De Sciglio: meglio a destra o a sinistra?

di Stefano Francesco Utzeri |

Quando Massimiliano Allegri, nell’autunno 2011, fece esordire Mattia De Sciglio con la maglia del Milan ad appena 19 anni, lo lanciò da terzino destro titolare in una gara, pur non decisiva, di Champions League.

Un amore di lunga data.

Il feeling tra i due è continuato in crescendo nel corso dell’anno e mezzo successivo in cui l’attuale tecnico bianconero ha allenato i rossoneri, tanto da far acquisire al difensore milanese lo status inamovibile di titolarissimo, gradualmente spostato in maniera sempre più continuativa sulla corsia mancina, grazie alla capacità di usare con buona padronanza in appoggio e nella conduzione del pallone anche il suo piede debole.

Anche in nazionale, Mattia colleziona presenze quasi esclusivamente da terzino o esterno di centrocampo sinistro. Possiamo dunque affermare che la maggior parte della sua carriera da professionista si è sviluppata e consolidata in un ruolo di adattamento, ma su quale delle due fasce il nuovo numero 2 bianconero ha un rendimento migliore?

Ci sono sicuramente delle notevoli differenze nell’interpretazione dei due ruoli da parte del terzino di scuola Milan.

In fase di non possesso l’applicazione tattica è abbastanza precisa in entrambe le situazioni, tuttavia alcune volte giocando sulla fascia mancina ha palesato difficoltà nel controllo dell’avversario che taglia internamente, non essendo bravissimo ad utilizzare la gamba sinistra nell’accompagnamento laterale o la destra nel contrasto immediato in questa particolare situazione.

Le cose migliori le dimostra nel controllo del diretto avversario in una situazione di possesso statico sulla fascia destra, quando riesce a non soccombere grazie ad una buona rapidità nel breve, e ad un uso del fisico discreto pur non spiccando in muscolatura e stazza complessiva.

In fase di possesso la forbice prestazionale si ampia ancor di più: nella propria metà campo, quando gioca sull’out destro riesce ad emergere da situazioni di pressing più agevolmente grazie alla sicurezza del piede naturale nel disimpegno, mentre sulla sinistra nonostante una sufficiente padronanza del piede debole si trova spesso in difficoltà, finendo per perdere il possesso o prendere decisioni rischiose.

Anche nella metà campo avversaria ci sono delle differenze sostanziali: sulla destra la ricerca del fondo è molto più frequente ed agevolata se accompagnata dalla presenza di un compagno di squadra che funge da riferimento alto e che può essere usato da perno per scambi veloci che possono portare più facilmente al cross. Utile talvolta anche la possibilità di rientrare sul sinistro.

A sinistra invece, a causa di una minore sicurezza nei movimenti, preferisce la ricerca di giocate su tracce interne andando spesso ad attaccare l’halfspace tra il centrale e il terzino avversario, senza disdegnare il tiro in porta (in cui tuttavia non eccelle). La buona conduzione di palla anche col piede debole gli permette, anche se con meno frequenza rispetto al versante opposto, di proporsi anche attaccando la linea di fondo per andare al cross o semplicemente per fornire ampiezza alla manovra collettiva.

Insomma, l’ideale per ottimizzare le prestazioni di Mattia De Sciglio in bianconero sarebbe indubbiamente rilanciarlo in quello che fu il ruolo del suo battesimo professionistico, contando sulla sua solidità tattica difensiva a supporto di un’ala estrosa e dinamica alla quale dare man forte, senza escludere l’impiego da terzino sinistro in situazioni di emergenza.