Il debutto italiano di CR7 visto da Lisbona

di Leonardo Dorini |

A metà giugno prenoto le vacanze e lì per lì non realizzo che avrei trascorso il week-end dell’inizio del campionato lontano dalla TV o da una connessione valida per guardare il debutto della Juve; va beh, che sarà mai, se non avrò modo di vederla, non morirà nessuno, che tanto ad agosto giochiamo male; tre anni fa portai i figli allo Stadium e perdemmo in casa, con l’Udinese: golletto di Théréau…bah.

E allora prenotiamola, sta settimana a Lisbona, una città che volevo visitare da quando vidi Lisbon Story di Wim Wenders, vent’anni fa (o erano venticinque?).

La Juve però nel frattempo ci mette del suo, e fa questo scherzetto di comprare Cristiano Ronaldo: il 18 agosto la stella mondiale avrebbe debuttato in Serie A, con i nostri colori. Appena firma, la gobbetta mi dice subito “Papà mi ci porti a vedere CR7 vero?”; “Certo cara, ma il 18 agosto saremo a Lisbona: pensa, saremo nella città dove lui ha iniziato, nella capitale del suo Paese”.

E qui a Lisbona, nell’attesa, ci guardiamo intorno: in effetti la città trasuda calcio: ma fra le magliette rosse del Benfica e quelle biancoverdi dello Sporting, si fanno ormai strada anche quelle bianconere; non solo c’è Cristiano che occhieggia da molti cartelloni pubblicitari dove sponsorizza scarpe e valige, ma i negozianti iniziano a fare qualche accostamento ardito:

Le guide turistiche ti dicono: “Oh! Italiano? Cristiano è venuto da voi!” e tu orgoglioso gli dici: “Sì, siamo anche tifosi della Juve” e loro ti guardano con un sorriso sornione, come dire: ora ci pensa un portoghese a farvi felici. Ti mostrano il “suo” hotel, il Pestana CR7: sarà davvero suo? Chi può dirlo.

Mentre ascolti un gruppo musicale per strada si sparge la voce che ci suoni il fratello di CR7 “E’ quello lì, guarda! In effetti, gli somiglia è il primo a sinistra!” “Sarà lui? Ma no, non credo sia lui…però verifica su Google”; il mistero rimane.

Venerdì 17, di sera, un TG intervista il questore di Verona: “misure di sicurezza straordinarie per l’arrivo della Juve e il debutto di CR7”; ampio reportage sul tema del giorno.

Sabato 18: viene appurato che sarà TV Sport 3 a trasmetterla. In camera non c’è. Scendo giù, nella hall stanno guardando il golf; faccio un diktat e mi installo, con la figlia gobba; arriva un altro italiano; all’appello rispondiamo “Presenti”.

Bella la terza maglia, bello averci dentro CR7; squadra super offensiva e clima da grande evento nonostante agosto,  il caldo e il Chievo (con rispetto parlando): il telecronista lo pronuncia come si deve “Crisctiànu”; e pronuncia bene anche “Dòuglash Costa” e “Cansèu”; ma anche “Cacciatore”, in effetti.

Il numero 6 la mette, e forse la partita è in discesa (ma quando mai….). Occasioni, Cansèu  va per le terre in area piccola, ma non è rigore; Crisctiànu lì in mezzo è un po’ scollato dal resto, ma si vede che ha voglia di esserci.

Pareggiano sul primo tiro (non ce la faccio, troppi ricordi!) e poi il Giack ci fa uno scherzetto: si beve Cansèu,  e poi mette un rigore perfetto. Ma senza esultare.

Arrivano dei francesi: “C’est but, il a marquè” dicono sul gol di Mandzukic; breve esultanza, ma no, è annullato perché a momenti Sorrentino ci lascia la pelle su un gambone del genius loci (di Lisbona, non di Verona).

CR7 là sulla fascia inizia a svariare, fa alcune cose da lasciarci gli occhi insieme ad Alex Sandro; ma soprattutto comprende subito cosa vuol dire “fino alla fine”: e chi dubitava? Il 33 tiene la media gol/minuti più alta del globo e la portiamo a casa, bene così.

Al Pantheon, presso Alfama, dice la guida che sono sotterrati anche i calciatori che hanno dato lustro al Paese, dagli anni Cinquanta; è pronto il posto per Cristiano. “One day”, però. Lontanissimo: lunga vita a CR7 in bianconero. C’è tutto il tempo, per tornare a Lisbona.