Il decennio più bello di sempre: Juventus 2010-2020

di Nevio Capella |

Sembra incredibile che il decennio che stiamo per salutare, il più vincente della nostra storia almeno a livello numerico, si sia paradossalmente chiuso allo stesso modo in cui era iniziato, con una fragorosa sconfitta casalinga, eppure la parentesi iniziata il 6 gennaio 2011 con un tragico Juventus-Parma 1-4 e chiusa con lo 0-3 contro la Fiorentina di pochi giorni fa rappresenta un notevole ossimoro di risultati.

Archiviato il mero dato statistico addentriamoci in questi dieci anni attraverso gli uomini che ne sono stati attori protagonisti, eroi e simboli, partendo con una doverosa premessa sul numero più affascinante di questo sport, il 10 appunto.

Il secondo decennio del nuovo secolo è stato quello in cui abbiamo salutato il massimo esponente della juventinità, Alessandro Del Piero, che di decenni in bianconero ne ha attraversati addirittura tre.
Ci siamo separati da Pinturicchio in un indimenticabile pomeriggio primaverile del 2012 non prima che alzasse al cielo di Torino e nel nuovo stadio, la coppa dello scudetto della rinascita e dell’orgoglio.
Quel 10 con un solo padrone per quasi vent’anni ha poi avuto tre eredi, tanto bravi e quanto diversi tra loro: Carlos Tevez, Paul Pogba e Paulo Dybala, tre fenomeni assoluti ai quali la tifoseria juventina si è legata morbosamente riuscendo a digerire i soli due anni del primo, l’inevitabile e inopinata (forse più per lui) partenza del secondo e le stupide guerre tra bande che negli ultimi anni sta involontariamente scatenando il terzo.

Ma veniamo all’undici definitivo della Juventus 2010-2020, una formazione per la quale ho scelto il modulo vincente che l’ha rappresentata per la maggior parte di questi anni, il 3-5-2.

PORTIERE
La  porta è ovviamente difesa dal “numero uno dei numeri uno”, Gigi Buffon, il miglior spot dell’amore per il proprio lavoro e della capacità di trovare ogni volta la forza di ripartire, di cadere per poi rialzarsi, più volte, alla faccia dell’anagrafe e della consapevolezza di essere un personaggio molto discusso per la sua capacità di dire SEMPRE ciò che pensa e per questo legame profondo con la Juventus.
Poi c’è il campo, 20 anni di campo con la nostra maglia colorati con prodezze irripetibili, record su record e  quei connotati da novello superman che una mano te la dà sempre.

DIFESA
Ho scelto il 3-5-2, quindi la difesa a tre, croce e delizia in questi anni dei fini svisceratori di tattica, modulo grazie al quale siamo riusciti a comporre la preghiera 2.0 della storia juventina, una versione moderna e pregna di successi come l’originale “Zoff, Gentile, Cabrini…”, questa volta rappresentata da una sigla che sfrutta le iniziali di chi l’ha composta: BBC, Barzagli, Bonucci, Chiellini, rispettivamente la classe e la sfrontatezza, l’eleganza e la maestria, la forza e la tenacia.
Questi tre eroi dei nostri tempi hanno saputo esaltare il concetto di resilienza che molto spesso è stato l’ingrediente base delle nostre vittorie e delle serate europee più belle.
Credo che non ci siano mai stati (e forse mai ci saranno) tre interpreti sublimi dello stesso ruolo così perfetti da incastrare, così utili l’uno per l’altro e allo stesso tempo abili nel sopperire all’eventuale assenza di uno degli altri due accogliendo nel trio la “carta di riserva”, che spesso in questi anni è stato l’incompreso e talvolta incomprensibile Rugani, senza dimenticare il guerriero Benatia e naturalmente il colosso olandese che del nostro reparto difensivo rappresenta il futuro, Matthijs De Ligt.


CENTROCAMPO
Di grandi centrocampisti in questa decade ne abbiamo avuti almeno sette, ma in questo reparto non potevo che scegliere i componenti di quella che valuto una delle migliori mediane juventine di sempre, nonostante il modulo comporti un doloroso taglio, proprio come accadeva nella realtà.
Dopo una lunga riflessione ho escluso Pogba, un po’ per punizione per averci lasciato troppo presto e un po’ perché spero di poterlo riaccogliere quanto prima e inserirlo quindi nel best 11 dei prossimi dieci anni.
I due interni hanno la classe sabauda dentro e fuori dal campo di Claudio Marchisio, un calciatore di rara intelligenza e capacità di inserirsi negli spazi, frenato solo da una serie di infortuni che ne hanno chiuso prematuramente la carriera, e la grinta cattiva di Arturo Vidal che ora è sì andato da quelli là, ma è stato troppo protagonista della nostra rinascita per non entrare in questa formazione.
Vertice basso è ovviamente quell’Andrea Pirlo che per molti era da rottamare e invece ci ha regalato gli ultimi lampi della sua maestosa carriera riuscendo a valorizzare i compagni, in particolare un incredibile esterno a tutta fascia comprato tra l’indifferenza generale e capace di farsi sempre trovare pronto alla causa, Stephan Lichtsteiner.
A destra ho scelto lui e non Cuadrado perché ho pensato ad una formazione iconica e lo svizzero nei suoi anni juventini ha saputo sistematicamente stupirci con un attaccamento alla maglia raro.
A sinistra invece il titolare è Alex Sandro per militanza e classe, nonostante siano ormai un paio di anni che aspettiamo di rivederlo ai livelli dei suoi primi anni torinesi.


ATTACCO
La premessa sui numeri 10 serviva a celebrare Del Piero e l’Apache, visto che per l’attacco ho scelto Cristiano Ronaldo e Dybala.
La Joya merita il posto per gettoni di presenze, numero di gol segnati, classe cristallina e capacità innata di incarnare l’idolo di cui la folla non può fare a meno.
Icona di estremismi spesso ingiustificati, tra esaltazioni eccessive e stroncature piene di ingratitudine, ha patito eccessivamente e da tutti i punti di vista l’approdo a Torino di Cristiano Ronaldo su cui invece ogni parola sarebbe ridondante e superflua, e di cui dobbiamo preoccuparci solo di godere nel giusto modo di ogni suo minuto trascorso con la nostra maglia addosso.

Nello schema manca l’allenatore, probabilmente il ruolo più divisivo per la nostra tifoseria.
Per questo mi limito a scrivere il nome del mio prescelto, Massimiliano Allegri, accompagnato dalla gratitudine per quanto fatto per la nostra Juve, un grazie che non sarà mai sufficientemente grande.

Buon anno e buon nuovo decennio, juventini, ad averne di cicli così!


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