Le emozioni dei precedenti di Juventus-Sassuolo

Cinque partite giocate nell’impianto di corso Scirea, cinque vittorie. Sedici gol fatti, uno subito (Antei di testa, in mischia, nel settembre 2016). Affidandosi alle fredde nozioni da Televideo, come spesso si fa oggi con mezzi più moderni ma sempre saltando la realtà, si potrebbe facilmente dar ragione alla vulgata antijuventina che ha appositamente ribattezzato Scansuolo l’armata dei neroverdi nelle sue missioni allo Juventus Stadium. Abbastanza frequente anche l’ironia su Berardi, tacciato di saltare sempre la sfida. Strano per uno che si è sempre professato interista, rifiutando persino l’approdo alla Juve, e che ha invece spesso giocato contro Madama, non rendendosi assimilabile ad altri colleghi rispettosi della terra natìa (senza far nomi, Di Natale). Invece, nei precedenti Juventus-Sassuolo ci sono emozioni da raccontare, storie di uomini, storie di campioni, di identità calcistica. Persino storie di tifo.

E’ anzitutto anomalo che, nonostante i punteggi spesso netti, nei precedenti Juve-Sassuolo ci siano stati tanti one-man-shows. Tevez e Higuain con le loro triplette del 2013 e del 2018, Pogba e Dybala che, con dei gol capolavoro, hanno deciso i match vinti di misura nel 2015 e nella primavera 2016, ancora Higuain che nell’autunno del 2016 mise a segno la sua prima doppietta in bianconero.

Tre delle cinque sfide precedenti meritano di essere ricordate per le storie che vi si intrecciano.

La prima è del 15 Dicembre 2013. In uno Stadium a curve chiuse per cori inneggianti alla discriminazione territoriale, ed in un clima rabbuiato dalla recente eliminazione dalla ai gironi Champions, avvenuta tre giorni prima ad opera del Galatasaray (quella della celebre partita spezzata in due giorni e del “This is not football“), la Juve di Conte affronta gli uomini di Di Francesco. Personalmente ricorderò quel match per il freddo e per essere stata la prima presenza della mia famiglia al completo allo Stadium (la allora più piccola aveva sedici mesi e la febbre a 38°, ma per il resto sono un buon padre). Per tutti sarà invece la serata della tripletta di un Tevez in stato di forma strepitoso (peccato che nelle gare di Champions fosse sceso in campo il sosia) e dell’unico gol (unico convalidato, almeno) di Peluso in bianconero. Altre note particolari la prestazione sufficiente di Isla (!), autore persino di un assist e vicino al gol, l’impiego di Asamoah come interno di centrocampo per la prima (forse unica) volta durante la gestione Conte. Finisce 4-0 contro un Sassuolo sotto di tre reti già al 45′ e pericoloso solo nel finale con il neoentrato Zaza, che inizia quella sera a prendere confidenza con una porta che una sera, al minuto 88, centrerà, sancendo l’apice della sua carriera professionistica e giustificandone la parabola. Impossibile non ricordare, anche qui, l’ondata di sdegno mediatico causato dai cori di scherno dei bambini delle scuole calcio (che quel giorno popolarono le curve, svuotate dal giudice sportivo) contro il portiere avversario. Sì, ricorderete: il telecronista li condannò in presa diretta, come spesso nemmeno fanno più per i buu razzisti. Se ne parlò per giorni e la Juve fu anche multata di 5000 euro. Se mia moglie non mi avesse minacciato pesantemente, quella sera, per effetto rebound, avrei insegnato il coro alle mie figlie. Fortuna che le donne ci migliorano.

Altra sfida che merita citazione fu quella della stagione successiva. Combattuta e sentenziata da una sassata dal limite di un Pogba, autore di una prestazione da applausi coronata dalla marcatura decisiva per l’1-0 finale. In quel match il Sassuolo dimenticò di scansarsi, issando un muro invalicabile davanti a Consigli. La palla sembrava non voler proprio entrare, nonostante un tiro al bersaglio piuttosto costante. La partita segnò anche il ritorno in campo, dopo il lungo infortunio al piede , di Andrea Barzagli, già 34 enne eppure determinante nel finale di stagione e nella cavalcata che terminò con il primo double e la onorevole sconfitta di Berlino. In campo per circa mezz’ora anche Simone Pepe, in una delle sue rare apparizioni rilevanti (e di buona fattura) dopo gli infortuni dell’estate 2012 e le innumerevoli ricadute. Rispetto all’anno precedente la sfida si intreccia con la Champions in chiave positiva, essendo collocata tra le due sfide degli ottavi contro il Borussia Dortmund, entrambe vittoriose.

Degna di nota, infine, la sfida della terza giornata del torneo 2016-2017. Higuain, dopo aver già brindato all’esordio segnando contro la Fiorentina da subentrato, bagna l’esordio da titolare in bianconero con una doppietta in nove minuti (gran staffilata in diagonale in contropiede e girata al volo da centro area). E’ una Juve bellissima, propositiva, alta, capace di crearsi spazi e palle gol con una manovra rapida e sfrontata, con giocate ad alto contenuto tecnico ed una linea difensiva coraggiosa. Triplica Pjanic e, a fine primo tempo, Antei accorcia in mischia su corner, portando il Sassuolo sul 3-1. Nella ripresa la Juve si “mangia” l’impossibile sottoporta e rischia di subire il 3-2 con Politano (salvataggio sulla linea di Lichtsteiner). Sembra l’inizio di una nuova era, una Juve intenzionata a sfruttare l’enorme potenziale offensivo e un centrocampo meno fisico ma più tecnico. I rischi del finale invece danno il là ad alcune riflessioni interne sui massimi sistemi DNA Juve, più votato agli 1-0 che ai 5-3 (semicit. Allegri e Chiellini), e mai più rivedremo una Juve così all’assalto più che al controllo. Pur non volendo entrare nella diatriba tattica, anche per non far del male alle coronarie già provate del giovane amico Claudio Pellecchia, ammetto che baratterei volentieri con prestazioni come questa i tanti sbadigli (riscattati spesso da esultanze nel finale grazie al subentrato dalla panchina al 75′) che hanno messo a rischio la mia articolazione temporomandibolare nei mesi (anni?) successivi. A difesa di mister Allegri va detto che lui stesso si accorse, dopo Firenze alcuni mesi dopo, che ritornare a un pizzico di leggerezza sarebbe stato indispensabile. E così nacque quel 4-2-3-1, anticipato da Momblano in una jvtbnight pre-Lazio, che ci avviò ad una seconda parte di stagione trionfale. Fino a quella grigia città gallese di cui non ricordo il nome, dove difendemmo a tre.