Delneri-Juventus: cronaca di un matrimonio lampo

di Fabio Giambò |

Riparte mercoledì pomeriggio la rincorsa della Juventus alla vetta della classifica attualmente occupata dall’Inter, e ripartirà dalla sfida con l’Hellas Verona, attualmente fanalino di coda staccatissimo dalla zona salvezza. Ad allenare i gialloblù da qualche settimana, dopo l’esonero di Mandorlini, c’è Luigi Delneri, vecchia conoscenza bianconera negli anni più bui della storia recente della Vecchia Signora, sicuramente non per esclusiva responsabilità dell’allora allenatore della Juve. Riviviamo insieme quell’annata dannata per esorcizzare lo spauracchio dell’incrocio che ci aspetterà allo Stadium fra meno di 48 ore.

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15 maggio 2010, ultima giornata di Serie A, la Juventus ospite del Milan a San Siro venne asfaltata 3-0 dalle firme rossonere di Antonini e Ronaldinho (doppietta per il brasiliano): fu l’ultima partita targata Zaccheroni, subentrato sulla panchina bianconera a Ciro Ferrara qualche settimana dopo la pausa invernale di quella stagione a seguito della sconfitta interna contro la Roma. Da lì a pochi giorni in casa Juve cambiò tutto quello che c’era da cambiare: via Secco e Bettega, via lo staff tecnico, si continuò con quell’opera di rimodernamento cominciata con l’allontanamento di Giovanni Cobolli Gigli e che finì con l’addio di Jean-Claude Blanc che però avvenne solo nel maggio 2011. Agnelli, indicato da John Elkann quale nuovo presidente a fine aprile, è l’artefice del nuovo corso juventino. In Corso Galfer fecere il loro ingresso in quei giorni Giuseppe Marotta e Fabio Paratici, entrambi provenienti dalla Sampdoria, ed il 19 maggio 2010 il nuovo entourage bianconero ufficializzò anche il nuovo allenatore: Gigi Delneri, anch’esso dai blucerchiati. Nel campionato 2009/2010 la formazione ligure chiuse il campionato al quarto posto, ultimo utile per la qualificazione in Champions League: ben 12 i punti in più della Juventus, risultato che convinse il presidente Andrea Agnelli a puntare su tale blocco dirigenziale e tecnico.

Il calciomercato di quell’estate fu orientato dalle idee tattiche di Delneri: arrivarono gli esterni Krasic dal Cska Mosca, Lanzafame prodotto del vivaio bianconero dal Parma, Martinez dal Catania e Pepe dall’Udinese, ma anche il promettente difensore Leonardo Bonucci dal Bari, un terzino di belle speranze come Motta, il regista dal sicuro (?) avvenire Alberto Aquilani ed anche Fabio Quagliarella dal Napoli. Abbandonarono invece – fra gli altri – la truppa colonne storiche come Cannavaro, Camoranesi, Zebina e Trezeguet, ma anche delusioni cocenti come Criscito e soprattutto Diego.

Foto: Jonathan Moscrop - LaPresse 19 12 2010 Verona ( Italia ) Sport Calcio Chievo Verona vs Juventus - Campionato TIM Serie A 2010 2011 - Stadio Marc'Antonio Bentegodi di Verona Nella foto: esultanza della Juventus dopo la rete del 1-0 di Fabio Quagliarella Photo: Jonathan Moscrop - LaPresse 19 12 2010 Verona ( Italy ) Sport Soccer Chievo Verona versus Juventus Football Club - Italian Serie A Soccer League 2010 2011 - Marc'Antonio stadium of Verona In the Photo: Juvents players celebrate after Fabio Quagliarella's goal gave the side a 1-0 lead

Le prime uscite ufficiali di stagione avvennero nel palcoscenico europeo, preliminare di Europa League: quattro vittorie in quattro partite contro Shamrock Rovers e Sturm Graz, funzionava bene soprattutto il tandem offensivo formato da Del Piero ed Amauri. I primi problemi, però, arrivarono subito in campionato: 4 punti nelle prime quattro partite per via delle sconfitte all’esordio sul campo del Bari ed in casa col Palermo, del rocambolesco pareggio con la Sampdoria (3-3) alla prima uscita interna, e della facile ma illusoria vittoria 4-0 ad Udine. Non andò meglio nel girone di Europa League, altro incredibile 3-3 contro i modesti polacchi del Lech Poznan. La svolta contro il Cagliari a fine settembre: Krasic sigla una tripletta, il match finisce 4-2, e da lì la Juve non perse più sino alla sosta natalizia. 6 vittorie e 6 pareggi, uno in particolare il match da ricordare in questa serie di risultati utili: i 3 punti conquistati il 12 dicembre con la Lazio con la rete ancora di Krasic in pieno recupero su lancio millimetrico di Sissoko. Più problematico il cammino europeo con altri cinque pareggi (due col Manchester City, due col Salisburgo ed un altro con il Lech) che spinsero fuori dalle competizioni internazionali la squadra già nella prima fase.

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Il rientro dalle vacanze fu a dir poco traumatico: sconfitta interna per 4-1 col Parma caratterizzata dall’espulsione lampo di Felipe Melo ed in particolare dall’infortunio grave per Quagliarella (lesione del legamento crociato anteriore destro) che chiuse qui la stagione del sino ad allora capocannoniere della squadra con 9 gol. Tre giorni dopo altra pesante sconfitta in casa del Napoli (3-0), antipasto di un periodo durante il quale vennero raccolti un’eliminazione in Coppa Italia ed appena 11 punti in 10 partite: si passò dal quarto posto a 5 punti dal Milan capolista al settimo a 20 lunghezze dalla vetta sempre occupata dai rossoneri, nonostante gli interventi nel mercato invernale che portarono in dote Luca Toni, Andrea Barzagli ed Alessandro Matri, oltre alle cessioni di Legrottaglie, del deludentissimo Lanzafame e di Amauri. Poi buon filotto contro Brescia (2-1), Roma (2-0 all’Olimpico) e Genoa (3-2), ma lo 0-0 di Firenze e soprattutto il 2-2 (da 2-0!) interno col Catania finirono per rallentare irrimediabilmente la corsa alla zona Champions: alla 34.a giornata la Juve era settima a 7 punti di distacco dalla Lazio, a poco servì la vittoria proprio in casa dei capitolini considerando l’ennesima rimonta subita da 2-0 a 2-2 nel turno successivo col Chievo.

Il disastro totale, però, non era ancora compiuto: nelle ultime due apparizioni stagionali i bianconeri raccolsero 1 punto solo contro Parma e Napoli, e dunque chiusero il campionato a 58 punti, 5 in meno dell’ultimo posto utile per qualificarsi in Europa League, con il Palermo a “rubare” il posto della Vecchia Signora grazie alla passaggio in finale di Coppa Italia nonostante l’ottavo posto finale in A a due punti proprio dai bianconeri.

Non tutto il male, però, venne per nuocere: dalle ceneri di quellaa stagione la Juve ripartì con Antonio Conte alla guida. I tre scudetti, le Supercoppe, il passaggio ad Allegri ed i giorni nostri: forse un miglior modo per cancellare quegli incubi non esisteva, nella speranza di non ritrovarsi mai più in simili condizioni.