L’inarrestabile deriva del tifo italiano

di Nevio Capella |

E’ accaduto tutto al termine di una settimana che inquadra perfettamente l’incoerenza, l’ipocrisia e l’incapacità di agire, quando si tratta di sport e non solo, del nostro paese.
Appena sette giorni fa gli insulti razzisti a Lukaku durante Cagliari-Inter, e sebbene sia sembrato un piccolo passo avanti che stavolta nessuno abbia pensato di ascrivere al calciatore belga la responsabilità di “aver provocato i tifosi avversari” o di  “aver sentito male” come indegnamente fu fatto in occasione degli episodi capitati a Kean e Matuidi, sempre in Sardegna, l’unica risposta degna di nota tra i tentennamenti del giudice sportivo e il silenzio imbarazzante del Procuratore federale Pecoraro, è stata quella della curva Nord interista.
Un allucinante comunicato, a metà tra l’invito e la reprimenda, in cui si invita Lukaku a non parlare di razzismo perché il razzismo nelle curve italiane non esiste!

Venerdì arrivano la nazionale e un episodio con cui Bonucci “causa” con un po’ di furbizia l’espulsione di un avversario armeno, scatenando ira e ironia di chi fa notare che sia lui che il collega di club Chiellini sono soliti rendersi protagonisti di simulazioni, e quindi esempi negativi di sportività.
Saranno tifosi da bar e “webeti” vari, direte voi.
Risposta sbagliata: in molti casi si tratti di stampa nazionale e di giornalisti che scambiano le testate per cui lavorano per fanzine della loro squadra del cuore, come capitato a Lorenzo Vendemiale sulle colonne de “Il Fatto Quotidiano

contributo corredato tra l’altro da una foto dello stesso Bonucci che evidenzia i segni della gomitata presa da Koulibaly nell’ultimo Juve-Napoli ignorata da Var, giornali e commentatori vari.

 

E siamo a ieri, alla “festa” (?) della curva Fiesole durante la quale partono cori squalificanti che inneggiano alla tragedia dell’Heysel, ripresi da alcuni presenti e che nel giro di poche ore si sono diffuse a macchia d’olio.

 

Il tutto a distanza di pochi giorni dalla coraggiosa e lodevole presa di posizione del neo presidente Rocco Commisso di cui ci aveva parlato anche il nostro Giulio Gori qui e a ridosso di Fiorentina-Juventus in programma sabato pomeriggio, scenario in cui a questo punto non è difficile immaginare per la Juventus e i suoi tifosi una calorosa accoglienza sullo stile di quella riservata loro lo scorso dicembre, con la comparsa di alcune mortificanti scritte sui mori che infamavano la memoria di Gaetano Scirea.

Potremmo cogliere qualche aspetto positivo dall’episodio di ieri visto che non sono ancora pervenute le suggestive tesi con cui, in quella occasione, alcuni luminari del nostro giornalismo avevano caldeggiato l’ipotesi di un “lavoro fatto in casa” ad opera dei nostri stessi tifosi

né alcun comunicato della curva Fiesole sulla falsa riga di quello degli ultras interisti

E anche se in serata è giunta una nota della società viola caratterizzata però da una percepibile vaghezza con cui si condannano da un lato gli episodi beceri e offensivi ma si esclude che in presenza dei rappresentanti del club sia stato proferito alcunché (contrariamente a quanto riferito da “La Nazione”)

quello che conta è che sarebbero auspicabili reazioni e prese di posizione forti da chi occupa le stanze dei bottoni del nostro calcio, a partire dall’ormai tragicomico procuratore Pecoraro che con molta probabilità, di inerente alla Fiorentina, starà ancora visionando i filmati della partita che al Franchi ha disputato la sua squadra del cuore due settimane fa alla ricerca di qualche altro coro discriminatorio, e che ignorando questi cori ci darà ulteriore dimostrazione della sua totale inadeguatezza a coprire un ruolo così delicato
Perché in Italia la giustizia funziona a targhe alterne, e i pareri cambiano come il vento, a convenienza.

Conta infine che siamo stanchi di questo schifo, della tendenza a minimizzare episodi che arrivano uno dietro l’altro e spesso vengono ripresi e stigmatizzati rapidamente all’estero, persino oltreoceano, rappresentando per il nostro paese una pubblicità ignobile e degradante.
L’edizione cartacea della Gazzetta dello Sport tratta l’argomento con questo trafiletto che sembra quasi essere una metaforica e bonaria pacca sulla spalla di un gruppo di ragazzi sì indisciplinati e turbolenti ma in fin dei conti buoni e di sani principi.

Sono anche queste le cose che inducono a perdere ogni residua speranza di cambiamento presentandosi al contempo come dimostrazione del perché le cose non cambieranno mai.