Destini crociati: la storia da Antonio Conte a Demiral

di Nino Flash |

Se nella carriera del calciatore la lesione del legamento crociato è un evento più unico che raro, in quella del tifoso (sì, anche il tifoso ha una carriera!) può accadere ben più di una volta, e a qualsiasi età, di assistere inermi e sgomenti a questo evento, traumatizzante anche per chi segue le vicende della propria squadra. Un dazio da mettere nel conto della passione sportiva, quello di vedersi privato per lungo tempo delle emozioni e delle giocate prodotte da uno dei propri idoli.

La mente corre subito indietro all’anno di disgrazia 1998, quando a Udine fu Del Piero vittima del crack al ginocchio, proprio alla vigilia del suo 24esimo compleanno. Si dovette aspettare ben oltre il suo ritorno in campo per riaverlo come prima e più di prima.

Sembra destino dei capitani bianconeri quello di passare sotto i ferri per il crociato: anche Antonio Conte figura in lista. Era l’ottobre del ‘96, un’Italia-Georgia nella Perugia funesta per lui e per noi.

San Siro del resto non è stato da meno, essendosi lì manifestata per ben tre volte la malasorte, in occasione dei forzati abbandoni dal campo di Torricelli (marzo 1997), Amoruso (novembre 1997, frattura del perone la sua) e Pessotto (aprile 2002).

E chissà come sarebbe stata l’avventura in bianconero di Marcelo Salas se quel giorno (20 ottobre 2001, a Bologna) non si fosse ripetuto il tragico copione. Altro che rigore sbagliato!

Passa il tempo e, dopo anni di tregua, quando quasi poteva esser lecito pensare a una resa del fato avverso, fu la Befana 2011 a portarsi via un Quagliarella aspirante trascinatore della squadra di Del Neri verso l’Europa che alla fine non fu. Forse l’infortunio più impattante su una stagione della Juve.

Neanche il prato dello Stadium ha saputo sottrarsi alla fatalità, costretto anche lui a consegnarci, oltre alle innumerevoli gioie per le innumerevoli vittorie, l’immensa tristezza nel vedere Claudio Marchisio uscire in barella e in lacrime. Era il 17 aprile 2016.

Poco meno di un anno dopo (marzo 2017) è stato il turno di Marko Pjaca, infortunatosi in Estonia con la propria Nazionale, quando sembrava che stesse per imporsi ad altissimi livelli. Un talento così genuino di cui la Juve ancora oggi non vuole privarsi in maniera definitiva.

Per provarle tutte, non ci siamo fatti mancare neanche un crociato “contumace”, quello di Leonardo Spinazzola, appena pochi mesi prima del suo agognato ritorno a Torino, stavolta pianificato per la prima squadra

E si arriva a quest’anno, a chiudere questo elenco che ogni volta si spera essere definitivo: prima Chiellini e poi Demiral. Due crociati nella stessa stagione (di grandi cambiamenti), nello stesso reparto, nello stesso ruolo. Una sfortuna da guinness dei primati.

Crack. Un secondo, un istante di gioco. Che può segnare storie e destini, soprattutto di chi lo vive in prima persona, ossia quegli eroi che ci piace pensare invincibili, che invece possono crollare anche loro, ma che reagiscono sempre alle avversità rialzandosi, rimotivandosi, riprogrammandosi. Promettendo a se stessi e agli altri di tornare più forti di prima. Una lezione per chi tra noi invece nutre dubbi o timori. Perché la gloria, spesso, affonda le proprie radici in grandi sacrifici.


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