Di che pasta è fatto Adrien Rabiot?

di Giuseppe Gariffo |

Nessuno è ancora in grado di attestare che categoria di calciatore sia Adrien Rabiot, né che tipo di contributo egli possa dare alla Juventus.

Secondo colpo a zero dell’estate, si pensava che l’ex enfant prodige del Psg, mancino naturale, gran fisico e buona tecnica, potesse prendersi la “mattonella” di interno sinistro nel centrocampo a tre di Sarri.

Le previsioni non si sono sinora avverate. Intanto per via della lunga inattività: il mancato rinnovo della stagione scorsa con il Psg lo ha costretto a una seconda parte del 2018-19 da spettatore; poi per le buone prestazioni di Matuidi, vero equilibratore del centrocampo, sin qui insostituibile per dinamismo e intesa con Ronaldo sui movimenti in corsia sinistra; infine per la scarsa vivacità mostrata in alcune occasioni avute da titolare o subentrato.

Alcuni spezzoni del francese hanno tuttavia alimentato speranze su una svolta nella seconda parte di stagione. Ottimo il secondo tempo di Brescia dopo una prima frazione imbarazzante. Benino contro il Bologna e nei 16 minuti da subentrato contro il Genoa, vanificati da un’espulsione severa quanto evitabile. E’ forse nelle due sfide contro la Lokomotiv che, però, ha lasciato immaginare come il suo contributo fisico e tecnico in questa rosa possa rivelarsi determinante.

Rispetto al connazionale Matuidi, Adrien ha certamente limiti di dinamismo e corsa, ai quali può tuttavia supplire migliorando la propria condizione fisica e la familiarità con campo e compagni. Dall’altra parte, Rabiot ha doti di palleggio e dribbling che possono meglio valorizzare l’idea di calcio di possesso e predominio che Sarri sta cercando, non senza fatica, di far assimilare alla squadra. Aggiungere l’educato mancino del francese (e magari la classe di Aaron Ramsey) a una squadra che può contare già su Pjanic, Dybala (o Higuain) e Cristiano Ronaldo, eleverebbe ulteriormente la qualità. Importante per un undici che, rispetto al passato, persegue di più lo sviluppo del gioco offensivo per vie centrali.

Un’altra posizione dove potrebbe forse offrire un buon contributo è quella di vertice basso di centrocampo, dove sono cruciali  tecnica nello sviluppo della manovra in uscita e fisicità a protezione della difesa. Ma quello è anche il ruolo meno in discussione nel roster iniziale, visto il Miralem Pjanic di questo inizio.

Rimangono dei dubbi. In particolare rispetto alla rapidità di Rabiot. La sua presenza da titolare, a scapito di Matuidi, mal si coniugherebbe con quella di Khedira sul centrodestra. Entrambi passisti, di buona tecnica e capacità di inserimento, ma poco agili ed efficaci nel recupero palla. In quest’ottica, le sue caratteristiche si coniugherebbero meglio con quelle di Emre Can o Bentancur. Altre perplessità inducono le caratteristiche temperamentali del ragazzo, descritto spesso come timido e tendente allo scoraggiamento. Tratti poco congeniali alla Juventus, ma sui quali possiamo avventurarci poco da questo punto di osservazione.

Alla seconda parte di 2019-20 di Rabiot chiediamo una svolta positiva. Per il bene della Juventus, che tanto gioverebbe della sua crescita, e per quello del ragazzo, giunto ad un momento della carriera nel quale dovrà dimostrare una volta per tutte di che pasta sia fatto.


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