Di Morata ci è stato raccontato l'amore

di Luca Momblano |

Un campione senza soprannome.

Uno spagnolo madrileno.

Di quel posto lì, che “come altre capitali, è in maniera esagerata il centro delle indecisioni” come scrisse Robert Littell.
Alvaro Morata s’è fatto volere bene nonostante le sue assenze emotive, nonostante il suo testone rivolto verso i calzettoni, nonostante quel suo fare da bimbo per bene, troppo bene, che diventa monello nelle grandissime partite oppure in quelle che dovrebbero essere passeggiate. Ha sempre vissuto passivamenti i bivi che gli si sono presentati nel corso delle settimane. Dal sorpasso su Llorente (amigo), al controsorpasso di Dybala (amigo?), alla mezza concorrenza di Zaza (amigo eccome).

Eppure lo vogliono tutti, piace a tantissimi, tant’è che con i suoi freddi numeri arriva a far vergognare il Real e spingere Psg (quando c’era ancora Blanc, Emery non saprei), Arsenal (tornato su di lui dopo il primo secco no del giocatore), Chelsea e Manchester United a mettergli sotto gli occhi le loro progettualità. La carriera parla chiaro: un gol ogni 180 minuti che sia Serie A che sia Champions League nella somma tra merengues e bianconeri. Onestamente, anche più assist di quanti se ne ricordino, tutto sommato. E’ questo che cercano? E’ questo che noi cerchiamo? E’ questo ciò volevamo produrre in due anni di lavoro quotidiano? Probabilmente sì. La Juventus non è così pretenziosa con i suoi attaccanti in termini di gol. Forse, però, lo sarà. Con i soli lampi il titolare a Torino non lo fa nessuno.

Di Morata, in questo suo secondo e ultimo anno, ci è stato invece raccontato l’amore. Perché delle partite c’era sempre troppo poco da dire, quando non erano quelle in cui metteva il timbro su cose memorabili, anche solo la trasferta di Manchester, per dire. Allora diciamolo: Morata s’è fatto amare, probabilmente ha amato anche lui, ma con la Vecchia Signora è stato probabilmente solo sesso. Travolgente, appassionato, il resto degli aggettivi mettetelo voi. Gli amanti però sono come le capitali. Io questa bella storia, a posteriori, la rivivo così. E quindi non posso pensare di dargli tutto ciò che ho a casa e nel portafogli, dopo avergli dato l’anima. Non ce la faccio. Senza pretesa che Marotta l’abbia pensata e vissuta per forza così.