a 4, è inutile spendere per un quinto che non gioca mai. Se non si ha fiducia sulle condizioni fisiche di qualcuno dei 4, meglio cambiarlo che aggiungerne altri.

 

L: Oh, bravo! Sarebbe il primo elemento di coraggio. Ecco la parola chiave di questo mercato: voglio coraggio, non rivoluzioni. Che non vuol dire prendere sconosciuti o lanciare Kean titolare. Coraggio vuol dire togliersi di dosso alcune paure tipo imbottirsi di centrali difensivi, avere mille giocatori “di garanzia” a centrocampo per timore che un infortunio debba farti cambiare modulo. Il cambio tattico di Allegri è stato coraggioso e tra l’altro imprevisto, ora vorrei un mercato coraggioso. Ti piace un giocatore, in qualche modo accessibile? Vallo a prendere, senza prediligere le occasioni. C’è stato un momento in cui è stato grandioso puntare sulle occasioni, peraltro azzeccandole praticamente tutte. Le occasioni torneranno. Ora è un momento diverso: vuoi prendere Keita, Bernardeschi e Schick in una sessione, fallo pure. Uno sarà un flop, è probabile, uno un buonissimo giocatore, uno un campionissimo, e sarebbe già stupendo: in questo momento devi avere coraggio. La società deve dare coraggio ad Allegri, che mi pare uno predisposto a rischiare: se gli piace Bentancur, che lo tenga e lo faccia giocare, anche a costo di panchinare un big.

Coraggio è anche capire qual è il momento di sovvertire una gerarchia perché il livello precedente si riproduca nel tempo, che per definizione è inesorabile e corrosivo.

 

M: Chiudiamo qua, con questa frase da bacio Perugina.

 

L: No, tu fai parlare solo me! Ecco, chiudiamo con questa: Szczesny è più vicino ad Handanovic o a Van der Sar? Ricordandoti però che il secondo ha vinto due Champions, il primo forse un birra Moretti…

 

M: Szczesny ottimo portiere, a Roma è stato davvero bravo, anche in partite in cui era poco impegnato, come gli capiterebbe spesso da noi. Rispetto al Van der Sar appena sbarcato a Torino, ha già esperienza di alto livello in serie A.

 

L: Allora vuoi sapere quale sarebbe catalogabile come atto di coraggio? Andare dal Milan e dirgli: ti do Buffon per Donnarumma.

 

M: Che gusto provi a farti insultare da ogni lettore sul finale?

 

L: Buffon gioca nell’anno del Mondiale, noi siamo contenti con Donnarumma, e in quel caso sì, ci mostreremmo davvero coraggiosi. E’ una provocazione, oggi nella mia squadra ideale gioca ancora Buffon. Ma sarebbe un esempio – certo, un po’ ai limiti – di un estate di coraggio. Che livellerebbe nuovamente la dicotomia cardine della gestione Agnelli, ovvero quella tra cinico realismo e tronfia retorica.

 

M: Vero, questo finale è un fulgido esempio di coraggio. Ma tuo, mica della Juve.