De Sciglio, le ragioni di una possibile destinazione Juve

di Luca Momblano |

Vi conosco. Uno degli argomenti più gettonati una volta conosciuto il verdetto (del campo) della finale di Coppa Italia sarà la prestazione, o l’impressione, o la pubblica opinione, su mattia De Sciglio.
Premetto: non mi pronuncio anticipatamente perché trovo oggettivamente misterioso poter dare una spiegazione sensata, ovvero razionale, all’involuzione patita dal laterale milanese negli ultimi due anni e mezzo. Diciamo che è andato di pari passo con la sua squadra di appartenenza, medesima parabola, il che farebbe pensare a un calciatore magari bravo, ma certamente passivo. Al contrario osservo: se si tratta di aver “staccato la spina” a livello ambientale (tant’è che il Milan lo spinge in autostrada, casello di Rho, direzione Torino) o a livello mentale non è certo segno di grossa fame da parte di un calciatore giovane, che ha pure avuto la fortuna di giocare un mondiale, passato anche attraverso la cresta dell’onda dei titoli e dei nobili paragoni come accaduto giusto un paio di stagioni al collega Davide Santon.
Sarà quella la parabola del nostro?
Sarebbe certamente paradossale scoprire la risposta in bianconero. E il paradosso non sarebbe quello relativo al reale valore del giocatore, cresciuto come centrocampista e arretrato nel tempo nelle nazionali giovanili per la sua attenzione tattica e per la sua innata capacità aerobica, quanto piuttosto quello che lo stesso Milan si accolli un rischio di questo genere.
Non dopo Pirlo alla Juve.
Non dopo Matri alla Juve, poi recomprato, poi ancora omaggiato per griffare proprio la Decima di Coppa.
Non dopo questa forbice lunga 5 anni.
Non dopo Galliani messo così e il povero piccolo Marotta messo invece cosà.
Non dopo Astori, El Shaarawy e Darmian.
Non dopo lo slogan “giovani e italiani”.
Non leggeteci un giudizio. Vedeteci un punto d’osservazione. Quello del Milan. Che più mi ci immedesimo e più appare indecifrabile (per non dire incomprensibile). Va bene non credere più nel giocatore, assecondare una spinta al cambiamento, ma quella assoluta voglia di monetizzare magari 10 milioni scarsi pur di darlo anche alla Juventus deve far riflettere circa il momento dei rossoneri.
E’ vero, anche la Juventus è passata da due settimi posti, dallo scollamento e scoramento societario, da quei momenti in cui anche sognare non era più lecito. Ma vedere un ginepraio e metterci scientemente la mano dentro è un’operazione borderline, di autolesionismo quasi esplicitato a fronte di una piazza che non aspetta altro.
E dall’altra parte? Lasciando ancora da parte De Sciglio in quanto tale, laterale destro e/o sinistro, bravo e/o timido ragazzo, c’è una Juventus che riesce perfino a recitare la parte della preziosa. E fa più che bene. Tenendo vivo procurator Branchini e permettendo al giocare di tornare a sognare. Contenuto onirico: prendere casa a Torino, allenarsi a Vinovo con Allegri, Chiellini e Buffon. Vincere in fretta qualcosa dimostrando a se stesso prima che agli altri. Noi, e voi, veniamo sempre dopo. Ragionamento molto da Juve…