Né dentro né fuori dalla lotta Scudetto

di Massimiliano Cassano |

Difficile cercare ottimismo dopo una giornata così. Perché – come si dice sempre – una partita la si può perdere, specie se si tratta della prima sconfitta stagionale. L’importante è il come, e la Juventus ieri ha perso nel modo peggiore possibile, approcciando male alla gara, facendosi trovare impreparata su un’imbucata nei primi minuti, confusa nell’intervento scomposto di Cuadrado. Poi però ha messo ordine alle proprie idee, ha lanciato il cuore oltre l’ostacolo e soprattutto nel secondo tempo ha dato l’impressione di poter sfiorare l’impresa. Un gol annullato, un paio di episodi “non fortunati” (chiamiamoli così) in area di rigore e l’opportunità di ristabilire la parità numerica a inizio ripresa, frenata soltanto da quell’attimo di esitazione di La Penna, che la mano al taschino l’aveva anche messa. Pazienza, la Fiorentina ha poi dilagato, sfruttando l’ovvia stanchezza dei bianconeri, e quello che resta ai tabellini è l’unica cosa che conta: un rotondo 0-3.

A guardare la classifica si resta confusi: ma come, fino a un attimo fa eravamo lì, adesso si parla di finire a -10, -9. Cosa è successo? Tante cose, sono successe. La prima è una sorta di peccato originale: la classifica non va guardata adesso, siamo appena a dicembre e le sentenze (insieme ai calcoli) ha senso farle più in là, magari a marzo, soprattutto se hai una squadra in costruzione e che è appena passata per la seconda rivoluzione in due anni. La seconda, a proposito di sentenze, è che la decisione del Collegio di Garanzia del Coni ci ha “sottratto” tre punti che – stando alla mera giustizia sportiva – non meritavamo di avere.

Meglio così, a patto che questa decisione sia per la squadra la miccia che accenda grinta e cattiveria per affrontare il big match contro il Napoli al meglio e ripristinare la vittoria, che avrebbe senza dubbio un sapore diverso. La Juventus ha dieci giorni per capire che nulla è perduto, e che ha a disposizione una ghiottissima occasione per dimostrarlo: oltre al recupero coi partenopei, gennaio è costellato di scontri diretti nei quali i bianconeri sono chiamati a far vedere a loro stessi prima, e a tutta Italia poi, di meritare ancora una volta lo Scudetto. Milan e Inter potranno anche scappare, ma con noi ancora non ci hanno giocato, né all’andata né al ritorno. Idem per il Napoli, con il quale ci contenderemo anche una Supercoppa che ad oggi acquista un valore vitale nel gioco delle motivazioni.

Sono tutte lì, a portata di mano, con il big match dietro l’angolo e l’opportunità di dimostrare chi è il più forte. Se lo saremo, se vinceremo, la lotta scudetto tornerà apertissima e in bilico. Se non lo saremo, probabilmente verremo tagliati fuori, a quel punto meritatamente. Ma questo è un campionato diverso, figlio della pandemia, che per i ritmi forsennati e lo spettro della positività dei giocatori può regalare sorprese a non finire: le milanesi hanno fatto i loro passi falsi, così come il Napoli, così come la Juve di Pirlo. Tutti possono inciampare, nessuno ha ancora dimostrato nulla. E poi, per anni non ci siamo sentiti Campioni d’Italia fino alla matematica, anche quando il divario con la seconda era enorme, e adesso ci sentiamo tagliati fuori con un girone e mezzo ancora da giocare? Ci vuole calma, serve ritrovare lucidità e soprattutto rabbia agonistica: per tornare in carreggiata, perché c’è ancora tutto da dimostrare. Ci risentiamo a marzo.